Ogni tipo di preghiera
Benefici della preghiera nelle relazioni fraterne
“Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra
fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di
rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere” (Efesini 1:15-16)
“Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con
ogni preghiera e supplica … Pregate per tutti i santi” (Efesini 6:18)
In quello che caratterizza la vita pratica dei nostri
fratelli e sorelle in Cristo, dobbiamo riconoscere che, in quello che la Parola
dice, vi sia “qualche virtù e qualche lode” (Filippesi 4:8) deve occupare i nostri pensieri.
È allora che noi ci intratterremo in queste cose! È così che Paolo, avendo
udito parlare della fede e dell’amore dei credenti di Efeso, aveva anche potuto
rendere grazie non solo per questo frutto dello Spirito, ma per i credenti nel
quale era stato prodotto. La fede e l’amore sono invisibili finché non si vedono
manifestati in atti e riconoscibili in quello che sono le conseguenze. Quando
vediamo dei fratelli e delle sorelle compiere delle cose degne di lode,
imitiamo Paolo e, anche noi allo stesso modo, rendiamo grazie a Dio.
Noi dovremmo discernere le buone opere fatte dai
nostri compagni credenti, quando ne sentiamo parlare, a voce o per scritto. La
pubblicazione delle notizie missionarie è una buona sorgente di informazione a
questo scopo. Esse ci danno, prima di tutto, l’occasione per ringraziare il Signore
per avere dei tali fratelli e sorelle e, allo stesso tempo, di pregare per
loro. Potremo poi dare seguito a questa preghiera scrivendo qualche parola di
incoraggiamento a questi operai del Signore come, per esempio: “Ricordandovi
nelle mie preghiere”, senza nessuna ipocrisia!
Rendere grazie per un fratello o una sorella che ci è
indifferente è veramente di un grande valore per aiutarci a cambiare
atteggiamento. La nostra tendenza naturale è di rimuginare il male, di
dilungarsi sul dolore e anche di desiderare una punizione. Rigettiamo questa
tendenza ed appelliamoci alla nostra memoria ricordandole quello che è degno di
virtù e lode in quel fratello o in quella sorella. Rendiamo grazie a Dio per
loro. Allora il nostro atteggiamento cambierà e l’amore avrà la tendenza a
risanare la ferita!
È per nostra benedizione che è scritto: “Non
cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà
di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1 Tessalonicesi 5:17-18).
Ogni tipo di preghiera (7)
Iabes:
un appello alla grazia di Dio
Iabes
porta un nome che significa "dolore", perché sua madre aveva molto
sofferto nel metterlo al mondo (1 Cronache 4:8). Quindi, il suo nome gli
ricorderà per tutta la vita che, a causa del peccato, nel mondo c'è anche il
dolore (vedere Genesi 3:16). Con quel nome, passerà forse la
vita lamentandosi? Niente affatto! La consapevolezza di portare un segno delle
conseguenze del peccato lo induce a invocare Dio e a chiedergli di benedirlo
abbondantemente, benché non abbia alcun merito da far valere per giustificare
una tale richiesta. "Benedicimi, Ti prego; sia la Tua mano con me e
preservami dal male in modo che io non debba soffrire"! E Dio gli concesse
quanto aveva richiesto (v.10).
Giacobbe,
qualche tempo prima, aveva anche lui fatto un voto, ma con uno stato di spirito
ben diverso. Giacobbe voleva fare la "sua parte", concludere con Dio
una sorte di contrato mercanteggiare la sua benedizione (Genesi 28:20-22). Iabes invece è consapevole di
non avere nulla da offrire a Dio; è senza pretese e invoca unicamente la Sua
grazia. Sa di avere a che fare con un Dio generoso, sempre disponibile a dare,
e non resta deluso: "Dio gli concesse quanto aveva chiesto"… Dio si è
compiaciuto di rispondere all'umile preghiera di quell'uomo di fede, senza
chiedergli nulla in cambio. Non è mai invano che facciamo appello alla grazia
di Dio! Egli trova piacere in "quelli che sperano nella Sua bontà"
(Salmo 147:11).
