Avvenimento eccezionale
La
più grande sorpresa dell'Inferno
ALESSIO PANCANI·MARTEDÌ 10 NOVEMBRE 2020·
“Affinché chiunque crede in lui non perisca” Giovanni 3:16.
Tutti
gli uomini sono colpevoli, morti nei falli e nei peccati. Una sola prospettiva
ci accomunava tutti: la morte e poi il giudizio.
Le
porte dell'inferno si sarebbero aperte per accoglierci. Ma qui avviene qualcosa
di straordinario, di inaspettato: Dio si fa uomo e scende fra noi, è Lui a
pronunciare queste parole che fanno tremare le porte dell'Inferno.
Affinché chi crede non perisca. Queste
parole non implicano forse la fine della sofferenza?
La
chiusura, dinanzi a quanti credono in Cristo, delle porte del pianto e dello
stridore dei denti?
No!
No, tutti gli uomini oltrepasseranno quelle porte. “Questi
se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna” Matteo
25:46.
Molto
perisce all'inferno. La speranza perisce. La felicità perisce. Il riposo perisce.
Ma il corpo e l'anima di chi nega Dio continuerà ad esistere in quel luogo. Un
luogo fuori dalla benevolenza, dalla speranza, dall'amore di Dio.
Nessun
uomo ha mai visto un luogo talmente privo di benedizioni. Persino gli ambienti
più degradati di questo mondo conoscono la grazia di Dio. Persone che non
vogliono sapere nulla di Dio ne godono i benefici della sua pazienza. Rinnegano
Dio; eppure, beneficiano della sua benevolenza, ma non lì, non più.
Ai
cancelli dell'inferno tutti questi privilegi, questa pazienza da parte di un
Dio propizio verso tutti gli uomini cesserà.
“Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del
Signore e dalla gloria della sua potenza” 2 Tessalonicesi 1:9.
Ma adesso è una scelta,
non più una fine irrimediabile per l'umanità, ma una scelta. Dio l'ha resa
possibile alla croce. È Lui, Dio fatto uomo che ha fatto tremare le porte
dell'inferno pronunciando queste parole: "Affinché
chiunque crede in lui non perisca". L'inferno perderà ogni
diritto su di te. Accettale e riceverai in dono la vita eterna.
ALESSIO PANCANI·DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020·
«Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i
cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra
e le opere che sono in essa saranno bruciate.» (2 Pietro 3:10)
Il
“giorno del Signore” comprende tutto il periodo che intercorre dal momento
della sua venuta per rapire la Chiesa sino alla distruzione dei cieli e della
terra. Esso ha inizio col giudizio dei viventi e termina con la distruzione
dell’attuale creazione, alla fine del regno millenario di giustizia e di pace,
e dopo il giudizio “dei morti” al grande trono bianco.
Anche
Paolo accenna sovente al giorno di Cristo (o di Gesù Cristo): è il giorno nel
quale Cristo sarà manifestato e pienamente riconosciuto da tutti nel mondo
intero. Nell’attesa di quel giorno spetta a noi riconoscere tutti i diritti del
Signore su noi stessi e su ogni cosa. È estremamente prezioso, quando pensiamo
a Cristo, sapere che un giorno Egli sarà universalmente riconosciuto e visto
nella sua gloria, dopo essere stato per così tanto tempo misconosciuto e
disprezzato.
Si
può ancora osservare che, benché il regno millenario vi sia compreso, il
“giorno del Signore” indica l’epoca dei giudizi. Pietro parla dell'insediamento
di quel regno già nel primo capitolo, ma in questo (v.10) menziona
soltanto i giudizi; quel giorno viene come un ladro, inaspettato dal mondo e
portatore di terribili guai per l’umanità incredula.
È
il Nuovo Testamento che ci rivela in modo esplicito la distruzione dei cieli e
della terra. La prima allusione nell’Antico Testamento la troviamo in Genesi 8:22:
“Finché la terra durerà...”, il che indica che non durerà per sempre. Vi sono
molte allusioni di questo genere anche in Isaia, il quale, pur parlando
soprattutto del millennio, estende il suo pensiero sino all’eternità (51:6;
66:16); e in Aggeo 2:6, citato in Ebrei 12:26, dove le
cose destinate a perire sono “scrollate” e sostituite da quelle eterne, stabili
e immutabili. In (Apocalisse 20:11) è detto semplicemente: “La terra e
il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro”; e nel
cap. (21:1): “Il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare
non c'era più”.
