Esortazioni
ALESSIO
PANCANI·VENERDÌ 15 GENNAIO 2021·
“E noi tutti, a viso scoperto,
contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati
nella sua stessa immagine”2 Corinzi 3:18.
La
caratteristica principale del cristiano è questo stare allo
scoperto davanti a Dio, senza nulla che si frapponga e faccia velo, così
che la sua vita divenga uno specchio per gli altri.
Se un
cristiano abita così vicino a Cristo te ne accorgi, senti che esso rispecchia
sempre più i caratteri di Cristo.
Diffidiamo
di ciò che può oscurare questo specchio che è in noi. La regola d'oro per noi è
tenere sempre scoperta la nostra vita davanti a Dio. Non permettiamo mai a
nessuna cosa di oscurare questo riflesso di Cristo che ciascuno di noi è
chiamato a riprodurre.
ALESSIO PANCANI·LUNEDÌ 11 GENNAIO 2021·
“...chiunque
vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi,
vorrà essere primo sarà servo di tutti” Marco 10:43-44.
Quando
Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, si confrontarono con il Signore Gesù,
l'antitesi fra questi e loro era quasi totale: Lui era venuto per dare e per servire, loro volevano ricevere e comandare. Oggi noi siamo
davanti alla stessa alternativa.
“Giacomo e Giovanni, figli di
Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: Maestro, desideriamo che tu faccia
per noi quello che ti chiederemo” (v.35).
La
loro richiesta potrebbe benissimo figurare nel guiness dei primati come la
peggiore preghiera mai verbalizzata nella Scrittura, perché sarebbe difficile
superare un così vistoso egocentrismo. Immaginando che ci sarebbe stato una
corsa alquanto profana ai posti più importanti del regno, quindi ritenevano
prudente prenotarsi. La loro preghiera era un tentativo di piegare la volontà
di Dio alla propria, mentre la vera preghiera equivale ad arrendere la propria
volontà a quella di Dio.
In
secondo luogo, c'è la scelta fra il potere e il servizio. Chiesero al Signore
di poter sedere ai suoi due lati nel regno. Su cosa immaginavano di sedere? Sul
pavimento? Su panche o su sgabelli? No, si aspettavano sicuramente di sedere su
dei troni. Provenivano da una famiglia della classe media, avevano una attività
di pesca con persone a loro servizio e pensavano di, non solo mantenere, ma
addirittura accrescere la loro posizione con l'avvento del regno. In altre
parole il commento del Signore fu: “Voi sapete che quelli
che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi
le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi” (v.42-43).
La
nuova comunità del Signore è organizzata su un principio diverso: servizio non
potere, umiltà non autorità. Inoltre, indicava loro che nel mondo ci sono due
diverse gamme di valori, il simbolo dell'una è il trono, il simbolo dell'altra
è la croce.
ALESSIO PANCANI·VENERDÌ 1 GENNAIO 2021·
da
Parole di Grazia
In
un hotel del sud della Germania, nell’atrio d’entrata, c’è una porticina con
questa scritta: “La cosa più importante per noi”. Incuriosito, apro la piccola
porta e, con grande sorpresa, vedo uno specchio che riflette la mia immagine!
Il messaggio è chiaro: per la direzione di quell’albergo la cosa più importante
è il cliente.
La
Bibbia può essere paragonata a uno specchio. Quando la leggiamo, scopriamo la
nostra immagine, ci vediamo come siamo. La Bibbia è uno specchio che non
riflette il nostro aspetto esteriore, ma la nostra immagine interiore, lo stato
delle nostre coscienze. Possiamo essere giovani o vecchi, belli o brutti, ma la
Parola di Dio mette in evidenza le cose che ci accomunano: il nostro egoismo,
il nostro orgoglio, le nostre cattive inclinazioni, come pure le nostre cattive
azioni; insomma, il nostro stato di peccatori. Tutto viene descritto in modo
sorprendentemente realistico. Persino nei racconti che si riferiscono a
credenti, la Bibbia non nasconde le loro debolezze e i loro errori.
Dio
ci dice la verità, senza riguardi personali e senza fare sconti a nessuno: “Chi
è mai l’uomo per essere puro, il nato di donna per essere giusto?” (Giobbe 15:14); “Certo, non c’è sulla terra
nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai” (Ecclesiaste 7:20); “Il Signore ha guardato dal
cielo per vedere se c’è una persona che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati,
tutti sono corrotti, non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno” (Salmo 14:2-3). Questa amara
constatazione porta l’apostolo Paolo a dire: “tutti sono privi della gloria di
Dio” (Romani 3:23).
Cosa
fare? Nelle favole che si raccontano ai bambini, la regina che si crede più bella
di quanto lo specchio rivela, manda lo specchio in frantumi. Ma questo non
cambia le cose, anzi le aggrava. È ciò che fanno tante persone: mettono la
Bibbia da parte, si rifiutano di leggerla, la denigrano, negano che sia la
Verità rivelata da Dio. Peccato! Se accettassero umilmente il suo responso e continuassero
a leggerla, si aprirebbe davanti ai loro occhi e ai loro cuori un orizzonte
infinito di benedizioni. Essa ci rivela che Dio odia, è vero, il peccato, ma
ama il peccatore. Ama tutti noi. E il Suo amore è così grande che, perché
fossimo salvati, ha inviato il Suo unico Figlio, Gesù Cristo, a morire su una
croce.
Se
consideriamo il Signore come lo specchio della Parola di Dio lo evidenzia, non
vediamo in Lui altro che perfezioni. Il suo aspetto fisico non è descritto nei
Vangeli, ma nel Libro del profeta Isaia leggiamo che “non aveva forma né
bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci” (53:2). La sua bellezza era morale; Egli
era “senza peccato”, ubbidiente a Dio “fino alla morte”, votato al bene dell’umanità
e con una missione straordinaria da compiere: la salvezza dei peccatori!
“Noi
tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma
l’Eterno ha fatto cadere su di Lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:5).
Guarda la tua immagine
nello specchio della Bibbia, caro lettore; riconosci che ha ragione nelle cose
che rileva e pentiti dei tuoi peccati. Ma poi, accetta il dono che Dio ti fa:
la salvezza per grazia, mediante la fede! (Efesini 2:8).
Sedotti
ALESSIO
PANCANI·MARTEDÌ 22 DICEMBRE 2020·
“Nessuno,
quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato
dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla
propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando
ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce
la morte” Giacomo 1:13-15.
L'uomo
è sempre pronto a sottrarsi alla responsabilità delle proprie colpe. Spesso,
anche i cristiani hanno le idee confuse e di fronte a certe cadute, anziché
riconoscere la loro mancanza di vigilanza finiscono per attribuire le colpe a
Dio. “L'uomo rispose: La donna che
tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha
dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato” Genesi 3:12.
Nessuno...
Giacomo afferma che, nella maniera più assoluta, Dio non può tentare nessuno.
Un altro modo di scaricare le nostre responsabilità consiste nell'incolpare
Satana. Certo non possiamo dimenticare la sua azione ma questo non deve servire
per scaricare le nostre responsabilità. “ognuno è tentato
dalla propria concupiscenza”.
La
concupiscenza attrae e seduce. Linguaggio della pesca. Il pescatore per
attrarre il pesce e farlo abboccare all'amo deve ricoprirlo con un'esca
appetitosa, qualcosa che piace al pesce e il problema è che il pesce è sempre
in cerca di cibo. Dobbiamo solo essere attenti a quale cibo stiamo ricercando.
Noi non siamo delle vittime inermi delle nostre concupiscenze.
Sansone
fece la sua scelta quando disse a suo padre: “prendimela
perché mi piace” Giudici 14:3.
La concupiscenza concepisce.... partorisce il peccato, ecco cosa
succede quando anziché scacciare il pensiero, lo favoriamo, lo alimentiamo e ne
troviamo piacere. Il peccato non è sterile, porta con sé delle conseguenze: produce
la morte. Nella Bibbia la morte ha spesso il significato d'interruzione della
comunione con Dio. Comunione che può essere
ristabilita con la confessione sincera del nostro peccato.
Davide,
cosciente del suo stato, chiese: “Rendimi la gioia della
tua salvezza” Salmo 51:12.
Dobbiamo
ben stare attenti a noi stessi e al nostro cammino. La Parola di Dio, se letta
e ritenuta con sincerità può ben aiutarci in questo.
La Bibbia o ti terrà lontano dal peccato o il peccato ti terrà lontano
da questo libro.
ALESSIO PANCANI·MERCOLEDÌ 25 NOVEMBRE 2020·
Viviamo
in un tempo in cui il malcontento distrugge in molti cuori ogni gioia. Desideri
nuovi e a volte insensati, alimentati da cattivi sentimenti come invidia,
gelosia, contesa e amore per il denaro rovinano la vita spirituale. La ricerca
della ricchezza, come la Bibbia ci insegna, affonda l'uomo:
“quelli che vogliono arricchire cadono vittime di
tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano
gli uomini nella rovina e nella perdizione” 1 Timoteo 6:9.
Quando
lo sguardo è intento prevalentemente alle cose che passano, i tormenti non
finiscono più. Ed essere scontenti è già essere poveri. Il denaro, la ricchezza
esercitano sempre una grande attrattiva sul nostro cuore. Pensiamo alla storia
di Lot. Per aver concupito la pianura irrigata del Giordano finì a Sodoma.
“Sorse perciò una contesa fra i pastori del bestiame di Abramo e i
pastori del bestiame di Lot. (causa i loro beni) ... Lot alzò gli occhi e vide
l'intera pianura del Giordano...essa era tutta irrigata fino a Soar, come il
giardino del SIGNORE, come il paese d'Egitto.” Genesi 13:7-10.
La prima considerazione: che viene
spontanea dopo la lettura di questo versetto è la seguente: Quanto bisogna
alzare gli occhi per scorgere una pianura? Poco. Vero?
Se
il nostro cammino è fatto di liti (v.7) di scelte sbagliate (v.8)
vuole dire che il nostro sguardo non si solleva più il là delle cose di questa
terra. Abbiamo perso di vista Dio.
Seconda considerazione: A Lot quella
pianura pareva: “come il giardino del SIGNORE, come il
paese d'Egitto”. Non era più in grado di distinguere la differenza
fra due cose così opposte. Il Signore, il mondo.
È
questa la strada da percorrere per essere felici?
Col
denaro si ottiene l'abbondanza non la soddisfazione. È vero che nel mondo nel
quale viviamo non c'è quasi nulla che si possa avere senza denaro. Per tutto è
previsto un prezzo; persino il valore della vita di un uomo è calcolato con
apposite tabelle dalle compagnie assicurative, ma vi sono dei beni che restano
al di fuori di ogni possibile valutazione. Con i soldi si può comprare una casa
ma non la felicità, puoi acquistare dei tranquillanti ma non la pace interiore,
il comfort non la felicità. Puoi assicurarti un posto lussuoso al cimitero, ma
non nel cielo.
Chi
sono dunque i ricchi? Quanti riconoscono la loro miseria morale e accettano da
Dio il suo dono. Questo dono ha avuto un prezzo altissimo, il prezioso sangue
di Cristo, che è stato pagato per la nostra eterna felicità. Chi ascolta e
accetta l'invito di Dio otterrà la pace e la gioia. Il giovane ricco udì le
parole del Signore e se ne andò tutto triste
eppure aveva molti beni (Luca 18) mentre l'eunuco dove aver ascoltato e
accettato ciò che Filippo l'evangelista gli aveva detto proseguì il suo cammino
tutto allegro.
DANIELE CALAMAI·LUNEDÌ 12 OTTOBRE 2020·
“Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato
corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita
glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e
risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo
spirituale” (1 Corinzi 15:42-44)
Quando
un credente muore, il suo corpo è messo nella tomba. Il processo di
decomposizione inizia ed il corpo ritorna alla polvere. Quando il corpo
risuscita non è più soggetto a corruzione: è incorruttibile.
Davanti
alla morte siamo tutti uguali. Essa non tiene nessun conto del nostro stato
sociale, dell’educazione, della ricchezza o del potere. Prendete un uomo che in
questa vita sia stato influente sia in parole che in azioni, che abbia avuto
grande autorità sugli altri uomini, quando muore che ne sarà di tutte le sue
capacità, della sua conoscenza, del suo potere? Ha lasciato tutto dietro di sé
ed il suo corpo giace nella morte totalmente impotente. Ma il credente che
muore, anche se forse aveva suscitato disprezzo e rifiuto in questo mondo, sarà
risuscitato in gloria ed in potenza.
Il
corpo che noi mettiamo nella tomba è un corpo fisico. Noi sappiamo che il
nostro è un corpo fisico, perché è la nostra condizione attuale. Siamo
coscienti delle sue numerose limitazioni, delle sue debolezze e dell’incertezza
quanto alla durata della sua vita in questo mondo. Quando il corpo di un
credente risuscita non è uno spirito, ma un corpo spirituale. Come possiamo
sapere a cosa assomiglia un corpo spirituale? Considerate il Signore Gesù dopo
la Sua risurrezione dai morti. Ha mangiato in presenza dei Suoi discepoli e
poteva anche mostrare i segni delle ferite della crocifissione (Luca 24:39-43),
tuttavia non era limitato dalle restrizioni fisiche consuete. Entrò dai
discepoli quando erano radunati in un locale chiuso e poi è uscito ma senza
passare dalla porta.
Il corpo del credente
sarà un corpo spirituale, simile al corpo del Signore risuscitato dai morti. “E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo
anche l'immagine del celeste” (1 Corinzi 15:49). Che
meraviglioso cambiamento attende coloro che udranno “l’ordine”
dal Signore stesso (cfr. 1 Tessalonicesi 4:16-17)!
La
torre di Babele
DANIELE
CALAMAI·SABATO 14 NOVEMBRE 2020·
“Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre la cui
cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi
sulla faccia di tutta la terra” (Genesi 11:4)
Dopo
il diluvio gli uomini si sono consultati ed hanno deciso di costruire una città
che gli avrebbe permesso di rimanere uniti ed hanno voluto costruire anche una
torre la cui sommità arrivasse al cielo simbolo della fierezza della loro
impresa. Attraverso gli anni, queste intenzioni hanno continuato ad influenzare
i pensieri degli uomini. Dio è lasciato da parte e l’uomo preferisce impiegare
le sue proprie capacità per fare dei piani allo scopo di arrivare al traguardo
che si è prefissato.
Allora,
l’Eterno scese per vedere quello che facevano gli uomini. Tutto quello che
facevano era un insulto al Dio vivente! Che fare? Gli uomini, a quel tempo,
avevano uno stesso linguaggio e Dio ha messo nella loro bocca linguaggi
diversi, così si sono separati gli uni dagli altri e dispersi a causa di questa
divisione delle lingue. A sua volta anche la città, simbolo del loro tentativo,
è stata chiamata “Babele”, cioè: “confusione” e
diventerà una figura della corruzione della cristianità, la Babilonia del Nuovo
Testamento che cercherà l’unità mettendo da parte i pensieri di Dio.
Ma nel secondo capito
degli Atti degli apostoli, vediamo la magnifica opera di Dio quando invia lo
Spirito Santo, riempiendo tutta la casa in cui i discepoli erano radunati. “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare
in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4).
È un meraviglioso ribaltamento di quello che era stato fatto alla torre di
Babele. Il lavoro dell’uomo aveva avuto per risultato una completa disunione,
ma ora, per mezzo dell’evangelo che tutti potevano capire e per una fede
vivente nel Signore Gesù, lo Spirito di Dio lavorava per salvare e riunire in
una unità perfetta coloro che in precedenza si erano allontanati da Dio e
dispersi. È l’unità che ingloba tutti i credenti sotto il cielo, tutti coloro
che sono stati battezzati per mezzo di un solo Spirito per formare il Corpo di
Cristo (1 Corinzi 12:13). Effettivamente una bella unità!