Cari
lettori, tutti per nascita siamo segnati dal peccato, esattamente come Iabes, e
nulla ci è dovuto da parte di Dio. Ma Lui ama benedire, e la benedizione più
grande che possiamo ricevere è il perdono dei nostri peccati, la Sua pace, la
promessa della vita eterna: e poi, la Sua guida nelle nostre scelte, la Sua
forza nelle tentazioni, il Suo sostegno nelle difficoltà della vita.
Benefici della preghiera nelle relazioni fraterne
“Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra
fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di
rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere” (Efesini 1:15-16)
“Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con
ogni preghiera e supplica … Pregate per tutti i santi” (Efesini 6:18)
In quello che caratterizza la vita pratica dei nostri
fratelli e sorelle in Cristo, dobbiamo riconoscere che, in quello che la Parola
dice, vi sia “qualche virtù e qualche lode” (Filippesi 4:8) deve occupare i nostri pensieri.
È allora che noi ci intratterremo in queste cose! È così che Paolo, avendo
udito parlare della fede e dell’amore dei credenti di Efeso, aveva anche potuto
rendere grazie non solo per questo frutto dello Spirito, ma per i credenti nel
quale era stato prodotto. La fede e l’amore sono invisibili finché non si vedono
manifestati in atti e riconoscibili in quello che sono le conseguenze. Quando
vediamo dei fratelli e delle sorelle compiere delle cose degne di lode,
imitiamo Paolo e, anche noi allo stesso modo, rendiamo grazie a Dio.
Noi dovremmo discernere le buone opere fatte dai
nostri compagni credenti, quando ne sentiamo parlare, a voce o per scritto. La
pubblicazione delle notizie missionarie è una buona sorgente di informazione a
questo scopo. Esse ci danno, prima di tutto, l’occasione per ringraziare il Signore
per avere dei tali fratelli e sorelle e, allo stesso tempo, di pregare per
loro. Potremo poi dare seguito a questa preghiera scrivendo qualche parola di
incoraggiamento a questi operai del Signore come, per esempio: “Ricordandovi
nelle mie preghiere”, senza nessuna ipocrisia!
Rendere grazie per un fratello o una sorella che ci è
indifferente è veramente di un grande valore per aiutarci a cambiare
atteggiamento. La nostra tendenza naturale è di rimuginare il male, di
dilungarsi sul dolore e anche di desiderare una punizione. Rigettiamo questa
tendenza ed appelliamoci alla nostra memoria ricordandole quello che è degno di
virtù e lode in quel fratello o in quella sorella. Rendiamo grazie a Dio per
loro. Allora il nostro atteggiamento cambierà e l’amore avrà la tendenza a
risanare la ferita!
È per nostra benedizione che è scritto: “Non
cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà
di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1 Tessalonicesi 5:17-18).
(Giona
2:2-5)
Ogni tipo di preghiera (5)
Giona
un grido di angoscia
Dio
affida al profeta Giona una missione: portare un messaggio agli abitanti pagani
e malvagi della città di Ninive. Un messaggio severo di un giudizio imminente
che avrebbe potuto spingere i Niniviti a pentirsi… ed è proprio questo che
Giona non voleva! Così fugge lontano imbarcandosi su una nave che va dalla
parte opposta. Ma Dio, che lo segue, manda una violenta tempesta. La nave sta
per colare a picco e i marinai, terrorizzati, svegliano Giona che dorme
tranquillamente. Suo malgrado, il profeta è costretto a confessare che la causa
di quella tempesta è lui per la sua disubbidienza a Dio. Perché ritorni la
calma, Giona comanda ai marinai di gettarlo in mare e questi, titubanti e dopo
avere cercato invano una soluzione alternativa eseguono il suo ordine.