Il
versetto citato all’inizio è il solo a descrivere chiaramente la distruzione
dei cieli e della terra. Gli “elementi” sono le materie con cui è formato
l’universo. Si sa che la parte preponderante della massa della terra è allo
stato d’incandescenza; tutto sarà infiammato e dissolto, e la terra e le opere
che sono in essa saranno arse. È una dissoluzione totale, un annientamento
completo.
Nel
(v.6) di questo capitolo leggiamo che il mondo di allora fu “distrutto”
per mezzo dell’acqua, ma la “distruzione” di una cosa non significa il suo
annientamento, nel senso della sua scomparsa. La prima creazione era stata
ridotta allo stato caotico di cui parla (Genesi 1:2), ma gli elementi
esistevano ancora, non si erano dissolti. Il mondo antidiluviano fu distrutto,
ma la materia era sussistita. Così fu per tante nazioni e città dell'antichità.
Ma come Dio per mezzo della sua parola trasse la creazione dal nulla, così alla
fine la farà rientrare nel nulla, per mezzo della medesima parola.
Il dramma più grande
"Per mezzo di un solo uomo (Adamo) il peccato è entrato nel
mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli
uomini, perché tutti hanno peccato… Infatti, come per la disubbidienza di un
solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno
solo (Gesù Cristo), i molti saranno costituiti giusti" (lettera di Paolo
ai Romani 5:12-19).
Prima di tutto è necessario precisare che l'umanità non è colpevole
del peccato di Adamo ed Eva, ma è stato coinvolto in quel peccato in quanto ha
ereditato, suo malgrado, una natura corrotta e contaminata dal male.
Non si tratta, pertanto, di essere responsabile di una colpa
commessa anticamente dai nostri progenitori, ma di aver ricevuto per via
generazionale gli effetti, le conseguenze del loro errore. Infatti, in ogni
essere umano c'è una tendenza innata a disubbidire a Dio, a trasgredire le sue
leggi, a non tener conto della Sua volontà. C'è una ribellione profondo, una
voglia radicata di fare a meno del Creatore e dei Suoi pensieri.
Qualcuno ha giustamente affermato che "noi non siamo peccatori
perché pecchiamo, ma pecchiamo perché siamo peccatori". Il peccato del
principio viene così ad essere "contrato", e caratterizza une stato
in cui ogni essere umano si trova.
In altre parole, la nostra natura, inquinata dal male, ci spinge
inevitabilmente a peccare, cioè a pensare, parlare e agire in modo contrario
alla volontà di Dio; ed è così che il peccato diventa una colpa personale,
consapevole e voluto, di cui ciascuno dovrà rendere conto di fronte alla
giustizia di Dio.
Ma non è ancora questo "il dramma" più grande dell'uomo.
Il dramma più grande è quando l'uomo, che è per natura un
peccatore, aggiunge al suo stato di colpevolezza; il rifiuto dell'invito di Dio
a ravvedersi e a credere a Gesù Cristo per ottenere il perdono e la vita.
Dio ci parla tramite la nostra coscienza che ci accusa mettendo a
nudo il nostro stato di peccatori. Ma ci parla anche tramite la creazione. Infatti
è scritto: "L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia
degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; poiché quel che si può
conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro"
(Romani 1:18-19).
Come ci viene ricordato in questo passo, Dio ha dato prova della
Sua "eterna potenza e divinità" tramite il creato: perciò, ogni
essere umano che non crede in Lui e non si sottomette a Lui come Creatore, non
ha nessuna scusa.
Ma poi c'è la rivelazione più chiara e illuminante: la Sua Parola,
la Bibbia, che ci parla della Sua perfetta giustizia e del Suo infinito amore. Essa
ci rivela Gesù Cristo, il Figlio di Dio, venuto in terra come uomo per
liberarci dal peso del peccato e dalla giusta condanna di Dio.