Simboli
ALESSIO
PANCANI·MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE 2020·
“Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della
croce” 1 Pietro 2:24.
Quante
cose si sono fatte della croce!
Come
ornamento appesa a una catenina sta producendo molti guadagni alle gioiellerie.
I bulli se la fanno tatuare sul braccio e altri la usano come talismano o
portafortuna; proprio come chi usa un ferro di cavallo o un segno dello
zodiaco.
Altri
sembrano vedere nella croce una specie di arma segreta o di scongiuro per
difendersi dalle influenze maligne. I calciatori sudamericani si fanno il segno
della croce prima della partita, dopo aver segnato un gol o, dopo una
sostituzione, come se questo rituale influisse sulla loro vittoria o sconfitta.
La
maggior parte delle persone, però, vede nella croce un simbolo di pietà
religiosa e la associa al battesimo, alle nozze, al funerale, alla chiesa, alla
cappella o al cimitero.
C’è
gente alla quale ribolle il sangue nelle vene quando si evoca la croce. La
disprezzano e si arrabbiano perché hanno compreso che altro non è se non una
specie di forca o un altro simile strumento di esecuzione capitale. Non
concepiscono come si possa essere così stolti da scegliere come simbolo della
fede cristiana proprio un segno di morte.
La
scelta di una croce da parte dei cristiani come simbolo della loro fede, è
sorprendente se ricordiamo l'orrore col quale la crocifissione era considerata
nel mondo antico. Possiamo capire perché “il messaggio della croce” di Paolo
era per molti dei suoi ascoltatori “scandalo”, persino “pazzia” (1 Cor. 1:18,
v.23). Eppure esso fu scelto dai cristiani come elemento centrale della
loro comprensione di Cristo. Non la nascita, né la sua gioventù, non
l'insegnamento né il servizio, non i suoi molti miracoli né il regno, ma la sua
morte, la sua crocifissione.
Paolo
non esitò a definire l'evangelo che predicava “il messaggio della croce”, il
suo ministerio la predicazione “del Cristo crocifisso”. Il Signore l'accettò e
dovette abbassarsi fino ad essa “disprezzando l'infamia” (Ebrei 12:2).
Egli
morì per noi. Oltre che necessaria e volontaria, la sua morte era altruistica e
beneficiaria. Egli l'affrontò nel nostro interesse, non nel suo, certo di
assicurarci così un beneficio che non poteva esserci garantito altrimenti. Ma
tutto questo sembra essere svanito. L'uomo ha svuotato la croce di tutti i suoi
valori e ne ha fatto un oggetto da bigiotteria, un talismano, ma la croce è il
centro del cristianesimo è la risposta di Dio ai bisogni dell'uomo,
l'accettazione dell'opera compiuta su di essa è e rimane l'unica via di
salvezza per ogni uomo.
ALESSIO PANCANI·GIOVEDÌ 27 AGOSTO 2020·
“Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono
tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo” 1 Corinzi
9:24.
L'apostolo
Paolo non si rivolge a dei credenti particolari, in apparenza più affidabili di
altri. Le sue raccomandazioni si riferiscono a tutti i credenti. Sono numerose
attualmente le competizioni seguite con entusiasmo da un grande pubblico. Ma
c'è il rischio di rassomigliare a degli sportivi da camera, davanti alla loro
televisione, che si accontentano di ammirare dei giocatori scesi in campo. La
Bibbia non ci invita ad applaudire degli “atleti” cristiani, ma a imitare la loro fede (Ebrei 12:7).
Certo
la cosa richiede non solo un'affezione per le attività “sportive” ma anche la
volontà di partecipare. Quindi preparazione e rinuncia a tutto ciò che potrebbe
compromettere la nostra corsa.
Ma
questo non è l'unico esempio che potremmo fare.
“quelli che sperano nell'Eterno acquistano nuove forze, s'alzano a
volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non s'affaticano”
Isaia 40:31.

Tra
le numerose specie di uccelli che popolano la terra, alcuni sono cattivi
volatori come i gallinacei capaci di fare solo alcuni balzi per staccandosi da
terra alcuni metri; altri non volano affatto per l'esiguo sviluppo delle loro
ali e l'eccessivo peso del corpo come lo struzzo o l'emu. Mentre il termine
“uccello” evoca la leggerezza e la capacità di lunghi spostamenti in volo,
proviamo compassione nel vedere questi animali pesanti che manifestano un
comportamento così “terrestre”.
Ali inutili.
Legati
al suolo non possono utilizzare le loro ali. Non è questa un'immagine colpente
di numerosi cristiani? Sembrano ignorare la loro vocazione celeste, si sono
lasciati appesantire dalle cose di quaggiù. Il loro cammino, i loro obiettivi
non si elevano mai al di sopra del mondo visibile, le ali si sono atrofizzate.
Il loro cristianesimo si limita ad indossare solo delle piume, ha perso la
chiamata reale della fede che invita ogni cristiano a seguire il Signore Gesù
che non è venuto sulla terra per camminare come tutti gli altri uomini ma per
fare la volontà del Padre.
Le dieci porte di
Gerusalemme
Nehemia cap. 3
Quando il residuo di Giuda ritornò dalla cattività di Babilonia a
Gerusalemme, era molto debole e circondato dai nemici. Tuttavia, animati
dall'ardente desiderio di piacere a Colui che li aveva ricondotti dall'esilio,
decisero di ricostruire le mura della santa città e le porte che erano state
arse dal fuoco. Occupiamoci di queste, cercando quali siano le lezioni che lo
spirito di Dio vuole darci.
1 La porta delle pecore
«Elisascib, sommo sacerdote, si levò coi suoi fratelli sacerdoti,
te costruirono la porta delle pecore» (v.1).
La prima porta riparata è questa, che ci ricorda l'amore del Buon
Pastore per le sue pecore. Beato chi ha ascoltato la sua voce e può dire: «Il
Signore è mio Pastore». Venuto a cercare le sue pecore. Lui il buon Pastore, ha
dato la sua vita per loro «affinché abbiano la vita e l'abbiano ad esuberanza»
(Giovanni 10:10). Che amore infinto
racchiude questa parola «le mie pecore»; quale abbassamento per il creatore del
mondo, davanti al quale si prostrano velandosi la faccia le creature celesti,
che per avere dei compagni nella gloria è sceso nelle profondità della morte,
da dove fu poi elevato alla destra della Maestà dei cieli.
In questo vasto universo, creato della sua Parola e sostenuto della
sua potenza, vi è una sola categoria di persone chiamate «suoi»: sono coloro
che ascoltano la sua voce e lo conoscono come il loro Pastore e Salvatore. «Io
sono il buon Pastore e conosco le mie e le mie mi conoscono» (v.14).
Cari lettori, fate voi parte di quel beato «gregge» che il Pastore
conduce alla dimora celeste e che già quaggiù gode la vita, il nutrimento e la
libertà? Dobbiamo entrare dalla porta in questo recinto benedetto: «Io sono la
porta; se uno entra per me, sarà salvato» (v.9). Ed è anche Lui la
porta della città celeste: «Beati coloro che lavano le loro vesti per aver
diritto all'albero della vita e per entrare per le porte nella città»
(Apocalisse 22:14).
2 La porta dei pesci
«I figliuoli di Senaa costruirono la porta dei Pesci (v.3).
Questa porta ci ricorda l'opera di grazia che Dio ha compiuto per
la salvezza delle anime. Quando abbiamo capito la verità preziosa che siamo le
pecore di Cristo, abbiamo il privilegio di uscire in questo mondo, che
rassomiglia ad un mare profondo e agitato, per cercare le anime perdute. È per
questo che il Signore dice a Pietro, che si era gettato ai suoi piedi col
sentimento della sua miseria: «Non temere, da ora innanzi sarai pescatore
d'uomini (Luca 5:10).
Dio vuole che ci consacriamo con zelo a quest'opera benedetta. Il
cuore del Signore ne era totalmente impegnato; Egli dice ai suoi discepoli:
«Seguitemi ed io farò di voi dei pescatori d'uomini» (Marco 1:17). Possiamo tutti essere
utili in questo servizio d'amore e di testimonianza. Se non siamo qualificati
per annunciare pubblicamente l'Evangelo, possiamo pregare per quelli che lo
fanno; i risultati della preghiera della fede sono più preziosi di quanto possiamo
pensare. Che tutti i credenti si sentono coinvolti nell'opera che lo Spirito
Santo prosegue in questo mondo, in vista di radunare dei «vasi di misericordia»
che Dio prepara per la gloria.
È così che noi possiamo aiutare a costruire la porta dei pesci; che
sia ben aperta affinché, di giorno in giorno, delle anime possano essere
aggiunte «al Signore» (Atti 5:14). Egli è venuto in
questo mondo per cercare e salvare ciò che era perduto; non siamo negligenti nella
ricerca di coloro che hanno bisogno di ascoltare il messaggio dell'Evangelo! I
principali dei Tekoiti «non piegarono il loro collo a lavorare all'opera del
loro signore» (Nehemia 3:5), disprezzando il
meraviglioso privilegio di essere associati a Lui in quel prezioso lavoro. Non
siamo come loro!
3 La porta vecchia (o «del
vecchio muro»).
«E Ioiada e Meshullam restaurarono la porta Vecchia» (v.6)
Questa porta ci ricorda la parola del profeta Geremia: «Fermatevi
sulle vie e guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi, e
incamminatevi per essi» (Geremia 6:16).
Il «vecchio muro» e i «sentieri antichi» erano stati abbandonati, e
il risultato fu «la rovina del popolo di Dio». È lo stesso anche ai nostri
giorni. Quando siamo condotti alla conoscenza del Signore, dobbiamo cercare «la
porta vecchia», riparala accuratamente, per realizzare praticamente la
separazione dal mondo come ci impone la Parola. I «sentieri antichi» sono
quelli nei quali hanno camminato i santi all'inizio. Le pecore del Signore
hanno bisogno di essere ferme nella verità, nei pensieri di Dio. L'uomo cambia
e cerca cose nuove che chiama «progresso»; ma Dio vuole ricondurci a colui che
era «dal principio» (1 Giovanni 1:1), la persona benedetta
del suo Figlio del quale la gloria ha brillato nell'abbassamento della sua
umanità e che ci ha acquistato la vita eterna e una posizione immutabile nella
nuova creazione, grazie alla sua morte e alla sua risurrezione.
Impegniamoci ad «edificarci sulla nostra santissima fede» (Giuda v.20)
e ad aiutare i nostri fratelli a camminare nei sentieri antichi,
nell'ubbidienza alla sua Parola e nella separazione dal male. «Se tu separi ciò
che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca» (Geremia 15:19).
4 La porta della valle
«Hanun
e gli abitanti di Zanoah ripararono la porta della Valle» (v.13).
Qui abbiamo una seria e utile lezione. Sovente nella Parola la
valle è simbolo di luoghi profondi, dell'umiliazione. La porta della valle ci
conduce là, ed è proprio là che noi sperimentiamo la tenerezza delle cure del
Signore. Troviamo Lui stesso in questa valle, e possiamo dire come il Salmista:
«Tu sei meco, il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano»
(Salmo 23:4).
Prima di essere elevati bisogna che scendiamo: «Umiliatevi sotto la
potente mano di Dio, affinché Egli vi innalzi a suo tempo» (1 Pietro 5:6). Se sono deboli le
nostre affezioni per Cristo e se manchiamo di potenza e di conoscenza delle
cose divine, queste benedizioni possono essere realizzate soltanto nella «Valle
di Beca» (Salmo 84:6): «Quando attraversano
la valle di Beca essi la trasformano in luogo di fonti e la pioggia di autunno
la copre di benedizioni». Se desideriamo ardentemente che la realtà della fede
diventi la forza della nostra vita, lasciamoci condurre docilmente in questi
luoghi di abbassamento per «la porta della Valle», affinché con cuori sottomessi
ed una volontà infranta possiamo portare docilmente il giogo del Maestro che vuole
dare riposo alle anime nostre.
5 La porta del letame
«Malkia, figliuolo di Recab, restaurò la porta del Letame» (v.14).
L'apostolo Paolo conosceva bene questo posto; egli non aveva né una
nobile posizione, né considerazione nel sentiero che percorreva seguendo un
Maestro rigettato. Accettava la croce che aveva messo fine alle sue relazione
col mondo. Egli poteva dire: «Quanto a me, non sia mai ch'io mi glori d'altro
della croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo per me è
stato crocifisso, ed io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).
Se il mondo è sopra una croce e noi sopra un'altra, la distanza
morale che ci è infinita. Se noi la realizziamo per la fede, accetteremo con
gioia di entrare, per la «porta del Letame», nel sentiero di obbrobrio per
Christo. Alla fine del suo servizio, Paolo diceva ancora: «Siamo diventati e
siamo tutt'ora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti» (1
Corinzi 4:13).
Conosciamo noi questo cammino di sofferenza e di abnegazione? O
invece lo teniamo di evitarlo? Non dimentichiamo che fu il sentiero del Figlio
di Dio in un'abnegazione perfetta e un'ubbidienza assoluto. Senza un cuore che
simpatizzava con Lui, il Figlio eterno, che si è spogliato della sua gloria per
compiere la volontà del Padre, ha percorso questo cammini di abbassamento fino
alla morte della croce. Fu deriso e non nascose il suo volto all'onta e agli
sputi. Dobbiamo anche noi accettare l'obbrobrio di Cristo e considerarlo come
un grande onore. È una gloria e un privilegio soffrire per Cristo; gli apostoli
che erano stati «davanti al Sinedrio» si rallegravano di essere stati stimati
degni di soffrire il vituperio per il nome del Signore (Atti 5:41).
6 La porta della sorgente
«E shallum… riparò la porta della Sorgente» (v.15).
I costruttori non si fermano alla porta del Letame. Se noi
prendiamo un posto di rinuncia per amore del Signore, conosceremo anche il
refrigerio della sua presenza nella quale avremo delle gioie continue. «V'è un
fiume i cui rivi rallegrano la città di Dio, il luogo santo della dimora
dell'Altissimo» (Salmo 46:4). Quando a causa della
sua testimonianza fedele il cieco nato, guarito dal Signore, viene scacciato
dalla sinagoga, trova in quel luogo di disprezzo la Persona del suo Maestro,
rigettato come lui dai capi del popolo; e conoscendo la gloria del Figlio di
Dio, può prostrarsi ai suoi piedi per adorarlo (Giovanni 9:35-38). Trovata la fontana di
acqua viva la «porta della sorgente» è entrato nel santo luogo delle dimore
dell'Altissimo dove i fedeli sono «saziati dell'abbondanza della sua casa» e
abbeverati al torrente delle sue delizie (Salmo 36:8).