Così
Giona è in alto mare che si dibatte fra i flutti; per i marinai è perduto, ma
Dio non lo lascia annegare. Dio prepara un grande animale marino che ingoia
Giona il quale miracolosamente preservato, passa tre giorni nel suo ventre,
lontano da ogni soccorso umano. Allora, dal profondo della sua angoscia grida
al "suo Dio". Questo Dio, da cui lui fuggiva, lo ascolta da quel
luogo insolito, dove nessuno lo poteva udire. Ecco cosa dice il profeta:
"Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha
risposto" (Giona 2:3). Mentre è ancora nel fondo della
sua strana "prigione", Giona ha la certezza di essere stato udito. Al
terzo giorno, Dio comanda al pesce di vomitarlo sulla terra ferma, vicino a
Ninive; e questa volta Giona porterà a termine la sua missione. I Niniviti si
pentono e Dio li risparmia!
La
nostra disubbidienza a Dio ci porta, a volte, in situazione disperate; ma
possiamo, anche in talli situazioni, chiamare Dio in nostro aiuto, certi di
essere da Lui ascoltati!
La bibbia parla di voi… e di me! (4)
Esaurimenti
e depressioni sono realtà sempre più attuale, spesso dovute alla mancanza di
lavoro o a un'attività professionale troppo intensa, a un amore non corrisposto
o ad altri motivi. Uno stato di sofferenza che è molto diffuso oggi, ma
certamente non nuovo: la Bibbia lo descrive già in testi antichi di molte
migliaia di anni!
Così
l'autore del Salmo citato in testa al foglietto (e forse anch'io come lui, o
forse anche tu)! Risente di una stanchezza estrema; non ha più forze, si sente
come morto, oppresso da angosce, come rinchiuso in una prigione da cui non gli
è possibile uscire. Ha anche pregato, ma apparentemente senza successo… Un
sovraccarico di lavoro, un pensiero fisso, uno stato di estrema tensione lo
opprimono e lo deprimono.
Però,
quando la Bibbia parla di un problema, ci dice anche come Dio vuole risolverlo.
Così il Salmo citato all'inizio parla del "Dio della mia salvezza (v.1). Sì, Dio salva; perché a volta ci
lascia senza risposte? Forze per mettere alla prova la nostra fiducia in Lui o
forse perché lo invochiamo solo quando siamo nell'angoscia o perché abbiamo
bisogno di quella scuola per imparare qualcosa e cambiare direzione alla nostra
vita… Egli vorrebbe che lo conoscessimo come un Padre che si prende cura dei
Suoi figli, che s'interessa di tutti i particolari della loro esistenza, non
come una sorta di "distributore automatico" di liberazioni, tanto più
se non abbiamo una relazione vera e vivente con Lui!
Cerchiamo
dunque di conoscere meglio Dio e continuiamo a gridare a Lui, nel nome di Gesù,
con la certezza che Lui risponderà a Suo tempo e nel migliore dei modi.
Ecclesiaste
1:14; 2:22,23
La
Bibbia parla di voi… e di me! (3)
Non
tutti abbiamo il privilegio di avere un lavoro stabile, ma tutti sappiamo che, indipendentemente
dal lavoro, potremmo lasciarci prendere da certe cose del mondo fino a dedicare
loro tutto il tempo e tutta l'energia che abbiamo a disposizione.
In
questo libro della Bibbia chiamato l'Ecclesiaste troviamo l'eco dell'amarezza
che si prova quando si è dato tutto se stessi per qualcosa da cui si è
dominati, che sia il lavoro o i divertimenti o qualche vizio. In definitiva,
che utile ne ho? Mi do da fare… e non mi accorgo che il tempo trascorre, che la
vita passa veloce. E perdo il mio tempo! Ma quando si vive perdendo tempo, si
perde anche la vita…
Continuando
la lettura dell'Ecclesiaste, ho letto questo avvertimento: "Rallegrati
pure, giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante
i giorni della tua giovinezza… ma sappia che, per tutte queste cose, Dio ti
chiamerà in giudizio"! (Ecclesiaste 12:1). Del tempo che Dio ci dà dovremo
un giorno rendere conto a Lui. Dio ci chiederà come abbiamo utilizzato quel
tempo, se per il nostro interesse personale o per piacere a Lui…
Ma
siamo in grado di piacergli? Ognuno di noi, in quanto peccatori, nerita il Suo
giudizio. Come pensiamo di poterlo evitare? Il Vangelo ci insegna che c'è un
solo modo: credere al Signore Gesù e saremo salvati. Dio ci darà la forza per
piacergli e per servirlo. Nell'Ecclesiaste si trova ancora questo
incoraggiamento a non sciupare il tempo ma a cogliere le occasione che Dio
offre per testimoniare del Suo amore: "Getta il tuo pane sulle acque,
perché dopo molto tempo lo ritroverai… Fin dal mattino semina la tua semenza e
la sera non dar posa alle tue mani" (11:1; v.6).