Non prestare ascolto alla Sua parola, voltare le spalle
all'Evangelo, è il dramma più grande per l'uomo. Non credere alla Sua Parola è
fare Dio bugiardo. Non credere al Vangelo è rifiutare il dono più grande che
Dio ci fa, è respingere l'offerta di grazia e di perdono che Dio fa all'umanità
perduta e colpevole.
Ma attenzione, quest'offerta non durerà per sempre, e nemmeno noi
viviamo per sempre su questa terra. È oggi che dobbiamo prendere una decisione,
finché siamo in vita e finché Dio ci fa udire la Sua chiamata. Rimandare a
domani può essere fatale e avere delle conseguenze eterne!
ALESSIO PANCANI·MERCOLEDÌ 5 AGOSTO 2020·
“La luce è ancora per poco tempo tra di voi. Camminate mentre
avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre” (Giovanni 12:35).
Questo
diceva Gesù ai Giudei poco prima di morire e poi di tornare al Padre. Ma non fu
ascoltato. Questo avvertimento che doveva portare la pace e la salvezza fu preso
alla leggera e le tenebre caddero su quel popolo. Poco tempo dopo la morte di
Gesù, Gerusalemme fu distrutta e i Giudei si dispersero in tutti i paesi del
mondo.
Da
alcuni decenni una parte di loro è rientrata in Palestina e ha ricostituito la
nazione d’Israele; ma non hanno pace. Le parole di Gesù erano state
considerate, dai Giudei del suo tempo, parole vuote, senza importanza; non
credevano che fosse il loro Messia e non gli hanno creduto quando diceva “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”
(Matteo 24:35).
Caro
lettore, oggi il Signore avverte anche te, ti cerca, ti chiama, ti dice che non
c’è nessun vantaggio per l’uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde
poi la l’anima sua (Matteo 16:26). Ti dice che è morto per te sulla croce
caricandosi delle tue colpe, degli sbagli della tua vita, dei peccati che hanno
offeso Dio. Vuole che tu sappia che non c’è Salvatore
all’infuori di Lui, che “non vi è sotto il cielo
nessun altro nome che sia dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo
essere salvati” (Atti 4:12); e questo nome è il Suo.
I
Giudei del Suo tempo hanno disprezzato i Suoi avvertimenti e tuttora la
maggioranza di quel popolo li disprezza; ma li disprezzano anche milioni di
persone in tutto il mondo, compresi molti che si dicono cristiani. Non è il Suo
amore che ha fatto difetto, perché non c’è amore più grande del Suo che è
arrivato a dare la propria vita per dei nemici quali noi tutti eravamo.
Gesù
ha fatto un lamento su Gerusalemme che lo rifiutava; ha detto, piangendo: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli
che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la
chioccia raccoglie i pulcini sotto le sue ali; e voi non avete voluto!” (Luca
13:34).
Non
avete voluto! La meravigliosa occasione di riscatto e di pace che Gesù offriva
loro l’hanno lasciata cadere nel vuoto. Lascerai cadere anche tu la promessa di
salvezza e di vita eterna che Dio ti rinnova mentre leggi quest’opuscolo?
Certamente il Signore ti ha già chiamato altre volte, forse per mezzo di
qualche circostanza della tua vita, e tu non ci hai fatto caso perché eri
distratto da altre cose, o forse preoccupato per qualche triste situazione.
Oggi la Sua chiamata si rinnova e potrebbe essere l’ultima. Approfittane. “Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui” (Giovanni 3:17).
Cosa
non facciamo noi per vivere al meglio questa breve vita terrena! Tanto più,
allora, pensiamo all’eternità che, in base alla nostra decisione di oggi di
accettare Cristo o di rifiutarlo, potrebbe essere di felicità o di tormento
senza fine!
Di Angelo
Belletti
Lo scopo di questo scritto è di avvertire seriamente dei pericoli
che corrono coloro che si lasciano influenzare delle potenze di satana. L'opera
di Satana si estende in vari campi e si manifesta con false dottrine, falsi
ministri di Dio, false chiese, falsa adorazione, chiaroveggenza, guarigione
miracolose, magia, superstizione, astrologia, oroscopi e manifestazioni
paranormali.