La porta della Sorgente era «presso la vasca di Siloe, vicino al
giardino del re» (v.15). quando impariamo a
conoscere il Signore come Colui che fu «inviato dal Padre» (Siloe) siamo
condotti alla fontana delle acque vive (Giovanni 9:7). Alla vasca di Siloe
il cieco nato fu mandato dal Signore per lavarsi e ritornò guarito. Quella
vasca era «presso il giardino del re». L'inviato del Padre lascia la gloria per
aprici il cammino del giardino delle delizie regali. Discese i gradini che lo
avrebbero condotto delle altezze della gloria divina alle profondità della
morte; ma il suo Dio, che aveva glorificato con la sua ubbidienza, Gli ha dato
il primo posto e un «nome al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù
si pieghi ogni ginocchio» (Filippesi 2:10-11). La scalinata che
conduceva alla vasca di Siloe scendeva dalla città di Davide; così il Signore
aveva abbandonato la sua gloria di Messia scendendo nelle acque della morte da
dove fu elevato alla destra del Padre. Ma vedrà il frutto del travaglio
dell'anima sua e ne sarà saziato! «A colui che ha sete io darò gratuitamente
della fonte dell'acqua della vita» (Apocalisse 21:6). Se ci abbeveriamo a
questa fonte, l'acqua che ci dà il Signore diverrà in noi una fontana che
scaturisce in vita eterna (Giovanni 4:14). È così che con la potenza
dello Spirito di Dio, possiamo far salire al nostro Dio e Padre un culto in
ispirito e verità, poiché il Padre cerca degli adoratori che lo servono con
cuori felici ora che hanno conoscenza del suo amore e dell'opera della
redenzione.
Per la potenza dello Spirito di Dio abbiamo anche la possibilità di
pregustare le gioie eterne che saranno la parte immutabile della famiglia
celeste. Con Colui che è «il Primogenito fra molti fratelli» intoniamo
nell'Assemblea il Cantico nuovo, alla gloria del suo nome! E offriamo
incessantemente a Dio, nostro Padre, la lode che gli è dovuto, frutto di labbra
confessanti il suo Nome (Ebrei 13:15).
7 La porta delle acque
«I Nethinei lavorarono fino dirimpetto alla porta delle Acque» (v.26).
Questa porta ci ricorda un pressante appello del Signore: «Or,
nell'ultimo giorno, Gesù stando in pié esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e
beva. Chi crede in me… fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38).
Se abbiamo realizzato il privilegio dell'adorazione del Padre per
la potenza dello Spirito Santo, fonte d'acqua viva zampillante in vita eterno,
dobbiamo anche conoscere la porta delle Acque che scorre per rinfrescare e
dissetare altre anime. È andando a Cristo e bevendo a quella sorgente di acqua
viva che potremo essere dei canali di benedizione per le anime assetate, dei
«ruscelli» che partono da un fiume i cui rivi rallegrano non soltanto la città
di Dio (Salmo 46:4), ma anche i luoghi
aridi e desolati del mondo.
Perché dobbiamo così sovente deplorare la nostra povertà
spirituale? Forse è perché dimentichiamo la nostra dipendenza dallo Spirito
Santo che è la potenza del culto che rendiamo al nostro Dio e Padre, o perché
negligiamo il nostro servizio verso coloro che sono da Lui amati e che dobbiamo
invitare a bere a questi fiumi di acqua viva. La potenza dello Spirito è forse
diminuita? No certamente; perciò dobbiamo camminare nella sua dipendenza e
riparare la porta delle acque, affinché la benedizione che Egli si compiace di
spandere su noi possa scorrere senza ostacolo il sollievo di molti, alla gloria
del nome del Signore. Tutti coloro che si abbeverano a quest'acqua benedetta, saranno
dissetati e resi capaci di portare del frutto per Lui. Non si può bere di
quest'acqua viva o gustare le celesti consolazioni senza sentire il bisogno di
spanderle attorno a noi. Il punto importante per ogni anima messa a contatto
con l'Evangelo è di avere sete, come la cerva che agogna i rivi delle acque
(Salmo 42:1). A questo bisogno
risponde la potenza dello Spirito Santo che fa del credente fedele un canale
del fiume della vita, la cui sorgente è in altro.
8 La porta dei cavalli
«I sacerdoti lavorarono al di sopra della porta dei Cavalli» (v.28).
Il cavallo è sovente nella Parola il simbolo della potenza sia per
la gioia e la comunione delle nostre anime con Dio, sia per il servizio e la
perseveranza nel cammino della testimonianza per Cristo.
Nel Cantico dei Cantici, lo Sposo paragona la Sposa a una cavalla
che si attacca ai carri di Faraone (Cantico dei Cantici 1:9). Il Signore ricorda ai
suoi l'Egitto dal quale li ha tratti con braccio forte, sottraendoli dalla
schiavitù di Faraone. Così, l'amore che ci ha liberati dal mondo e dal suo
principe fa di noi dei servitori di Colui che ci ha salvati, dandoci la vita e
la forza necessarie per consacrare i nostri giorni al suo glorioso servizio. Il
cavallo è anche il simbolo della rapidità e della docilità. Nonostante la sua
forza, egli ubbidisce alla minima tensione delle redini. Siamo anche noi così
ubbidienti? Esaminiamo le nostre vie alla presenza del Signore e domandiamoci
se non abbiamo lasciato cadere in rovina «la porta dei Cavalli» e se non
vediamo la necessità di metterci con zelo a ricostruirla.
Ricordiamoci che se la nostra posizione è immutabile in Cristo il
posto che occupiamo come servi e testimoni del nostro Signore ci può essere
tolto e affidato ad altri, se noi perdiamo il nostro tempo in pigrizia e
disubbidienza. «Il cavallo dai fianchi serra» (Proverbio 30:31) offre al saggio Agur
l'immagine di una delle quattro creature che hanno «una bella andatura e un bel
portamento» quaggiù in mezzo alla confusione creato dal peccato. Possa ciascuno
di coloro che appartengono al Signore manifestare questi caratteri, avendo
l'orecchio attento per capire le sue direttive e il cuore disposto a ubbidire
ai suoi comandamenti.
9 La porta orientale
«Dopo di lui lavorò Scemaia, guardino della porta Orientale» (v.29).
Che cosa ci ricorda questa porta? Il levare del sole, cioè la
nostra speranza. Ricordiamoci di questa porta; alziamo il capo in alto poiché
la nostra redenzione è vicina. «L'aurora dall'alto ci visiterà per risplendere
su quelli che giacciono in tenebre e ombra di morte, per giudicare i nostri
passi verso la via della pace» (Luca 1:78-79). Rigettato alla sua
prima venuta, Egli ha compiuto l'opera della redenzione ed è risorto; ma
«apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la
loro salvezza» (Ebrei 9:28). «Senza peccato»
significa che non dovrà più occuparsi della questione del peccato che è stata
regolata per mezzo del suo sacrificio. Nella sua potenza infinita, completerà
quello che concerne i suoi riscattati, rivestendoli di un corpo glorioso e
introducendoli nella casa del Padre. La Stella del mattino si è levata nei
vostri cuori in attesa del suo apparire glorioso nei cieli? La prospettiva
radiosa di vederlo a faccia riempie le vostre anime di gioia e di speranza?
Il suo ultimo messaggio alla Chiesa è questo: «Io sono la lucente
stella mattutina. Io vengo tosto». Possiamo noi rispondere con cuori attaccati
alla sua persona: «Amen, vieni Signore Gesù» (Apocalisse 22:20). Quando avrà raccolto
i suoi santi presso di sé, apparirà come il Re dei Re, esercitando il giudizio
e la giustizia nei cieli e sulla terra; e, come il sole glorioso nel suo
splendore, illuminerà la terra e dissiperà le tenebre. «Ecco, il giorno viene,
ardente come una fornace… ma per voi che temete il mio nome, si leverà il sole
di giustizia e la guarigione sarà nelle sue ali» (Malachia 4:1-3).
10 La porta di Hammifkad
«Dopo di lui, Malkia, uno degli orefici, lavorò dirimpetto alla
porta di Hammifkad» (v.31) (la
parola Hammifkad è tradotta con «designato» in Ezechiele 43:21).
Vi è un luogo designato da Dio per essere l'abitazione eterna dei
suoi riscattati. Quando il numero di questi sarà completo, saremo portati là
per mezzo della potenza infinita del Vincitore della morte che ha acquistato
loro una redenzione eterna e che li vuole avere con sé nella gloria. Egli ha
preparato un posto nella «casa del Padre», secondo il volere del Dio d'amore. Egli
può dire: «Io voglio che dove sono io siano con me anche quelli che tu m'hai
dati» (Giovanni 17:24) poiché
il pensiero e la volontà del Padre è di dargli il frutto del travaglio dell'anima
sua. Le miriadi di riscattati intoneranno attorno a Lui il cantico nuovo, e
diranno: «A Lui che ci ama e ci ha lavati dai nostri peccati col suo sangue, a
Lui sia la gloria e l'imperio nei secoli dei secoli! Amen» (Apocalisse 1:5-6).
Sedersi
Ezechiele aveva avuto una visione della gloria di Dio; al di sopra
della distesa aveva notato come un trono. Di colui che era seduto sul trono non
aveva percepito che l'apparenza di rame luccicante, l'aspetto di fuoco e uno
splendore tutto intorno. A quell'epoca «l'agnello preordinato» non era stato
ancora manifestato (1 Pietro 1:19-21). Fu necessario la sua
risurrezione e la sua elevazione in gloria perché Giovanni avesse la visione
dell'agnello immolato in mezzo al trono. Compenetrato da questa gloriosa
visione, Ezechiele cadde sulla sua faccia e udì una voce che gli parlava
(Ezechiele 1:28).
Dopo aver mangiato il rotolo della parola di Dio ed essere stato
nutrito, una voce gli dice: «Figliuolo d'uomo, va', recati alla casa di Israele
e riferisci loro le mie parole». Cosa fa il profeta dopo aver ricevuto una tale
missione? Riunisce tutti i prigionieri e proclama solennemente il messaggio ricevuto?
No. Semplicemente ritorna in mezzo a loro, e lì rimane silenzioso per sette
giorni. Poi si mette al loro livello, condividendo le loro pene e le loro
sofferenze e cerca di raggiungere e guadagnare il loro cuore come se fosse uno
di loro. In seguito, potrà svolgere il suo ministerio doloroso e glorioso,
adatto a parlare alla coscienza e al cuore di coloro che portavano le
conseguenze dei loro peccati, «sia che ascoltino o che non ascoltino».
«Rimassero seduto per terra presso a lui, sette giorni e sette
notti; e nessuno di loro gli disse una parola» (Giobbe 2:13).
Gli amici di Giobbe si erano messi d'accordo per andarlo a
consolare, a modo loro. Due di essi erano pieni di pensieri di giudizio contro
a lui, pensando che se vi erano tante prove nella sua famiglia, nei suoi beni e
nella sua salute, era perché aveva peccato, e Dio lo castigava. Per sette
giorni non dicono nulla, e Giobbe sente questa ostilità. Sono seduti con lui,
ma non per immedesimarsi e partecipare alle sue pene; sono là per giudicare.
Più tardi, i suoi fratelli e le sue sorelle verranno davvero a simpatizzare con
lui e a consolarlo (Giobbe 42:11). È bene avvicinarsi a
coloro che soffrono, sedersi al capezzale degli ammalati, andare a visitare un
fratello nella prova; ma non per giudicare o condannare, anzi per comprenderlo,
consolarlo e guadagnare il suo cuore. Elihu ha saputo farlo (Giobbe 32), dopo
essere stato per lungo tempo seduto, silenzioso, ascoltando ciò che dicevano
gli altri amici.
«Pregò Filippo che montasse e sedesse con lui» (Atti 8:31).
L'angelo del Signore aveva invitato Filippo a lasciare la Samaria
dove svolgeva un lavoro importante per andare nella strada che scendeva da
Gerusalemme a Gaza «la quale è deserta». Era necessaria della dipendenza e
dell'ubbidienza per rispondere a un tale ordine. Ed ecco che Filippo arriva
nella strada deserta e incontra, seduto sul suo carro, l'eunuco d'Etiopia, uomo
potente che era alla corte della regina. Come fare per parlare con quell'uomo?
Lo Spirito gli dice «accostati e raggiungi quel carro». L'eunuco stava leggendo
il profeta Isaia. La conversazione inizia e, cosa straordinaria, l'intendente
di tutti i tesori della regina, invita il giovane galileo a sedersi vicino a
lui. Filippo avrebbe potuto esitare, per timidezza o per timore, di avvicinarsi
troppo a un uomo delle nazioni; ma risponde all'invito e prendendo a parlare…
gli annunciò Gesù».
«Postisi a sedere, parlavano alle donne» (Atti 16:13).
Paolo e i suoi compagni erano appena giunti in Europa dove per la
prima volta il messaggio dell'Evangelo veniva presentato. Come si comporta il
grande apostolo? Va sulla pubblica piazza e proclama il messaggio? Né lui né i
suoi compagni fanno questo; si recano là dove alcuni Giudei si radunavano per
la preghiera in riva al fiume; si seggono in mezzo alle donne e parlano loro.
Il Signore opera, apre il cuore di Lidia che, dopo essere stata battezzata con
quelli di casa sua, riceve l'apostolo e i suoi compagni. Toccante esempio di un
vero servo di Dio che si fa servo a tutti per «guadagnare il maggior numero» (1
Corinzi 9:19-23).
«Gesù, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte»
(Giovanni 4:6).
Chi meglio del Maestro in persona può essere il modello di umiltà e
di simpatia che cerca di risollevare coloro che sono caduti molto in basso? Il
creatore di ogni cosa, stanco del cammino, è seduto sul bordo del pozzo di
Giacobbe! Una donna di cattiva fama viene ad attingere acqua. Egli non la
disprezza né la respinge, come meriterebbe; è seduto sul pozzo proprio per lei
e, benché stanco, inizia una conversazione che permetterà alla peccatrice di
riconoscere il suo stato di peccato e a Lui di rivelarsi. Esempio supremo
dell'uomo di Sichar che vede le campagne «già bianche» per la mietitura e
invita i discepoli a rallegrarsi con coloro che prima avevano seminato che ora
essi mietevano.
Ma il seme si sparge con lacrime; dobbiamo avere dell'umiltà e
della simpatia verso coloro con i quali potremo essere chiamati a «sederci».
ALESSIO
PANCANI·VENERDÌ 15 GENNAIO 2021·
“E noi tutti, a viso scoperto,
contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati
nella sua stessa immagine”2 Corinzi 3:18.
La
caratteristica principale del cristiano è questo stare allo
scoperto davanti a Dio, senza nulla che si frapponga e faccia velo, così
che la sua vita divenga uno specchio per gli altri.
Se un
cristiano abita così vicino a Cristo te ne accorgi, senti che esso rispecchia
sempre più i caratteri di Cristo.
Diffidiamo
di ciò che può oscurare questo specchio che è in noi. La regola d'oro per noi è
tenere sempre scoperta la nostra vita davanti a Dio. Non permettiamo mai a
nessuna cosa di oscurare questo riflesso di Cristo che ciascuno di noi è
chiamato a riprodurre.
ALESSIO PANCANI·LUNEDÌ 11 GENNAIO 2021·
“...chiunque
vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi,
vorrà essere primo sarà servo di tutti” Marco 10:43-44.
Quando
Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, si confrontarono con il Signore Gesù,
l'antitesi fra questi e loro era quasi totale: Lui era venuto per dare e per servire, loro volevano ricevere e comandare. Oggi noi siamo
davanti alla stessa alternativa.
“Giacomo e Giovanni, figli di
Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: Maestro, desideriamo che tu faccia
per noi quello che ti chiederemo” (v.35).
La
loro richiesta potrebbe benissimo figurare nel guiness dei primati come la
peggiore preghiera mai verbalizzata nella Scrittura, perché sarebbe difficile
superare un così vistoso egocentrismo. Immaginando che ci sarebbe stato una
corsa alquanto profana ai posti più importanti del regno, quindi ritenevano
prudente prenotarsi. La loro preghiera era un tentativo di piegare la volontà
di Dio alla propria, mentre la vera preghiera equivale ad arrendere la propria
volontà a quella di Dio.