(Giobbe
16:20)
Ogni tipo di preghiera 2
Anna
e Ezechia preghiere e lacrime
Anna
è la moglie di Elkana, un uomo fedele a Dio (1 Samuele 1:1-18). Non ha figli e per questo soffre
immensamente; le amiche la deridono e suo marito benché pieno di affetto, non
realizza fino a che punto arrivi il dolore della moglie. Anna piange sovente.
Un giorno accompagna il marito al tempio; è molto triste e si rifiuta di
mangiare con la famiglia, il che stupisce il marito che cerca a suo modo di
consolarla. Anna allora, si reca nel tempio e si mette a pregare; racconta a
Dio la sua pena e piange a lungo. Quando esce dal tempio, il suo volto ha
cambiato espressione. Sa di essere stato udita e compresa. Qualche mese più
tardi dà alla luce un figlio, Samuele, che diventerà un profeta di Dio,
sacerdote e giudice del popolo d'Israele.
Il
re Ezechia, uomo pio e fedele a Dio, (2 Re 20:1-7). Allora, sul suo letto, prega e
versa molte lacrime. La risposta non si fa aspettare: Dio gli fa dire dal
profeta Isaia: "Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime… Io ti
guarisco" (2 Re 20:5).
Sono
molti i credenti che hanno fatto la stessa esperienza di Anna o di Ezechia,
fatta di preghiere, e lacrime, e poi un Dio che consola e risponde. Non sempre
c'è la guarigione o la risoluzione del problema, ma Dio non è indifferente alle
lacrime e al dolore dei Suoi figli. Se tu hai un peso sul cuore o ti senti
incompreso, non temere di piangere davanti al Signore e sappi che Lui ti
ascolta.
Egli
è "il Dio di ogni consolazione" (2 Corinzi 1:3).
Ogni tipo di preghiera (1)
Per
mezzo della preghiera, il credente si rivolge a Dio, un Dio che ascolta la
preghiera, che è onnipotente e ama chi confida in Lui. La preghiera ha sempre
costituito una grande risorsa per i credenti di ogni tempo. La Bibbia invita il
credente a pregare:
Per
ogni cosa (Filippesi
4:6). Niente è troppo piccolo o
insignificante per Dio; tutti i dettagli della vita quotidiana possono essere
presentati a Lui in preghiera.
In
ogni luogo (1
Timoteo 2:8).
Dio è in ogni luogo ci vede e ci ascolta: dunque possiamo parlare con Lui
dovunque ci troviamo.
A
tutte le ore
(Salmo 5:3;
141:2).
Al mattino o alla sera, di notte o di giorno Dio non "dorme" mai: è
sempre attento, possiamo rivolgerci a Lui in ogni momento.
In
ogni tempo (Salmo 62:8; Efesini 6:18). Dall'infanzia alla vecchiaia. I
"tempi" della vita si susseguono periodi felici e difficili, gioie e
prove, nella vita da singoli o in famiglia… Dio resta sempre lo stesso, e la
preghiera è una risorsa permanente.
Con
ogni tipo di preghiera
(Efesini 6:18). La preghiera può prendere
svariata forme: semplice richiesta, supplica, suppliche insistente, richiesta
di aiuto, sfogo di cuore, grido di angoscia, ringraziamenti, lode e adorazione…
Nella
Bibbia troviamo molti credenti in preghiera e nella prossima settimana
considereremo alcune di queste preghiere che illustrano l'immensa varietà di
questa risorsa messa a nostra disposizione.
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