Anzitutto è fondamentale avvertire che queste manifestazioni,
purtroppo così diffuse anche nel mondo cristiano, sono il risultato della
deviazione dei cristiani della sana dottrina della fede, cioè dalla verità che
fu insegnata da Cristo e dai suoi apostoli. L'ignoranza riguardo al potere di
Satana è spesso all'origine di molte pratiche funeste che a loro volta
diventano la causa di molti turbamenti, sofferenza personali e nelle famiglie,
e di un lungo corteo di male e di violenze. Perché? Perché l'uomo che abbandona
la volontà di Dio (apostasia) o la rifiuta finisce per cadere nelle mani dei
demoni e, senza rendersene conto, si schiera dalla parte di Satana. L'uomo che
si dedica a pratiche occulte può anche ricevere un momentaneo aiuto per la
soluzione dei suoi pesanti problemi, ma con gravi conseguenze: quell'atto
apparentemente benefico richiede un caro prezzo! Si è cercato in Satana
l'aiuto, la guarigione, la protezione, senza pensare che tutto ciò si deve
pagare! Un malato può anche essere guarito da un mago (che magari ha apparenza
di un ministro di Dio), ma dopo sarà colpito da un altro male ancora più grave!
Una protezione è concessa, ma Satana torna a farsi vivo con angosce, incubi,
visite notturne, con desideri di impurità, sentimenti di gelosia, di vendetta.
Non si tratta di «facile superstizione» o di «favole» di altri tempi. È molto
pericoloso sottovalutare la sua attuale grande influenza.
Anche oggi, nell'epoca delle conquiste spaziali, lo spiritismo
mantiene il suo antico carattere diabolico. Resta la vecchia tecnica usata da
Satana che sfrutta lo scetticismo e l'incredulità dell'uomo. Da sempre, colui
che Dio chiama il «principe delle tenebre» e il padre della menzogna», impegna
le sue arti seduttrici dell'errore per soggiogare delle anime alla sua volontà,
portandole alla triste fine della morte eterna, del giudizio di Dio.
Ma cosa dice la Bibbia?
Fin dall'inizio della storia umana, Satana ha esercitato la sua
influenza presentandosi ad Eva sotto l'aspetto di un serpente e, approfittando
della concupiscenza e della disubbidienza della donna alle parole di Dio, prima
la illude con delle promesse, poi la seduce facendola dubitare della veridicità
stessa di ciò che Dio aveva detto; e infine la spinge alla trasgressione
(Genesi 3:1-6). Eva riuscì ad ottenere ciò che desiderava, ma il prezzo,
nascosto dal mentitore, fu tragicamente alto: la morte (Genesi 3:22). Questo fatto,
riportato subito all'inizio della Sacra Scrittura, vuole essere di insegnamento
per tutte le successive generazioni, ed è un monito per tutti. Quello non fu
che il primo caso di un lungo elenco di vittorie riportate dal nemico, per
diabolica seduzione, sull'essere umano. L'uomo ribelle, che rifiuta la
conoscenza del vero Dio, finisce sempre col cercare di ottenere la
soddisfazione dei propri bisogni con le molteplici e varie illusioni che Satana
gli offre. In tal modo, il bisogno di sicurezza, di salute, di pace, di gioia,
di serenità, è soddisfatto non con la fiducia nelle promesse di Dio, come si
dovrebbe, ma con mezzi subdoli e ingannevoli.