In
secondo luogo, c'è la scelta fra il potere e il servizio. Chiesero al Signore
di poter sedere ai suoi due lati nel regno. Su cosa immaginavano di sedere? Sul
pavimento? Su panche o su sgabelli? No, si aspettavano sicuramente di sedere su
dei troni. Provenivano da una famiglia della classe media, avevano una attività
di pesca con persone a loro servizio e pensavano di, non solo mantenere, ma
addirittura accrescere la loro posizione con l'avvento del regno. In altre
parole il commento del Signore fu: “Voi sapete che quelli
che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi
le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi” (v.42-43).
La
nuova comunità del Signore è organizzata su un principio diverso: servizio non
potere, umiltà non autorità. Inoltre, indicava loro che nel mondo ci sono due
diverse gamme di valori, il simbolo dell'una è il trono, il simbolo dell'altra
è la croce.
ALESSIO PANCANI·VENERDÌ 1 GENNAIO 2021·
da
Parole di Grazia
In
un hotel del sud della Germania, nell’atrio d’entrata, c’è una porticina con
questa scritta: “La cosa più importante per noi”. Incuriosito, apro la piccola
porta e, con grande sorpresa, vedo uno specchio che riflette la mia immagine!
Il messaggio è chiaro: per la direzione di quell’albergo la cosa più importante
è il cliente.
La
Bibbia può essere paragonata a uno specchio. Quando la leggiamo, scopriamo la
nostra immagine, ci vediamo come siamo. La Bibbia è uno specchio che non
riflette il nostro aspetto esteriore, ma la nostra immagine interiore, lo stato
delle nostre coscienze. Possiamo essere giovani o vecchi, belli o brutti, ma la
Parola di Dio mette in evidenza le cose che ci accomunano: il nostro egoismo,
il nostro orgoglio, le nostre cattive inclinazioni, come pure le nostre cattive
azioni; insomma, il nostro stato di peccatori. Tutto viene descritto in modo
sorprendentemente realistico. Persino nei racconti che si riferiscono a
credenti, la Bibbia non nasconde le loro debolezze e i loro errori.
Dio
ci dice la verità, senza riguardi personali e senza fare sconti a nessuno: “Chi
è mai l’uomo per essere puro, il nato di donna per essere giusto?” (Giobbe 15:14); “Certo, non c’è sulla terra
nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai” (Ecclesiaste 7:20); “Il Signore ha guardato dal
cielo per vedere se c’è una persona che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati,
tutti sono corrotti, non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno” (Salmo 14:2-3). Questa amara
constatazione porta l’apostolo Paolo a dire: “tutti sono privi della gloria di
Dio” (Romani 3:23).
Cosa
fare? Nelle favole che si raccontano ai bambini, la regina che si crede più bella
di quanto lo specchio rivela, manda lo specchio in frantumi. Ma questo non
cambia le cose, anzi le aggrava. È ciò che fanno tante persone: mettono la
Bibbia da parte, si rifiutano di leggerla, la denigrano, negano che sia la
Verità rivelata da Dio. Peccato! Se accettassero umilmente il suo responso e continuassero
a leggerla, si aprirebbe davanti ai loro occhi e ai loro cuori un orizzonte
infinito di benedizioni. Essa ci rivela che Dio odia, è vero, il peccato, ma
ama il peccatore. Ama tutti noi. E il Suo amore è così grande che, perché
fossimo salvati, ha inviato il Suo unico Figlio, Gesù Cristo, a morire su una
croce.
Se
consideriamo il Signore come lo specchio della Parola di Dio lo evidenzia, non
vediamo in Lui altro che perfezioni. Il suo aspetto fisico non è descritto nei
Vangeli, ma nel Libro del profeta Isaia leggiamo che “non aveva forma né
bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci” (53:2). La sua bellezza era morale; Egli
era “senza peccato”, ubbidiente a Dio “fino alla morte”, votato al bene dell’umanità
e con una missione straordinaria da compiere: la salvezza dei peccatori!
“Noi
tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma
l’Eterno ha fatto cadere su di Lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:5).
Guarda la tua immagine
nello specchio della Bibbia, caro lettore; riconosci che ha ragione nelle cose
che rileva e pentiti dei tuoi peccati. Ma poi, accetta il dono che Dio ti fa:
la salvezza per grazia, mediante la fede! (Efesini 2:8).
Sedotti
ALESSIO
PANCANI·MARTEDÌ 22 DICEMBRE 2020·
“Nessuno,
quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato
dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla
propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando
ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce
la morte” Giacomo 1:13-15.
L'uomo
è sempre pronto a sottrarsi alla responsabilità delle proprie colpe. Spesso,
anche i cristiani hanno le idee confuse e di fronte a certe cadute, anziché
riconoscere la loro mancanza di vigilanza finiscono per attribuire le colpe a
Dio. “L'uomo rispose: La donna che
tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha
dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato” Genesi 3:12.
Nessuno...
Giacomo afferma che, nella maniera più assoluta, Dio non può tentare nessuno.
Un altro modo di scaricare le nostre responsabilità consiste nell'incolpare
Satana. Certo non possiamo dimenticare la sua azione ma questo non deve servire
per scaricare le nostre responsabilità. “ognuno è tentato
dalla propria concupiscenza”.
La
concupiscenza attrae e seduce. Linguaggio della pesca. Il pescatore per
attrarre il pesce e farlo abboccare all'amo deve ricoprirlo con un'esca
appetitosa, qualcosa che piace al pesce e il problema è che il pesce è sempre
in cerca di cibo. Dobbiamo solo essere attenti a quale cibo stiamo ricercando.
Noi non siamo delle vittime inermi delle nostre concupiscenze.
Sansone
fece la sua scelta quando disse a suo padre: “prendimela
perché mi piace” Giudici 14:3.
La concupiscenza concepisce.... partorisce il peccato, ecco cosa
succede quando anziché scacciare il pensiero, lo favoriamo, lo alimentiamo e ne
troviamo piacere. Il peccato non è sterile, porta con sé delle conseguenze: produce
la morte. Nella Bibbia la morte ha spesso il significato d'interruzione della
comunione con Dio. Comunione che può essere
ristabilita con la confessione sincera del nostro peccato.
Davide,
cosciente del suo stato, chiese: “Rendimi la gioia della
tua salvezza” Salmo 51:12.
Dobbiamo
ben stare attenti a noi stessi e al nostro cammino. La Parola di Dio, se letta
e ritenuta con sincerità può ben aiutarci in questo.
La Bibbia o ti terrà lontano dal peccato o il peccato ti terrà lontano
da questo libro.
ALESSIO PANCANI·MERCOLEDÌ 25 NOVEMBRE 2020·
Viviamo
in un tempo in cui il malcontento distrugge in molti cuori ogni gioia. Desideri
nuovi e a volte insensati, alimentati da cattivi sentimenti come invidia,
gelosia, contesa e amore per il denaro rovinano la vita spirituale. La ricerca
della ricchezza, come la Bibbia ci insegna, affonda l'uomo:
“quelli che vogliono arricchire cadono vittime di
tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano
gli uomini nella rovina e nella perdizione” 1 Timoteo 6:9.
Quando
lo sguardo è intento prevalentemente alle cose che passano, i tormenti non
finiscono più. Ed essere scontenti è già essere poveri. Il denaro, la ricchezza
esercitano sempre una grande attrattiva sul nostro cuore. Pensiamo alla storia
di Lot. Per aver concupito la pianura irrigata del Giordano finì a Sodoma.
“Sorse perciò una contesa fra i pastori del bestiame di Abramo e i
pastori del bestiame di Lot. (causa i loro beni) ... Lot alzò gli occhi e vide
l'intera pianura del Giordano...essa era tutta irrigata fino a Soar, come il
giardino del SIGNORE, come il paese d'Egitto.” Genesi 13:7-10.
La prima considerazione: che viene
spontanea dopo la lettura di questo versetto è la seguente: Quanto bisogna
alzare gli occhi per scorgere una pianura? Poco. Vero?
Se
il nostro cammino è fatto di liti (v.7) di scelte sbagliate (v.8)
vuole dire che il nostro sguardo non si solleva più il là delle cose di questa
terra. Abbiamo perso di vista Dio.
Seconda considerazione: A Lot quella
pianura pareva: “come il giardino del SIGNORE, come il
paese d'Egitto”. Non era più in grado di distinguere la differenza
fra due cose così opposte. Il Signore, il mondo.
È
questa la strada da percorrere per essere felici?
Col
denaro si ottiene l'abbondanza non la soddisfazione. È vero che nel mondo nel
quale viviamo non c'è quasi nulla che si possa avere senza denaro. Per tutto è
previsto un prezzo; persino il valore della vita di un uomo è calcolato con
apposite tabelle dalle compagnie assicurative, ma vi sono dei beni che restano
al di fuori di ogni possibile valutazione. Con i soldi si può comprare una casa
ma non la felicità, puoi acquistare dei tranquillanti ma non la pace interiore,
il comfort non la felicità. Puoi assicurarti un posto lussuoso al cimitero, ma
non nel cielo.
Chi
sono dunque i ricchi? Quanti riconoscono la loro miseria morale e accettano da
Dio il suo dono. Questo dono ha avuto un prezzo altissimo, il prezioso sangue
di Cristo, che è stato pagato per la nostra eterna felicità. Chi ascolta e
accetta l'invito di Dio otterrà la pace e la gioia. Il giovane ricco udì le
parole del Signore e se ne andò tutto triste
eppure aveva molti beni (Luca 18) mentre l'eunuco dove aver ascoltato e
accettato ciò che Filippo l'evangelista gli aveva detto proseguì il suo cammino
tutto allegro.
DANIELE CALAMAI·LUNEDÌ 12 OTTOBRE 2020·
“Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato
corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita
glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e
risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo
spirituale” (1 Corinzi 15:42-44)
Quando
un credente muore, il suo corpo è messo nella tomba. Il processo di
decomposizione inizia ed il corpo ritorna alla polvere. Quando il corpo
risuscita non è più soggetto a corruzione: è incorruttibile.
Davanti
alla morte siamo tutti uguali. Essa non tiene nessun conto del nostro stato
sociale, dell’educazione, della ricchezza o del potere. Prendete un uomo che in
questa vita sia stato influente sia in parole che in azioni, che abbia avuto
grande autorità sugli altri uomini, quando muore che ne sarà di tutte le sue
capacità, della sua conoscenza, del suo potere? Ha lasciato tutto dietro di sé
ed il suo corpo giace nella morte totalmente impotente. Ma il credente che
muore, anche se forse aveva suscitato disprezzo e rifiuto in questo mondo, sarà
risuscitato in gloria ed in potenza.
Il
corpo che noi mettiamo nella tomba è un corpo fisico. Noi sappiamo che il
nostro è un corpo fisico, perché è la nostra condizione attuale. Siamo
coscienti delle sue numerose limitazioni, delle sue debolezze e dell’incertezza
quanto alla durata della sua vita in questo mondo. Quando il corpo di un
credente risuscita non è uno spirito, ma un corpo spirituale. Come possiamo
sapere a cosa assomiglia un corpo spirituale? Considerate il Signore Gesù dopo
la Sua risurrezione dai morti. Ha mangiato in presenza dei Suoi discepoli e
poteva anche mostrare i segni delle ferite della crocifissione (Luca 24:39-43),
tuttavia non era limitato dalle restrizioni fisiche consuete. Entrò dai
discepoli quando erano radunati in un locale chiuso e poi è uscito ma senza
passare dalla porta.
Il corpo del credente
sarà un corpo spirituale, simile al corpo del Signore risuscitato dai morti. “E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo
anche l'immagine del celeste” (1 Corinzi 15:49). Che
meraviglioso cambiamento attende coloro che udranno “l’ordine”
dal Signore stesso (cfr. 1 Tessalonicesi 4:16-17)!
La
torre di Babele
DANIELE
CALAMAI·SABATO 14 NOVEMBRE 2020·
“Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre la cui
cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi
sulla faccia di tutta la terra” (Genesi 11:4)
Dopo
il diluvio gli uomini si sono consultati ed hanno deciso di costruire una città
che gli avrebbe permesso di rimanere uniti ed hanno voluto costruire anche una
torre la cui sommità arrivasse al cielo simbolo della fierezza della loro
impresa. Attraverso gli anni, queste intenzioni hanno continuato ad influenzare
i pensieri degli uomini. Dio è lasciato da parte e l’uomo preferisce impiegare
le sue proprie capacità per fare dei piani allo scopo di arrivare al traguardo
che si è prefissato.
Allora,
l’Eterno scese per vedere quello che facevano gli uomini. Tutto quello che
facevano era un insulto al Dio vivente! Che fare? Gli uomini, a quel tempo,
avevano uno stesso linguaggio e Dio ha messo nella loro bocca linguaggi
diversi, così si sono separati gli uni dagli altri e dispersi a causa di questa
divisione delle lingue. A sua volta anche la città, simbolo del loro tentativo,
è stata chiamata “Babele”, cioè: “confusione” e
diventerà una figura della corruzione della cristianità, la Babilonia del Nuovo
Testamento che cercherà l’unità mettendo da parte i pensieri di Dio.
Ma nel secondo capito
degli Atti degli apostoli, vediamo la magnifica opera di Dio quando invia lo
Spirito Santo, riempiendo tutta la casa in cui i discepoli erano radunati. “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare
in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4).
È un meraviglioso ribaltamento di quello che era stato fatto alla torre di
Babele. Il lavoro dell’uomo aveva avuto per risultato una completa disunione,
ma ora, per mezzo dell’evangelo che tutti potevano capire e per una fede
vivente nel Signore Gesù, lo Spirito di Dio lavorava per salvare e riunire in
una unità perfetta coloro che in precedenza si erano allontanati da Dio e
dispersi. È l’unità che ingloba tutti i credenti sotto il cielo, tutti coloro
che sono stati battezzati per mezzo di un solo Spirito per formare il Corpo di
Cristo (1 Corinzi 12:13). Effettivamente una bella unità!
Simboli
ALESSIO
PANCANI·MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE 2020·
“Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della
croce” 1 Pietro 2:24.
Quante
cose si sono fatte della croce!
Come
ornamento appesa a una catenina sta producendo molti guadagni alle gioiellerie.
I bulli se la fanno tatuare sul braccio e altri la usano come talismano o
portafortuna; proprio come chi usa un ferro di cavallo o un segno dello
zodiaco.
Altri
sembrano vedere nella croce una specie di arma segreta o di scongiuro per
difendersi dalle influenze maligne. I calciatori sudamericani si fanno il segno
della croce prima della partita, dopo aver segnato un gol o, dopo una
sostituzione, come se questo rituale influisse sulla loro vittoria o sconfitta.
La
maggior parte delle persone, però, vede nella croce un simbolo di pietà
religiosa e la associa al battesimo, alle nozze, al funerale, alla chiesa, alla
cappella o al cimitero.
C’è
gente alla quale ribolle il sangue nelle vene quando si evoca la croce. La
disprezzano e si arrabbiano perché hanno compreso che altro non è se non una
specie di forca o un altro simile strumento di esecuzione capitale. Non
concepiscono come si possa essere così stolti da scegliere come simbolo della
fede cristiana proprio un segno di morte.
La
scelta di una croce da parte dei cristiani come simbolo della loro fede, è
sorprendente se ricordiamo l'orrore col quale la crocifissione era considerata
nel mondo antico. Possiamo capire perché “il messaggio della croce” di Paolo
era per molti dei suoi ascoltatori “scandalo”, persino “pazzia” (1 Cor. 1:18,
v.23). Eppure esso fu scelto dai cristiani come elemento centrale della
loro comprensione di Cristo. Non la nascita, né la sua gioventù, non
l'insegnamento né il servizio, non i suoi molti miracoli né il regno, ma la sua
morte, la sua crocifissione.
Paolo
non esitò a definire l'evangelo che predicava “il messaggio della croce”, il
suo ministerio la predicazione “del Cristo crocifisso”. Il Signore l'accettò e
dovette abbassarsi fino ad essa “disprezzando l'infamia” (Ebrei 12:2).
Egli
morì per noi. Oltre che necessaria e volontaria, la sua morte era altruistica e
beneficiaria. Egli l'affrontò nel nostro interesse, non nel suo, certo di
assicurarci così un beneficio che non poteva esserci garantito altrimenti. Ma
tutto questo sembra essere svanito. L'uomo ha svuotato la croce di tutti i suoi
valori e ne ha fatto un oggetto da bigiotteria, un talismano, ma la croce è il
centro del cristianesimo è la risposta di Dio ai bisogni dell'uomo,
l'accettazione dell'opera compiuta su di essa è e rimane l'unica via di
salvezza per ogni uomo.
ALESSIO PANCANI·GIOVEDÌ 27 AGOSTO 2020·
“Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono
tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo” 1 Corinzi
9:24.
L'apostolo
Paolo non si rivolge a dei credenti particolari, in apparenza più affidabili di
altri. Le sue raccomandazioni si riferiscono a tutti i credenti. Sono numerose
attualmente le competizioni seguite con entusiasmo da un grande pubblico. Ma
c'è il rischio di rassomigliare a degli sportivi da camera, davanti alla loro
televisione, che si accontentano di ammirare dei giocatori scesi in campo. La
Bibbia non ci invita ad applaudire degli “atleti” cristiani, ma a imitare la loro fede (Ebrei 12:7).
Certo
la cosa richiede non solo un'affezione per le attività “sportive” ma anche la
volontà di partecipare. Quindi preparazione e rinuncia a tutto ciò che potrebbe
compromettere la nostra corsa.
Ma
questo non è l'unico esempio che potremmo fare.
“quelli che sperano nell'Eterno acquistano nuove forze, s'alzano a
volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non s'affaticano”
Isaia 40:31.

Tra
le numerose specie di uccelli che popolano la terra, alcuni sono cattivi
volatori come i gallinacei capaci di fare solo alcuni balzi per staccandosi da
terra alcuni metri; altri non volano affatto per l'esiguo sviluppo delle loro
ali e l'eccessivo peso del corpo come lo struzzo o l'emu. Mentre il termine
“uccello” evoca la leggerezza e la capacità di lunghi spostamenti in volo,
proviamo compassione nel vedere questi animali pesanti che manifestano un
comportamento così “terrestre”.
Ali inutili.
Legati
al suolo non possono utilizzare le loro ali. Non è questa un'immagine colpente
di numerosi cristiani? Sembrano ignorare la loro vocazione celeste, si sono
lasciati appesantire dalle cose di quaggiù. Il loro cammino, i loro obiettivi
non si elevano mai al di sopra del mondo visibile, le ali si sono atrofizzate.
Il loro cristianesimo si limita ad indossare solo delle piume, ha perso la
chiamata reale della fede che invita ogni cristiano a seguire il Signore Gesù
che non è venuto sulla terra per camminare come tutti gli altri uomini ma per
fare la volontà del Padre.
Le dieci porte di
Gerusalemme
Nehemia cap. 3
Quando il residuo di Giuda ritornò dalla cattività di Babilonia a
Gerusalemme, era molto debole e circondato dai nemici. Tuttavia, animati
dall'ardente desiderio di piacere a Colui che li aveva ricondotti dall'esilio,
decisero di ricostruire le mura della santa città e le porte che erano state
arse dal fuoco. Occupiamoci di queste, cercando quali siano le lezioni che lo
spirito di Dio vuole darci.
1 La porta delle pecore
«Elisascib, sommo sacerdote, si levò coi suoi fratelli sacerdoti,
te costruirono la porta delle pecore» (v.1).
La prima porta riparata è questa, che ci ricorda l'amore del Buon
Pastore per le sue pecore. Beato chi ha ascoltato la sua voce e può dire: «Il
Signore è mio Pastore». Venuto a cercare le sue pecore. Lui il buon Pastore, ha
dato la sua vita per loro «affinché abbiano la vita e l'abbiano ad esuberanza»
(Giovanni 10:10). Che amore infinto
racchiude questa parola «le mie pecore»; quale abbassamento per il creatore del
mondo, davanti al quale si prostrano velandosi la faccia le creature celesti,
che per avere dei compagni nella gloria è sceso nelle profondità della morte,
da dove fu poi elevato alla destra della Maestà dei cieli.
In questo vasto universo, creato della sua Parola e sostenuto della
sua potenza, vi è una sola categoria di persone chiamate «suoi»: sono coloro
che ascoltano la sua voce e lo conoscono come il loro Pastore e Salvatore. «Io
sono il buon Pastore e conosco le mie e le mie mi conoscono» (v.14).
Cari lettori, fate voi parte di quel beato «gregge» che il Pastore
conduce alla dimora celeste e che già quaggiù gode la vita, il nutrimento e la
libertà? Dobbiamo entrare dalla porta in questo recinto benedetto: «Io sono la
porta; se uno entra per me, sarà salvato» (v.9). Ed è anche Lui la
porta della città celeste: «Beati coloro che lavano le loro vesti per aver
diritto all'albero della vita e per entrare per le porte nella città»
(Apocalisse 22:14).
2 La porta dei pesci
«I figliuoli di Senaa costruirono la porta dei Pesci (v.3).
Questa porta ci ricorda l'opera di grazia che Dio ha compiuto per
la salvezza delle anime. Quando abbiamo capito la verità preziosa che siamo le
pecore di Cristo, abbiamo il privilegio di uscire in questo mondo, che
rassomiglia ad un mare profondo e agitato, per cercare le anime perdute. È per
questo che il Signore dice a Pietro, che si era gettato ai suoi piedi col
sentimento della sua miseria: «Non temere, da ora innanzi sarai pescatore
d'uomini (Luca 5:10).
Dio vuole che ci consacriamo con zelo a quest'opera benedetta. Il
cuore del Signore ne era totalmente impegnato; Egli dice ai suoi discepoli:
«Seguitemi ed io farò di voi dei pescatori d'uomini» (Marco 1:17). Possiamo tutti essere
utili in questo servizio d'amore e di testimonianza. Se non siamo qualificati
per annunciare pubblicamente l'Evangelo, possiamo pregare per quelli che lo
fanno; i risultati della preghiera della fede sono più preziosi di quanto possiamo
pensare. Che tutti i credenti si sentono coinvolti nell'opera che lo Spirito
Santo prosegue in questo mondo, in vista di radunare dei «vasi di misericordia»
che Dio prepara per la gloria.
È così che noi possiamo aiutare a costruire la porta dei pesci; che
sia ben aperta affinché, di giorno in giorno, delle anime possano essere
aggiunte «al Signore» (Atti 5:14). Egli è venuto in
questo mondo per cercare e salvare ciò che era perduto; non siamo negligenti nella
ricerca di coloro che hanno bisogno di ascoltare il messaggio dell'Evangelo! I
principali dei Tekoiti «non piegarono il loro collo a lavorare all'opera del
loro signore» (Nehemia 3:5), disprezzando il
meraviglioso privilegio di essere associati a Lui in quel prezioso lavoro. Non
siamo come loro!
3 La porta vecchia (o «del
vecchio muro»).
«E Ioiada e Meshullam restaurarono la porta Vecchia» (v.6)
Questa porta ci ricorda la parola del profeta Geremia: «Fermatevi
sulle vie e guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi, e
incamminatevi per essi» (Geremia 6:16).
Il «vecchio muro» e i «sentieri antichi» erano stati abbandonati, e
il risultato fu «la rovina del popolo di Dio». È lo stesso anche ai nostri
giorni. Quando siamo condotti alla conoscenza del Signore, dobbiamo cercare «la
porta vecchia», riparala accuratamente, per realizzare praticamente la
separazione dal mondo come ci impone la Parola. I «sentieri antichi» sono
quelli nei quali hanno camminato i santi all'inizio. Le pecore del Signore
hanno bisogno di essere ferme nella verità, nei pensieri di Dio. L'uomo cambia
e cerca cose nuove che chiama «progresso»; ma Dio vuole ricondurci a colui che
era «dal principio» (1 Giovanni 1:1), la persona benedetta
del suo Figlio del quale la gloria ha brillato nell'abbassamento della sua
umanità e che ci ha acquistato la vita eterna e una posizione immutabile nella
nuova creazione, grazie alla sua morte e alla sua risurrezione.
Impegniamoci ad «edificarci sulla nostra santissima fede» (Giuda v.20)
e ad aiutare i nostri fratelli a camminare nei sentieri antichi,
nell'ubbidienza alla sua Parola e nella separazione dal male. «Se tu separi ciò
che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca» (Geremia 15:19).
4 La porta della valle
«Hanun
e gli abitanti di Zanoah ripararono la porta della Valle» (v.13).
Qui abbiamo una seria e utile lezione. Sovente nella Parola la
valle è simbolo di luoghi profondi, dell'umiliazione. La porta della valle ci
conduce là, ed è proprio là che noi sperimentiamo la tenerezza delle cure del
Signore. Troviamo Lui stesso in questa valle, e possiamo dire come il Salmista:
«Tu sei meco, il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano»
(Salmo 23:4).
Prima di essere elevati bisogna che scendiamo: «Umiliatevi sotto la
potente mano di Dio, affinché Egli vi innalzi a suo tempo» (1 Pietro 5:6). Se sono deboli le
nostre affezioni per Cristo e se manchiamo di potenza e di conoscenza delle
cose divine, queste benedizioni possono essere realizzate soltanto nella «Valle
di Beca» (Salmo 84:6): «Quando attraversano
la valle di Beca essi la trasformano in luogo di fonti e la pioggia di autunno
la copre di benedizioni». Se desideriamo ardentemente che la realtà della fede
diventi la forza della nostra vita, lasciamoci condurre docilmente in questi
luoghi di abbassamento per «la porta della Valle», affinché con cuori sottomessi
ed una volontà infranta possiamo portare docilmente il giogo del Maestro che vuole
dare riposo alle anime nostre.
5 La porta del letame
«Malkia, figliuolo di Recab, restaurò la porta del Letame» (v.14).
L'apostolo Paolo conosceva bene questo posto; egli non aveva né una
nobile posizione, né considerazione nel sentiero che percorreva seguendo un
Maestro rigettato. Accettava la croce che aveva messo fine alle sue relazione
col mondo. Egli poteva dire: «Quanto a me, non sia mai ch'io mi glori d'altro
della croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo per me è
stato crocifisso, ed io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).
Se il mondo è sopra una croce e noi sopra un'altra, la distanza
morale che ci è infinita. Se noi la realizziamo per la fede, accetteremo con
gioia di entrare, per la «porta del Letame», nel sentiero di obbrobrio per
Christo. Alla fine del suo servizio, Paolo diceva ancora: «Siamo diventati e
siamo tutt'ora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti» (1
Corinzi 4:13).
Conosciamo noi questo cammino di sofferenza e di abnegazione? O
invece lo teniamo di evitarlo? Non dimentichiamo che fu il sentiero del Figlio
di Dio in un'abnegazione perfetta e un'ubbidienza assoluto. Senza un cuore che
simpatizzava con Lui, il Figlio eterno, che si è spogliato della sua gloria per
compiere la volontà del Padre, ha percorso questo cammini di abbassamento fino
alla morte della croce. Fu deriso e non nascose il suo volto all'onta e agli
sputi. Dobbiamo anche noi accettare l'obbrobrio di Cristo e considerarlo come
un grande onore. È una gloria e un privilegio soffrire per Cristo; gli apostoli
che erano stati «davanti al Sinedrio» si rallegravano di essere stati stimati
degni di soffrire il vituperio per il nome del Signore (Atti 5:41).
6 La porta della sorgente
«E shallum… riparò la porta della Sorgente» (v.15).
I costruttori non si fermano alla porta del Letame. Se noi
prendiamo un posto di rinuncia per amore del Signore, conosceremo anche il
refrigerio della sua presenza nella quale avremo delle gioie continue. «V'è un
fiume i cui rivi rallegrano la città di Dio, il luogo santo della dimora
dell'Altissimo» (Salmo 46:4). Quando a causa della
sua testimonianza fedele il cieco nato, guarito dal Signore, viene scacciato
dalla sinagoga, trova in quel luogo di disprezzo la Persona del suo Maestro,
rigettato come lui dai capi del popolo; e conoscendo la gloria del Figlio di
Dio, può prostrarsi ai suoi piedi per adorarlo (Giovanni 9:35-38). Trovata la fontana di
acqua viva la «porta della sorgente» è entrato nel santo luogo delle dimore
dell'Altissimo dove i fedeli sono «saziati dell'abbondanza della sua casa» e
abbeverati al torrente delle sue delizie (Salmo 36:8).
La porta della Sorgente era «presso la vasca di Siloe, vicino al
giardino del re» (v.15). quando impariamo a
conoscere il Signore come Colui che fu «inviato dal Padre» (Siloe) siamo
condotti alla fontana delle acque vive (Giovanni 9:7). Alla vasca di Siloe
il cieco nato fu mandato dal Signore per lavarsi e ritornò guarito. Quella
vasca era «presso il giardino del re». L'inviato del Padre lascia la gloria per
aprici il cammino del giardino delle delizie regali. Discese i gradini che lo
avrebbero condotto delle altezze della gloria divina alle profondità della
morte; ma il suo Dio, che aveva glorificato con la sua ubbidienza, Gli ha dato
il primo posto e un «nome al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù
si pieghi ogni ginocchio» (Filippesi 2:10-11). La scalinata che
conduceva alla vasca di Siloe scendeva dalla città di Davide; così il Signore
aveva abbandonato la sua gloria di Messia scendendo nelle acque della morte da
dove fu elevato alla destra del Padre. Ma vedrà il frutto del travaglio
dell'anima sua e ne sarà saziato! «A colui che ha sete io darò gratuitamente
della fonte dell'acqua della vita» (Apocalisse 21:6). Se ci abbeveriamo a
questa fonte, l'acqua che ci dà il Signore diverrà in noi una fontana che
scaturisce in vita eterna (Giovanni 4:14). È così che con la potenza
dello Spirito di Dio, possiamo far salire al nostro Dio e Padre un culto in
ispirito e verità, poiché il Padre cerca degli adoratori che lo servono con
cuori felici ora che hanno conoscenza del suo amore e dell'opera della
redenzione.
Per la potenza dello Spirito di Dio abbiamo anche la possibilità di
pregustare le gioie eterne che saranno la parte immutabile della famiglia
celeste. Con Colui che è «il Primogenito fra molti fratelli» intoniamo
nell'Assemblea il Cantico nuovo, alla gloria del suo nome! E offriamo
incessantemente a Dio, nostro Padre, la lode che gli è dovuto, frutto di labbra
confessanti il suo Nome (Ebrei 13:15).
7 La porta delle acque
«I Nethinei lavorarono fino dirimpetto alla porta delle Acque» (v.26).
Questa porta ci ricorda un pressante appello del Signore: «Or,
nell'ultimo giorno, Gesù stando in pié esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e
beva. Chi crede in me… fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38).