Fin dall'inizio, tutti i popoli della terra finirono per cedere a
tali seduzioni abbandonandosi ad ogni sorta di corruzione (Romani 1:18-32) e attribuendo a un dio
i prodigi miracolosi di Satana. Nelle più le antiche civiltà (Fenici, Egizi,
Babilonesi, Cinesi, Indiani, ecc…) si immolavano vergini, schiavi e bambini
sugli altari in onore di vari idoli, si asportavano viscere di animali per
prevedere il futuro, si compivano riti magici e propiziatori per vincere
guerre, per ottenere amori e per incrementare i raccolti dei campi. L'Iddio
vivente era stato escluso dalla loro religione e della loro società! Dio volle
allora scegliersi un popolo (Israele) nei discendenti di Abramo, lo separò da
tutte le altre nazione e da tutte le loro abominazioni, e gli diede una santa
legge per farlo un esempio di rettitudine e di fedeltà alla sua Parola (Esodo 19:3-6). Questo popolo doveva
ubbidire al Signore e seguire i suoi consigli anziché quelli di Satana che sta
sempre dietro agli idoli (1 Corinzi 10:19-20). Ecco uno dei tanti
avvertimenti che l'Eterno diede al suo popolo:
«Non si trovi in mezzo a te chi eserciti la divinazione, né
pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli
spiriti, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio al
Signore» (Deuteronomio 18:9-14).
Le altre nazioni, che non avevano mantenuto la conoscenza e il
timore di Dio (Romani 1:28), continuarono nelle
loro pratiche idolatre e diaboliche; e le popolazioni della Palestina
riuscirono ben presto a trascinare anche Israele il quale abbandonò la via del
Signore e si diede a tali abominazioni. L'influenza di Satana su Israele arrivò
a tal puto che il culto dell'Eterno fu sostituito dal culto degli idoli.
Quando il Messia promesso fu mandato, non fu ricevuto dai suoi, ma
ritenuto un impostore, condannato e ucciso. Dopo tre giorni risuscitò apparve a
Saulo da Tarso sulla via di Damasco gli disse:
«Io sono Gesù che tu perseguiti. Ma levati e sta' in pié, perché
per questo ti sono apparso: per stabilirti ministro e testimone delle cose che
hai vedute e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo
popolo (i Giudei) e dai Gentili (le altre nazioni) ai quali ti mando per aprir
loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di
Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la
loro parte di eredità fra tutti i santificati» (Atti 26:16-18).
In quei tempi, benché illuminati dalla ragione di pochi uomini che
misero le basi della cultura classica (greca e romana), la potenza delle
tenebre continuava ad agire tramite sacerdoti e sacerdotesse, astrologi e
sibille, i quali pronunciavano oracolo e presagi, spesso in stato di «trance»
(perdita della propria personalità e del controllo delle proprie facoltà, con
dissociazione psichica) sotto l'influenza degli spiriti demoniaci. Tutta la
società ne era influenzata. Ad Atene, dove c'era persino un altare al dio sconosciuto,
Paolo rivolse ai principi della cultura d'allora un accorato appello al buon
uso della ragione, perché ricercassero finalmente e sinceramente la conoscenza
del vero Dio che aveva da lungo tempo abbandonato.
In quei tempi, l'insegnamento cristiano gettò una grande luce nelle
tenebre. Ecco cosa scrive Paolo:
«Redendo grazie al Padre che vi ha messi in grado di partecipare
alla sorte dei santi nella luce. Egli ci ha riscossi della potestà delle
tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio, nel quale abbiamo
la redenzione, la remissione dei peccati» (Colossesi 1:12-14). «Nessuno vi seduca
con vani ragionamenti, poiché… l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non
siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel
Signore. Conducetevi come figli di luce. E non partecipate alle opere infruttuose
delle tenebre, anzi piuttosto riprendetele, poiché è disonesto pur di dire le
cose che si fanno da costoro in occulto» (Efesini 5:7-13).
Come Israele, però, anche il Cristianesimo ha conosciuto ben presto
la rovina morale e dottrinale, prevista e preannunciata dal Signore in Matteo (13:24-43). Persino i ministri di
Dio nella Chiesa deviarono dal cammino di verità introducendo false dottrine
suggerite da demoni (1 Timoteo 4:1-3), cercando partite e
sette e, per motivi di superbia e invidia, rovinarono l'unità dei cristiani.
Nelle chiese si introdussero uomini senza la vera fede cristiana ma con una
semplice professione religiosa. Il Signore aveva detto:
«Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei
cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in
quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi in nome tuo cacciato demoni e
fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi
conobbi mai; dipartitevi da me voi tutti, operatori d'iniquità» (Matteo 7:21-23). «Sorgeranno falsi
Cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse
possibile, anche gli eletti» (Matteo 24:24).