Se abbiamo realizzato il privilegio dell'adorazione del Padre per
la potenza dello Spirito Santo, fonte d'acqua viva zampillante in vita eterno,
dobbiamo anche conoscere la porta delle Acque che scorre per rinfrescare e
dissetare altre anime. È andando a Cristo e bevendo a quella sorgente di acqua
viva che potremo essere dei canali di benedizione per le anime assetate, dei
«ruscelli» che partono da un fiume i cui rivi rallegrano non soltanto la città
di Dio (Salmo 46:4), ma anche i luoghi
aridi e desolati del mondo.
Perché dobbiamo così sovente deplorare la nostra povertà
spirituale? Forse è perché dimentichiamo la nostra dipendenza dallo Spirito
Santo che è la potenza del culto che rendiamo al nostro Dio e Padre, o perché
negligiamo il nostro servizio verso coloro che sono da Lui amati e che dobbiamo
invitare a bere a questi fiumi di acqua viva. La potenza dello Spirito è forse
diminuita? No certamente; perciò dobbiamo camminare nella sua dipendenza e
riparare la porta delle acque, affinché la benedizione che Egli si compiace di
spandere su noi possa scorrere senza ostacolo il sollievo di molti, alla gloria
del nome del Signore. Tutti coloro che si abbeverano a quest'acqua benedetta, saranno
dissetati e resi capaci di portare del frutto per Lui. Non si può bere di
quest'acqua viva o gustare le celesti consolazioni senza sentire il bisogno di
spanderle attorno a noi. Il punto importante per ogni anima messa a contatto
con l'Evangelo è di avere sete, come la cerva che agogna i rivi delle acque
(Salmo 42:1). A questo bisogno
risponde la potenza dello Spirito Santo che fa del credente fedele un canale
del fiume della vita, la cui sorgente è in altro.
8 La porta dei cavalli
«I sacerdoti lavorarono al di sopra della porta dei Cavalli» (v.28).
Il cavallo è sovente nella Parola il simbolo della potenza sia per
la gioia e la comunione delle nostre anime con Dio, sia per il servizio e la
perseveranza nel cammino della testimonianza per Cristo.
Nel Cantico dei Cantici, lo Sposo paragona la Sposa a una cavalla
che si attacca ai carri di Faraone (Cantico dei Cantici 1:9). Il Signore ricorda ai
suoi l'Egitto dal quale li ha tratti con braccio forte, sottraendoli dalla
schiavitù di Faraone. Così, l'amore che ci ha liberati dal mondo e dal suo
principe fa di noi dei servitori di Colui che ci ha salvati, dandoci la vita e
la forza necessarie per consacrare i nostri giorni al suo glorioso servizio. Il
cavallo è anche il simbolo della rapidità e della docilità. Nonostante la sua
forza, egli ubbidisce alla minima tensione delle redini. Siamo anche noi così
ubbidienti? Esaminiamo le nostre vie alla presenza del Signore e domandiamoci
se non abbiamo lasciato cadere in rovina «la porta dei Cavalli» e se non
vediamo la necessità di metterci con zelo a ricostruirla.
Ricordiamoci che se la nostra posizione è immutabile in Cristo il
posto che occupiamo come servi e testimoni del nostro Signore ci può essere
tolto e affidato ad altri, se noi perdiamo il nostro tempo in pigrizia e
disubbidienza. «Il cavallo dai fianchi serra» (Proverbio 30:31) offre al saggio Agur
l'immagine di una delle quattro creature che hanno «una bella andatura e un bel
portamento» quaggiù in mezzo alla confusione creato dal peccato. Possa ciascuno
di coloro che appartengono al Signore manifestare questi caratteri, avendo
l'orecchio attento per capire le sue direttive e il cuore disposto a ubbidire
ai suoi comandamenti.
9 La porta orientale
«Dopo di lui lavorò Scemaia, guardino della porta Orientale» (v.29).
Che cosa ci ricorda questa porta? Il levare del sole, cioè la
nostra speranza. Ricordiamoci di questa porta; alziamo il capo in alto poiché
la nostra redenzione è vicina. «L'aurora dall'alto ci visiterà per risplendere
su quelli che giacciono in tenebre e ombra di morte, per giudicare i nostri
passi verso la via della pace» (Luca 1:78-79). Rigettato alla sua
prima venuta, Egli ha compiuto l'opera della redenzione ed è risorto; ma
«apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la
loro salvezza» (Ebrei 9:28). «Senza peccato»
significa che non dovrà più occuparsi della questione del peccato che è stata
regolata per mezzo del suo sacrificio. Nella sua potenza infinita, completerà
quello che concerne i suoi riscattati, rivestendoli di un corpo glorioso e
introducendoli nella casa del Padre. La Stella del mattino si è levata nei
vostri cuori in attesa del suo apparire glorioso nei cieli? La prospettiva
radiosa di vederlo a faccia riempie le vostre anime di gioia e di speranza?
Il suo ultimo messaggio alla Chiesa è questo: «Io sono la lucente
stella mattutina. Io vengo tosto». Possiamo noi rispondere con cuori attaccati
alla sua persona: «Amen, vieni Signore Gesù» (Apocalisse 22:20). Quando avrà raccolto
i suoi santi presso di sé, apparirà come il Re dei Re, esercitando il giudizio
e la giustizia nei cieli e sulla terra; e, come il sole glorioso nel suo
splendore, illuminerà la terra e dissiperà le tenebre. «Ecco, il giorno viene,
ardente come una fornace… ma per voi che temete il mio nome, si leverà il sole
di giustizia e la guarigione sarà nelle sue ali» (Malachia 4:1-3).
10 La porta di Hammifkad
«Dopo di lui, Malkia, uno degli orefici, lavorò dirimpetto alla
porta di Hammifkad» (v.31) (la
parola Hammifkad è tradotta con «designato» in Ezechiele 43:21).
Vi è un luogo designato da Dio per essere l'abitazione eterna dei
suoi riscattati. Quando il numero di questi sarà completo, saremo portati là
per mezzo della potenza infinita del Vincitore della morte che ha acquistato
loro una redenzione eterna e che li vuole avere con sé nella gloria. Egli ha
preparato un posto nella «casa del Padre», secondo il volere del Dio d'amore. Egli
può dire: «Io voglio che dove sono io siano con me anche quelli che tu m'hai
dati» (Giovanni 17:24) poiché
il pensiero e la volontà del Padre è di dargli il frutto del travaglio dell'anima
sua. Le miriadi di riscattati intoneranno attorno a Lui il cantico nuovo, e
diranno: «A Lui che ci ama e ci ha lavati dai nostri peccati col suo sangue, a
Lui sia la gloria e l'imperio nei secoli dei secoli! Amen» (Apocalisse 1:5-6).

Sedersi
Aspettare il Signore
Il dottore della legge e il carceriere di Filippi
Con tutto il vostro cuore
Le prove globali
Ultima chiamata
“Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti
inonderà di luce” Efesini 5:14.
“Mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è
morto per gli empi” Romani 5:6.
In
un’aerostazione, un viaggiatore con accanto il suo bagaglio si era assopito su
una poltroncina. L’orario del suo volo era chiaramente scritto sul biglietto,
ma non sentì l’ultima chiamata che invitava i viaggiatori ad affrettarsi verso
l’imbarco. Continuò a dormire. Poi la porta venne chiusa, la passerella
ritirata, e l’aereo decollò… senza di lui.
Forse hai
sentito parlare del Vangelo. Esso propone a tutti il mezzo per essere eternamente felici alla presenza di Dio quando saremo
chiamati a lasciare questo mondo. Gesù è venuto sulla terra per salvare gli
uomini. È l’ultima chiamata che Dio fa all’uomo perduto. Se è ascoltata e
ricevuta, essa permette ad ognuno di essere pronto per la partenza, con il
“biglietto” giusto, un “biglietto” che non può essere perso o dimenticato. Dio
lo imprime nel più profondo del nostro essere in modo indelebile: è il
sacrificio di Cristo alla croce se l’abbiamo accolto con fede sincera.
Ecco cosa
può dire chi ha udito la sua chiamata e ha creduto al messaggio del Vangelo:
“Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” Galati
2:20.
“Il sangue di Gesù Cristo mi ha purificato da ogni peccato”
1 Giovanni 1:7.
Ed anche: “Mi sono convertito “dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente
e vero, e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai
morti” 1 Tessalonicesi 1:9,10.
Non abbiate
timore. Contrariamente a quel viaggiatore, tutti quelli che credono alla realtà
di queste parole di vita udranno la voce del Signore quando li chiamerà, e
partiranno verso il cielo con Lui.
Riflettere
Jenny Rivera ha detto: “non crollerò mai” ed è
crollato su un aereo.
Il proprietario del Titanic disse: “nessuna tempesta
ne Dio potrà affondare questa nave" e già sapete cosa è successo.
Marilyn Monroe disse: “non ho bisogno di Gesù", tre giorni dopo l'hanno
trovata morta. Una madre disse a sua figlia: “che Dio ti accompagni”.
Ironicamente lei rispose: "nel bagagliaio perché qui non c'è posto"
in quel viaggio c'è stato un incidente dove tutti i giovani che erano a bordo
sono rimasti schiacciati fra le lamiere e il bagagliaio è rimasto intatto.
Il padre, per la festa dell'ultimo dell'anno, ha detto
a suo figlio: “che Dio ti protegga” e il figlio gli ha risposto “I miei amici
mi proteggeranno più di Dio”. Al ritorno a casa sua una pallottola vagante lo
ha ucciso e gli amici non (hanno) potuto a proteggerlo.
Anna possiede un calendario biblico, è stata sua nonna
a darglielo. Lo ha accettato solo perché gli vuole molto bene. È sempre stato
in bella vista sopra una pila di libri. Sfogliato distrattamente, letto a
tratti fino a una sera in cui Anna posò lo sguardo solo sul versetto in alto,
quello scritto in neretto: “Preparati...a incontrare il tuo Dio!” (Amos 4:12). Queste semplici parole provocarono del
turbamento nel suo cuore. Cercò di distrarsi preparandosi per la serata da
trascorrere con le sue nuove amiche ma nella sua mente queste parole
continuavano a riaffiorare. Arrivata la sera sentì suonare il campanello, e una
voce femminile le chiese al citofono: “Anna, sei pronta?”. Non uscì quella sera
e non se né mai pentita. Non vi fu nessun tragico incidente solo delle vite rovinate
da strane compagnie alla ricerca di eccessi e di nuove sensazioni.
“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non
ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di
prima sono passate” Apocalisse 21:4.
Se fosse necessario riassumere in cinque parole la
storia del mondo di oggi non sarebbe possibile farlo meglio che con queste
parole: “lacrime … morte … cordoglio … grido ... dolore”. Questo
e ciò che si incontra con frequenza in questo mondo, ma poi non finisce ogni cosa.
No! Dopo vi è il giudizio. È necessario “prepararsi” cioè trovare un rifugio,
un posto sicuro e questo lo si può fare solo in Cristo. Solo in Lui vi è
salvezza, riposo, consolazione, speranza.
Senza? “lacrime ... la morte ... cordoglio ...
grido … dolore”.
L'Agnello salvatore
"Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del
mondo!" Giovanni 1:29.
Il turista in visita al villaggio di Werden, nella Ruhr,
può rimanere sorpreso vedendo, in cima al tetto della chiesa, un agnello in
pietra, lavorato a scalpello senza altra decorazione. Durante la costruzione
dell'edificio, un operaio che stava per finire il suo lavoro sul tetto perse
l'equilibrio per la rottura di una corda che teneva il suo cesto di tegole.
Sarebbe certamente morto se, miracolosamente, non fosse caduto su un montone
che stava brucando nei pressi. L'animale perse la vita salvando quella
dell'artigiano il quale, in segno di gratitudine, fece realizzare quella
scultura e la pose ben in vista sul tetto.
Questa storia ci fa pensare a Gesù Cristo, che la
Bibbia chiama sovente Agnello di Dio, e la cui morte ha salvato e vuole
ancora salvare innumerevoli persone. Contrariamente all'animale della nostra
storia, che non è stato altro che un attore passivo, il Signore Gesù ha preso
parte attiva nella nostra salvezza; prima ancora di venire come uomo in questo
mondo, sapeva che sarebbe dovuto morire su una croce, e l'ha accettata per
amore per noi. Il suo sacrificio è stato volontario; ha preso su di sé
tutti i nostri peccati e ne ha assunto la colpa davanti al Dio giusto e
santo. E la vita che comunica ora a quelli che credono in lui riguarda la
nostra anima; essa è eterna.
Ma attenzione! La sua morte non salva chi non vuole
essere salvato. Egli vuol essere il Salvatore di tutti, ma non impone la
salvezza; la offre gratuitamente a quelli che si riconoscono perduti e si
rivolgono con fede a lui. Che ognuno accetti per se stesso il sacrificio
dell'Agnello di Dio!
Dormi tranquillo?
Scorrendo i necrologi pubblicitari da un giornale,
sono stato colpito da una frase che precedeva uno di essi: “Il sonno non è che
una breve morte, e la morte un sonno più lungo. Dormi tranquillo”.
Una frase del genere non è che uno dei tanti tentativi
che l'uomo fa per vincere la paura della morte. Con un gioco di parole si cerca
di confondere la morte col sonno per dedurre poi che l'estinto può essere
tranquillo. Follia! Dopo la morte non c'è ne riposo né tranquillità ma
il giudizio. “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo
di che viene il giudizio” Ebrei 9:27.
Si dice spesso, di fronte alla morte siamo tutti
uguali. Invece Dio divide gli uomini in due categorie: quelli che compariranno
davanti a Dio per essere giudicati per i loro peccati e coloro che avendo
creduto nel sacrificio di Cristo non verranno in giudizio ma saranno salvati.
Infatti il Signore stesso disse: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta
la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in
giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” Giovanni 5:24.
Dopo la morte si conosce già la sofferenza. Del ricco
è scritto: “E nell'Ades, essendo nei tormenti” (Luca 16:23)
cioè era nel luogo dove soggiorneranno fino al momento del giudizio. Nessuno
potrà mutare questa situazione; inutili saranno le preghiere o altri riti
religiosi dei vivi in favore dei defunti. Questo avviene per la prima
categoria, la seconda invece, è subito con il Signore. “ma siamo pieni di
fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore” 2 Corinzi 5:8.
Se cerchi la “tranquillità”, la sicurezza ricercala in
Dio. Chiediti se il tuo nome è scritto nel Libro della Vita perché altrimenti
sarai gettato nello “stagno di fuoco”, là dove è il pianto e lo stridor dei
denti. “Scegli la vita (Cristo) affinché tu viva” Deuteronomio 30:19. Scegli oggi perché il domani non ti
appartiene.
I peccati
Che cosa è il peccato? E cosa produce?
Il peccato produce semplicemente un cattivo stato
d'animo? Oppure, il peccato porta un senso di disagio?
No!
Paolo scrive: “Il salario del peccato è la morte,
ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore” Romani 6:23.
Il peccato è fatale. Cosa si può fare in proposito?
Alcuni psicologhi consigliano di parlarne. Se si hanno
dei pesi, dei rimorsi, se si è consapevoli di aver fatto qualcosa di sbagliato
bisogna parlarne. Già ma con chi?
Se scegliete di parlarne con uno di loro, vi
ritroverete in uno studio, dinanzi ad una persona gentile, che vi inviterà ad
aprire il vostro sacco e a tirare fuori tutte le “pietre” che contiene. Le
metterete tutte sul suo pavimento, vi farà parlare e le analizzerete una per
una. E questo vi farà sentire momentaneamente meglio, ma quando finisce l'ora
voi dovete portarvi via ancora il vostro sacco. Che cosa ne farete di quelle
“pietre”? Esse rappresentano tutti i passi falsi che avete fatto nella vostra
vita.
Ogni uomo possiede una certa conoscenza del bene e del
male: chiama buone certe cose e altre cattive. Ma non ci sono due persone che
giudichino esattamente il bene e il male secondo la stessa misura. Ognuno
misura il bene secondo un suo ideale e giudica il male con una misura molto
tollerante verso sé stesso ma che non risparmia gli altri.
Chi si ubriaca si persuade che non c'è un gran male a
bere, ma definirà il furto un gran peccato. L'uomo avido che ogni giorno
commette qualche frode negli affari, si tranquillizzerà dicendo che tale è
l'abitudine del commercio e che non si può fare altrimenti. Il bugiardo
d'altronde farà notare che lui infondo, non bestemmia né si ubriaca.
Tutto ciò ci prova che gli uomini non si giudicano
secondo una misura fissa e determinata del bene e del male, ma che ognuno si
serve a questo riguardo della misura che conviene e sé stesso. Ma esiste una
misura con la quale tutti saranno misurati. Esiste una “paga” che l'uomo
riceverà per le sue azioni.
“Il salario del peccato è la morte, ma il dono di
Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore” Romani 6:23.
L'uomo deve decidere se vuole essere “pagato” per quello che merita,
oppure riconoscere il suo fallimento e ricevere in “dono” la vita eterna che
Dio offre per fede sulla base della sua grazia, avendo Gesù Cristo pagato il
debito al nostro posto.
ABITUDINI
Di Cesare Casarotta
Spesso quando parliamo di abitudini, le associamo a
concetti come routine, esteriorità, formalismo etc.
Soprattutto in campo spirituale talvolta rischiano di
diventare sinonimo di religiosità esteriore.
Possiamo chiederci: il Signore Gesù aveva delle
abitudini quando era su questa terra?
-“…come era solito entrò in giorno di sabato
nella sinagoga” (Luca 5:21).
-“Di nuovo si radunarono presso di Lui delle folle; e
di nuovo Egli insegnava loro come era solito fare (Marco 10:1).
-“Poi uscito, andò come al solito al Monte
degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono” (Luca 22:39).
E cosa dire della preghiera presente costantemente
nella sua vita?
Le abitudini spirituali del Signore erano motivate da
un profondo amore per Dio e per le anime. Sono per tutti noi esempio di
ubbidienza a Dio, interesse per gli altri, devozione, dipendenza, costanza,
disciplina.
Tutte qualità di cui frequentemente siamo mancanti.
Anche noi con il Suo auto, animati dalle giuste
motivazioni di cuore, dobbiamo sviluppare delle sane abitudini spirituali.
Dobbiamo bandire ogni formalismo o ipocrisia, ma sentire fortemente il bisogno
di sviluppare la dipendenza nella preghiera, disciplina nella lettura e
meditazione della Parola, costanza nel partecipare alle riunioni della chiesa,
non solo quelle a distanza come questo periodo, ma sempre quando dovremo
recarci fisicamente alle riunioni, devozione nel servizio che il Signore ci ha
affidato per adempierlo. Dobbiamo confessare la nostra freddezza, la nostra
mancanza di devozione e disciplina
Siamo in un momento dove ci viene detto che dovremo
cambiare le nostre abitudini quotidiane, dove è possibile che molte cose non
saranno più come prima. Fermiamoci, esaminiamo le chiediamoci se nella nostra
vita di credenti è giunto il momento di abbandonare abitudini poco sane, per
svilupparne altre per piacere al Signore.
Chiediamo con forza che nella nostra vita ci siano
delle buone e sane abitudini spirituali per portare del frutto alla Sua gloria.
Candele
Qualche tempo fa nella mia abitazione è venuta a
mancare la corrente. C'era stato un blackout a causa di un fulmine era saltata
la cabina elettrica che forniva l'energia a tutto il quartiere. Così mi sono
mosso nell'oscurità fino all'armadietto in cucina dove tengo delle candele.
Che bella cosa la luce!
Ho trascorso alcuni minuti fissando la candela che
stringevo in mano e mi sono passati per la mente vari pensieri e quel semplice
episodio mi fece riflette. Avevo una candela e la stanza era completamente
avvolta dalle tenebre, ho immaginato di avere un dialogo con la candela.
Che pensiero strano, non è vero? Ma ho immaginato una
candela parlante. E mi ha chiesto: “Dove mi porti?”. “Beh, ovviamente a fare
luce. Non lo vedi che è tutto buio”. “No! Non portarmi fuori di qui”. “Ma cosa
dici. Tu sei una candela e il tuo compito è quello di fare luce”. “Ho bisogno
di più tempo, non sono preparata e non credo di riuscirci.” spiegò la candela.
E aggiunse: “prova con un' altra, sono sicura che ti andrà meglio” poi ridusse
la sua luce fino ad emettere un tenue puntino luminoso.
Allibito da un simile colloquio mi accinsi ad
afferrare e accendere un'altra candela, ma il risultato non cambiò. “Cosa fai
mi chiese?”. “Ti prendo per illuminare” risposi sorpreso. “Si lo so...l'avevo
capito...ma vedi non sono pronta”. Stupito da tale affermazione, passai in
rassegna la candela ma non trovai in essa niente che non potesse andare. “Per
favore rimettimi a posto” mi disse con voce supplicante.
La terza candela mi redarguì con con voce squillante “
Vorrei esserti d'aiuto, ma vedi illuminare l'oscurità non è il mio dono”. “Ma
cosa dici non esiste il dono di illuminare devi semplicemente dimostrare di
essere ciò che sei”. “Si, lo so ma sto facendo altre cose, sono molto impegnata
e poi vedi... sto meditando”. “Però vorrei darti un consiglio: Prova con la
candela nove, lei è sempre così disponibile:”
Afferrai la candela indicata e l'accesi. Non disse
niente e si lasciò usare proprio per ciò che era, una candela. La passai e
ripassai varie volte fra le dita osservandola con cura ed era esattamente come
tutte le altre, non aveva niente di più, solo si era fatta usare per cui era
stata fatta, per illuminare.
“Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra
un monte non può rimaner nascosta”Matteo 5:14.
Il fondo è buono?
“Anche se ti lavassi con il nitro e usassi molto
sapone, la tua iniquità lascerebbe una macchia davanti a me, dice il Signore,
DIO” Geremia 2:22.
L'estate scorsa, durante una breve vacanza ero in
piedi vicino ad un piccolo stagno molto calmo che brillava come uno specchio al
sole. Avevo in mano una canna e immergendone la punta volevo saggiarne il
fondo. Ecco innalzarsi subito nugoli di fango che si sollevano intorno
all'acqua agitata: ora sotto ai miei occhi non avevo altro che una pozza
d'acqua sporca da cui allontanarmi disgustato.
Quando ripassai dopo circa un'ora era tornato tutto
calmo, il fango si era depositato di nuovo sul fondo e avevo dinanzi a me un
grazioso laghetto chiaro e puro.
Questo stagno mi aveva fatto pensare ad un mio vecchio
collega d'ufficio che andava spesso in collera per futili motivi e amava
ripetere: “Mi offendo facilmente e vado su tutte le furie ma dura solo un
momento in fondo ho un cuore buono”.
Il fondo è buono? No! Il problema è proprio il fondo
ed è quello che non è buono.
“Dalla pianta del piede fino alla testa, non c'è
nulla di sano” Isaia 1:6. Abbiamo bisogno di
essere rinnovati, non è possibile andare avanti così. Il fango continuerà a
uscire fuori. Occorre rimuoverlo, il nostro cuore deve essere cambiato. “Se
dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura le cose vecchie sono passate
ecco sono diventate nuove” 2 Corinzi 5:17.
“Venite a me …”
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e
oppressi, e io vi darò riposo”
(Matteo 11:28)
Il Signore Gesù un giorno a detto “Venite a me coi
tutti …” e queste parole racchiudono tutta una grande quantità di piccoli
messaggi rivolti a ciascuno noi, a seconda del nostro bisogno. È come se lui ci
dicesse:
“Non andate a nessun altro. Colui che vi ha creato,
sono Io e conosco tutto quello che vi riguarda. Io conosco già di gran lunga i
vostri pensieri e so quello che direte prima che voi l’abbiate detto (Salmo 139:2-4). Sono Io che ho pagato il prezzo della
vostra salvezza e sono il solo che possa salvarvi e risolvere tutti i
vostri problemi. Nessun altro può farlo. Nessun profeta del Vecchio Testamento,
nessun apostolo del Nuovo Testamento può salvarvi. Né santi né angeli possono
promettere una soluzione ai vostri problemi ma, per Me, niente è impossibile.
Io sono un Dio giusto ed un Salvatore (Isaia 45:21). “Venite a me, voi tutti che siete
affaticati e oppressi”. Per stanchi e depressi che possiate essere, per
pesanti che siano i vostri fardelli venite semplicemente a me. L’invito è per
tutti, ricchi e poveri, vecchi e giovani, uomini e donne. Si indirizza alle
persone colte, come a quelle emarginate o senza morale. Venite a Me coi vostri
problemi: che siano di ordine finanziario, medico, morale o coniugale. Venite a
Me come lo hanno fatto tanti prima di voi ed Io vi prometto che “colui che
viene a me, non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37).
Io sono venuto affinché abbiate “vita” e l’abbiate “in abbondanza”
(Giovanni 10:10).
Venite ora, non esitate! Venite voi peccatori e voi credenti. Venite voi
tutti che siete affaticati ed oppressi. Venite, ed io vi darò riposo, il riposo
per le vostre anime turbate il riposo per il vostro spirito ansioso, il riposo
per il vostro cuore triste. Rimuoverò la vostra paura dei tormenti eterni e vi
donerò “la pace con Dio” (Romani 5:1),
la vostra ansietà la rimpiazzerò con “la pace di Dio che supera ogni
intelligenza” (Filippesi 4:7). Per Me niente
è impossibile. “Io amo quelli che mi amano, e quelli che mi cercano mi
trovano” (Proverbi 8:17). “Venite a me,
voi tutti che siete affaticati e oppressi” perché “Io sono la via, la
verità e la vita” (Giovanni 14.6)”.
Prostratisi, lo adorarono.
Di Cesare Casarotta
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua
madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei
doni: oro, incenso e mirra.
Vangelo secondo Matteo 2:11
I magi avevano fatto un lungo cammino, per adorare il
re dei Giudei che era nato.
Avevano portato dei doni preziosi, che fossero degni
di questo re che era nato.
Giunsero al luogo dov'era il bambino.
Penso che quando sono arrivati in quel luogo non
abbiano visto nulla che in qualche misura potesse fargli ricordare un contesto
regale. Non vi era una corte, non vierano servitori ad accoglierli, non vi era
una dimora lussuosa, sfarzosa. Non era il palazzo di un re, il luogo in cui
erano giunti. Non si sono fermati. Non hanno pensato di "avere sbagliato
indirizzo". Sono entrati. Cosa hanno trovato? Umanamente una situazione
modesta, semplice: un bambino con sua madre.
Non ci è riportata nessuna parola. Si sono prostrati.
Hanno adorato.
Gli hanno offerto i doni che gli avevano portato.
Credo che vi sia una grande lezione per tutti noi. La fede non è abbagliata
dalle apparenze, da ciò che colpisce la vista, da quello che conta per l'uomo.
La fede è occupata della gloria della persona di Cristo, di quello soltanto.
C'è un'adorazione "in silenzio". Umanamente mancano le parole. Gli
offriamo quello che dalla sua mano abbiamo ricevuto. Esaltiamo davanti al Padre
l'eccellenza della Sua persona e della Sua opera. Esaltiamo la sua gloria, la
sua maestà, la sua divinità, la sua opera. Riflettiamo sui doni portati dai maghi.
L’oro rappresenta la potenza la ricchezza di un sovrano. Pensando al Signore ci
fa pensare alla sua maestà divina e nello stesso tempo riflettiamo su Colui che
“essendo ricco si è fatto povero” per amore nostro.
L’incenso, peraltro utilizzato nei sacrifici offerti
dal popolo di Israele, ci può parlare del fatto che a Lui è dovuta la
riconoscenza e l’adorazione. A Lui che è il vero Dio e si è manifestato in
carne. Se pensiamo all’utilizzo dell’incenso nella composizione del profumo
offerto sull’altare d’oro del tabernacolo (Esodo 30:34-38),
ci può far pensare all’apprezzamento di Dio della persona del Signore Gesù che
si è offerto come sacrificio a Dio quale profumo di odore soave (Efesini 5:2).
La mirra, tra l'altro era utilizzata per
l'imbalsamazione (Giovanni 19:39), è associata
all’idea di morte e di sofferenze e possiamo pensare al Signore Gesù alle sue
sofferenze: nel suo cammino, sulla croce; nulla gli è stato risparmiato.
Meditiamo sul fatto che è entrato nella morte, è stato deposto nel sepolcro.
Possiamo dire che la mirra ci parla del profumo del Signore Gesù, che esala
dalle sue sofferenze. Lui che è stato “l’uomo di dolore, familiare con la sofferenza”
(Isaia 53:3).
I magi comprendevano tutti questi significati?
Probabilmente no, ma noi che per la grazia di Dio conosciamo queste cose! Che
possiamo essere costantemente attratti da Lui occupati della Sua persona e
della Sua gloria, per rendergli l'omaggio che gli è dovuto! In un mondo che
guarda all’immagine, all’apparenza, al contorno, che sappiamo sempre essere
attirati da quella gloria sconosciuta all’occhio umano, ma visibile allo
sguardo della fede!
Giustificazione
Una
persona è giustificata davanti a Dio per mezzo di che cosa?
Essere buoni?
Una
persona è giustificata davanti a Dio tramite la bontà. Pagate le vostre tasse.
Date del pane ai poveri. Non guidate troppo velocemente, non bevete troppo o
non bevete affatto. Un comportamento cristiano questo è il segreto.
La sofferenza?
Forse
la risposta è qui. Questo è il modo per essere giustificati davanti a Dio:
soffrire.
Dormire
su di un pavimento di terra. Malaria, povertà, giorni freddi o lunghe notti
insonni. Voti di castità, teste rasate, piedi scalzi. Più grande è la
sofferenza, più grande la santità.
La dottrina?
Magari
è questa la soluzione. Possedere molti volumi di teologia, frequentare centri
dedicati all'interpretazione della tradizione religiose. Impettiti teologi che
spiegano ogni mistero. Il Millennio semplificato. Ispirazioni chiarite. Dio
deve salvarci, noi sappiamo tutto di Lui.
Come essere giustificati con Dio?
Tutto
quanto detto sopra è stato provato. Tutto è stato pensato. Tutto si è tentato
di dimostrarlo, ma nulla di ciò viene da Dio. Infatti, questo è il problema.
Nessuna di queste cose viene da Dio. Tutto viene dalle persone. Pensateci.
Chi
è il punto di forza dei precedenti esempi? Il genere umano o Dio? Chi opera la
salvezza voi o Lui?
Se
siamo salvati per le buone opere non abbiamo bisogno di Dio, ci salveranno le
nostre “buone azioni”, saranno esse a portarci in cielo. Se siamo salvati per
le sofferenze, sarà lo scorrere naturale della vita a procurarcele, non ci sarà
bisogno di cercare Dio, non ne avremo bisogno. Se poi siamo salvati per mezzo
della dottrina, allora studiamo! Procuriamoci un buon commentario, più grande
sarà la nostra libreria e maggiori saranno le nostre certezze di entrare nel
cielo.
All'uomo
piace essere al centro di ogni cosa, il Signore diceva dei Farisei: “Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini”
Matteo 23:5.
E
pose loro una domanda di fuoco: “Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della
geenna?” Matteo 23:33.
Buona
domanda per i Farisei, buona domanda per me e per te. Come
pensi di scampare?
Osate
stare davanti a Dio e chiedergli di salvarvi per le vostre sofferenze, il
vostro lavoro o i vostri studi? Io non lo farei. Paolo non lo fece. Gli
occorsero forse dieci anni per condensare in un solo versetto l'essenza della
giustificazione.
“poiché riteniamo che l'uomo è
giustificato mediante la fede” Romani 3:28.
Non
tramite le buone opere, la sofferenza o lo studio. Tutte queste cose possono
essere i risultati della salvezza, ma non la causa di essa. Come scamperemo al
giudizio della geenna? C'è un solo modo. Tramite la fede nel sacrificio del
Signore. Non è ciò che voi fate ma ciò che Lui ha fatto.
Fondamenta
“Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le
mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia. Assomiglia a un uomo il
quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il
fondamento sulla roccia” Luca 6:47-48.
La piazza di Venezia è circondata da parecchi
monumenti molto antichi. Il campanile è un'eccezione, lo si è dovuto
ricostruire all'inizio del XX secolo, poiché un primo campanile era crollato
nel 1902, mille anni dopo la sua costruzione. Era stata costruita sopra
palafitte di legno immerse in una falda d'acqua sotterranea. Abbassandosi il
livello di questa falda, le palafitte, esposte all'aria, sono marcite.
Ogni architetto conosce l'importanza di quella parte
nascosta delle costruzioni che costituiscono le fondamenta. Dalla loro tenuta
dipende la stabilità di tutto l'edificio. Ebbene, le palafitte del campanile ci
fanno pensare al fondamento che serve da appoggio alle nostre vite. Sbagliare
sulla scelta delle fondamenta è l'errore più grande che un uomo possa fare.
Pensate, tanti anni di lavoro, tanti sforzi, giorni e giorni sotto il sole e
sotto la pioggia, progetti e poi, finalmente, il campanile sembrava fatto. Si
saranno rallegrati avranno fatto festa, si saranno compiaciuti: “ecco una
magnifica opera che durerà nel tempo”.
No! Tutto
è crollato.
Ah per il campanile si è potuto porre rimedio ma per
l'uomo? Per chi ha scelto di condurre la propria vita senza Cristo che cosa
avverrà? La risposta la troviamo nel versetto successivo: “la rovina di
quella casa è stata grande” v.49.
Non affidate la vostra vita ai consigli degli altri. Non
siate attratti dall'apparente successo di alcuni. Apparentemente, molti,
sembrano “costruire” bene, con del risultato, ma le loro fondamenta non sono
durevoli. Il Signore, prima di questi versetti aveva detto: “Può un cieco
guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?” v.39.
Queste parole erano riferite ai conduttori del popolo
d'Israele; essi non potevano evitare il fosso sulla loro strada. Alla fine del
cammino di ogni uomo si trova una “fossa”, se non riceve Cristo, se i suoi
occhi non vengono aperti per vedere dove finisce il proprio cammino, allora,
cadrà nella “fossa” e la sua rovina sarà grande.
Ultima chiamata
“Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti
inonderà di luce” Efesini 5:14.
“Mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è
morto per gli empi” Romani 5:6.
In
un’aerostazione, un viaggiatore con accanto il suo bagaglio si era assopito su
una poltroncina. L’orario del suo volo era chiaramente scritto sul biglietto,
ma non sentì l’ultima chiamata che invitava i viaggiatori ad affrettarsi verso
l’imbarco. Continuò a dormire. Poi la porta venne chiusa, la passerella
ritirata, e l’aereo decollò… senza di lui.
Forse hai
sentito parlare del Vangelo. Esso propone a tutti il mezzo per essere eternamente felici alla presenza di Dio quando saremo
chiamati a lasciare questo mondo. Gesù è venuto sulla terra per salvare gli
uomini. È l’ultima chiamata che Dio fa all’uomo perduto. Se è ascoltata e
ricevuta, essa permette ad ognuno di essere pronto per la partenza, con il
“biglietto” giusto, un “biglietto” che non può essere perso o dimenticato. Dio
lo imprime nel più profondo del nostro essere in modo indelebile: è il
sacrificio di Cristo alla croce se l’abbiamo accolto con fede sincera.
Ecco cosa
può dire chi ha udito la sua chiamata e ha creduto al messaggio del Vangelo:
“Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” Galati
2:20.
“Il sangue di Gesù Cristo mi ha purificato da ogni peccato”
1 Giovanni 1:7.
Ed anche: “Mi sono convertito “dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente
e vero, e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai
morti” 1 Tessalonicesi 1:9,10.
Non abbiate
timore. Contrariamente a quel viaggiatore, tutti quelli che credono alla realtà
di queste parole di vita udranno la voce del Signore quando li chiamerà, e
partiranno verso il cielo con Lui.
Riflettere
Jenny Rivera ha detto: “non crollerò mai” ed è
crollato su un aereo.
Il proprietario del Titanic disse: “nessuna tempesta
ne Dio potrà affondare questa nave" e già sapete cosa è successo.
Marilyn Monroe disse: “non ho bisogno di Gesù", tre giorni dopo l'hanno
trovata morta. Una madre disse a sua figlia: “che Dio ti accompagni”.
Ironicamente lei rispose: "nel bagagliaio perché qui non c'è posto"
in quel viaggio c'è stato un incidente dove tutti i giovani che erano a bordo
sono rimasti schiacciati fra le lamiere e il bagagliaio è rimasto intatto.
Il padre, per la festa dell'ultimo dell'anno, ha detto
a suo figlio: “che Dio ti protegga” e il figlio gli ha risposto “I miei amici
mi proteggeranno più di Dio”. Al ritorno a casa sua una pallottola vagante lo
ha ucciso e gli amici non (hanno) potuto a proteggerlo.
Anna possiede un calendario biblico, è stata sua nonna
a darglielo. Lo ha accettato solo perché gli vuole molto bene. È sempre stato
in bella vista sopra una pila di libri. Sfogliato distrattamente, letto a
tratti fino a una sera in cui Anna posò lo sguardo solo sul versetto in alto,
quello scritto in neretto: “Preparati...a incontrare il tuo Dio!” (Amos 4:12). Queste semplici parole provocarono del
turbamento nel suo cuore. Cercò di distrarsi preparandosi per la serata da
trascorrere con le sue nuove amiche ma nella sua mente queste parole
continuavano a riaffiorare. Arrivata la sera sentì suonare il campanello, e una
voce femminile le chiese al citofono: “Anna, sei pronta?”. Non uscì quella sera
e non se né mai pentita. Non vi fu nessun tragico incidente solo delle vite rovinate
da strane compagnie alla ricerca di eccessi e di nuove sensazioni.
“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non
ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di
prima sono passate” Apocalisse 21:4.
Se fosse necessario riassumere in cinque parole la
storia del mondo di oggi non sarebbe possibile farlo meglio che con queste
parole: “lacrime … morte … cordoglio … grido ... dolore”. Questo
e ciò che si incontra con frequenza in questo mondo, ma poi non finisce ogni cosa.
No! Dopo vi è il giudizio. È necessario “prepararsi” cioè trovare un rifugio,
un posto sicuro e questo lo si può fare solo in Cristo. Solo in Lui vi è
salvezza, riposo, consolazione, speranza.
Senza? “lacrime ... la morte ... cordoglio ...
grido … dolore”.
L'Agnello salvatore
"Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del
mondo!" Giovanni 1:29.
Il turista in visita al villaggio di Werden, nella Ruhr,
può rimanere sorpreso vedendo, in cima al tetto della chiesa, un agnello in
pietra, lavorato a scalpello senza altra decorazione. Durante la costruzione
dell'edificio, un operaio che stava per finire il suo lavoro sul tetto perse
l'equilibrio per la rottura di una corda che teneva il suo cesto di tegole.
Sarebbe certamente morto se, miracolosamente, non fosse caduto su un montone
che stava brucando nei pressi. L'animale perse la vita salvando quella
dell'artigiano il quale, in segno di gratitudine, fece realizzare quella
scultura e la pose ben in vista sul tetto.
Questa storia ci fa pensare a Gesù Cristo, che la
Bibbia chiama sovente Agnello di Dio, e la cui morte ha salvato e vuole
ancora salvare innumerevoli persone. Contrariamente all'animale della nostra
storia, che non è stato altro che un attore passivo, il Signore Gesù ha preso
parte attiva nella nostra salvezza; prima ancora di venire come uomo in questo
mondo, sapeva che sarebbe dovuto morire su una croce, e l'ha accettata per
amore per noi. Il suo sacrificio è stato volontario; ha preso su di sé
tutti i nostri peccati e ne ha assunto la colpa davanti al Dio giusto e
santo. E la vita che comunica ora a quelli che credono in lui riguarda la
nostra anima; essa è eterna.
Ma attenzione! La sua morte non salva chi non vuole
essere salvato. Egli vuol essere il Salvatore di tutti, ma non impone la
salvezza; la offre gratuitamente a quelli che si riconoscono perduti e si
rivolgono con fede a lui. Che ognuno accetti per se stesso il sacrificio
dell'Agnello di Dio!
Dormi tranquillo?
Scorrendo i necrologi pubblicitari da un giornale,
sono stato colpito da una frase che precedeva uno di essi: “Il sonno non è che
una breve morte, e la morte un sonno più lungo. Dormi tranquillo”.
Una frase del genere non è che uno dei tanti tentativi
che l'uomo fa per vincere la paura della morte. Con un gioco di parole si cerca
di confondere la morte col sonno per dedurre poi che l'estinto può essere
tranquillo. Follia! Dopo la morte non c'è ne riposo né tranquillità ma
il giudizio. “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo
di che viene il giudizio” Ebrei 9:27.
Si dice spesso, di fronte alla morte siamo tutti
uguali. Invece Dio divide gli uomini in due categorie: quelli che compariranno
davanti a Dio per essere giudicati per i loro peccati e coloro che avendo
creduto nel sacrificio di Cristo non verranno in giudizio ma saranno salvati.
Infatti il Signore stesso disse: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta
la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in
giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” Giovanni 5:24.
Dopo la morte si conosce già la sofferenza. Del ricco
è scritto: “E nell'Ades, essendo nei tormenti” (Luca 16:23)
cioè era nel luogo dove soggiorneranno fino al momento del giudizio. Nessuno
potrà mutare questa situazione; inutili saranno le preghiere o altri riti
religiosi dei vivi in favore dei defunti. Questo avviene per la prima
categoria, la seconda invece, è subito con il Signore. “ma siamo pieni di
fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore” 2 Corinzi 5:8.
Se cerchi la “tranquillità”, la sicurezza ricercala in
Dio. Chiediti se il tuo nome è scritto nel Libro della Vita perché altrimenti
sarai gettato nello “stagno di fuoco”, là dove è il pianto e lo stridor dei
denti. “Scegli la vita (Cristo) affinché tu viva” Deuteronomio 30:19. Scegli oggi perché il domani non ti
appartiene.
I peccati
Che cosa è il peccato? E cosa produce?
Il peccato produce semplicemente un cattivo stato
d'animo? Oppure, il peccato porta un senso di disagio?
No!
Paolo scrive: “Il salario del peccato è la morte,
ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore” Romani 6:23.
Il peccato è fatale. Cosa si può fare in proposito?
Alcuni psicologhi consigliano di parlarne. Se si hanno
dei pesi, dei rimorsi, se si è consapevoli di aver fatto qualcosa di sbagliato
bisogna parlarne. Già ma con chi?
Se scegliete di parlarne con uno di loro, vi
ritroverete in uno studio, dinanzi ad una persona gentile, che vi inviterà ad
aprire il vostro sacco e a tirare fuori tutte le “pietre” che contiene. Le
metterete tutte sul suo pavimento, vi farà parlare e le analizzerete una per
una. E questo vi farà sentire momentaneamente meglio, ma quando finisce l'ora
voi dovete portarvi via ancora il vostro sacco. Che cosa ne farete di quelle
“pietre”? Esse rappresentano tutti i passi falsi che avete fatto nella vostra
vita.
Ogni uomo possiede una certa conoscenza del bene e del
male: chiama buone certe cose e altre cattive. Ma non ci sono due persone che
giudichino esattamente il bene e il male secondo la stessa misura. Ognuno
misura il bene secondo un suo ideale e giudica il male con una misura molto
tollerante verso sé stesso ma che non risparmia gli altri.
Chi si ubriaca si persuade che non c'è un gran male a
bere, ma definirà il furto un gran peccato. L'uomo avido che ogni giorno
commette qualche frode negli affari, si tranquillizzerà dicendo che tale è
l'abitudine del commercio e che non si può fare altrimenti. Il bugiardo
d'altronde farà notare che lui infondo, non bestemmia né si ubriaca.
Tutto ciò ci prova che gli uomini non si giudicano
secondo una misura fissa e determinata del bene e del male, ma che ognuno si
serve a questo riguardo della misura che conviene e sé stesso. Ma esiste una
misura con la quale tutti saranno misurati. Esiste una “paga” che l'uomo
riceverà per le sue azioni.
“Il salario del peccato è la morte, ma il dono di
Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore” Romani 6:23.
L'uomo deve decidere se vuole essere “pagato” per quello che merita,
oppure riconoscere il suo fallimento e ricevere in “dono” la vita eterna che
Dio offre per fede sulla base della sua grazia, avendo Gesù Cristo pagato il
debito al nostro posto.
Ultima chiamata
“Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti
inonderà di luce” Efesini 5:14.
“Mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è
morto per gli empi” Romani 5:6.
In
un’aerostazione, un viaggiatore con accanto il suo bagaglio si era assopito su
una poltroncina. L’orario del suo volo era chiaramente scritto sul biglietto,
ma non sentì l’ultima chiamata che invitava i viaggiatori ad affrettarsi verso
l’imbarco. Continuò a dormire. Poi la porta venne chiusa, la passerella
ritirata, e l’aereo decollò… senza di lui.
Forse hai
sentito parlare del Vangelo. Esso propone a tutti il mezzo per essere eternamente felici alla presenza di Dio quando saremo
chiamati a lasciare questo mondo. Gesù è venuto sulla terra per salvare gli
uomini. È l’ultima chiamata che Dio fa all’uomo perduto. Se è ascoltata e
ricevuta, essa permette ad ognuno di essere pronto per la partenza, con il
“biglietto” giusto, un “biglietto” che non può essere perso o dimenticato. Dio
lo imprime nel più profondo del nostro essere in modo indelebile: è il
sacrificio di Cristo alla croce se l’abbiamo accolto con fede sincera.
Ecco cosa
può dire chi ha udito la sua chiamata e ha creduto al messaggio del Vangelo:
“Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” Galati
2:20.
“Il sangue di Gesù Cristo mi ha purificato da ogni peccato”
1 Giovanni 1:7.
Ed anche: “Mi sono convertito “dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente
e vero, e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai
morti” 1 Tessalonicesi 1:9,10.
Non abbiate
timore. Contrariamente a quel viaggiatore, tutti quelli che credono alla realtà
di queste parole di vita udranno la voce del Signore quando li chiamerà, e
partiranno verso il cielo con Lui.
Riflettere
Marilyn Monroe disse: “non ho bisogno di Gesù", tre giorni dopo l'hanno trovata morta. Una madre disse a sua figlia: “che Dio ti accompagni”. Ironicamente lei rispose: "nel bagagliaio perché qui non c'è posto" in quel viaggio c'è stato un incidente dove tutti i giovani che erano a bordo sono rimasti schiacciati fra le lamiere e il bagagliaio è rimasto intatto.
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