L'apostolo Paolo disse agli anziani della chiesa di Efeso, mentre
li salutava per l'ultima volta: «Io so che dopo la mia dipartenza entreranno
fra voi dei lupi rapaci i quali non risparmieranno il gregge; e di fra voi
stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trarre i discepoli
dietro a sé» (Atti 20:28-30). A Timoteo scrisse:
«Lo Spirto dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno della
fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni» (1 Timoteo 4:1-3). E ai Corinzi: «Temo
che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti
siano corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purità rispetto a Cristo.
Infatti, sé uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che vi
abbiamo predicato noi, o sé si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello
che avete ricevute, o un Vangelo diverso da quello che avete accettato, voi ben
lo sopportate… Codesti tali sono dei falsi apostoli, degli operai fraudolenti
che si travestono da apostoli di Cristo. E non c'è da meravigliarsene perché
Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque gran che sé anche i suoi
ministri si travestono da ministri di giustizia: la loro fine sarà secondo le
loro opere» (2 Corinzi 11:3-5 e v.13-15).
Il nemico, dunque, si mise subito in azione per guastare l'opera di
Dio e da allora molti falsi apostoli sono apparsi a predicare un Evangelo che
non è quello di Cristo e facendo molte opere miracolose, come anche oggi
avviene. Deviare dal sentiero della verità insegnato da Cristo e dai suoi
apostoli significa ritirarsi dal Signore per seguire le varie mistificazioni di
Satana. La fioritura di gruppi mistici sedicenti cristiani non fa che
manifestare e confermare quanta parte ha l'azione di Satana in quest'opera
distruttrice.
La Bibbia ci insegna a cercare aiuto, protezione, consiglio,
soltanto a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Cercarlo in altre forme è una specie
di idolatria, è un grave peccato. Dio avverte l'uomo solennemente e, per il suo
bene, gli vieta ogni forma di contatto con Satana e coi suoi emissari. Ci si
può sottrarre alla nefasta influenza del diavolo anzitutto per mezzo di una
sincera conversione a Gesù Cristo, il Signore. È necessario il pentimento, la
confessione a Lui dei peccati, e la fede nel Suo sacrificio alla croce. Come il
figliuol prodigo della parabola di Luca 15, occorre fare dietro front, gettarsi
nelle braccia del Signore da cui ci si è allontanati, e poi rinunciare
totalmente ad ogni pratica occulta e troncare ogni rapporto con le persone che
frequentano ambienti di magia o di pratiche similari. Bisogna distruggere ogni
oggetto, feticcio, libro, immagine o traccia di quelle pratiche. Tutta la
potenza di Satana crolla davanti a chi invoca il nome del Signore Gesù Cristo
con la fede nel sangue ch'egli ha versato sulla croce del Golgota. Cristo è
Colui che ha vinto Satana e tutte le potenze spirituali della malvagità,
trionfando su di esse per mezzo della croce. Chi si rivolge al Signore si mette
sotto la protezione del vincitore e appartiene per sempre a Dio perché è stato
comprato al prezzo del sangue del suo Figlio.
La
più grande sorpresa dell'Inferno
ALESSIO PANCANI·MARTEDÌ 10 NOVEMBRE 2020·
“Affinché chiunque crede in lui non perisca” Giovanni 3:16.
Tutti
gli uomini sono colpevoli, morti nei falli e nei peccati. Una sola prospettiva
ci accomunava tutti: la morte e poi il giudizio.
Le
porte dell'inferno si sarebbero aperte per accoglierci. Ma qui avviene qualcosa
di straordinario, di inaspettato: Dio si fa uomo e scende fra noi, è Lui a
pronunciare queste parole che fanno tremare le porte dell'Inferno.
Affinché chi crede non perisca. Queste
parole non implicano forse la fine della sofferenza?
La
chiusura, dinanzi a quanti credono in Cristo, delle porte del pianto e dello
stridore dei denti?
No!
No, tutti gli uomini oltrepasseranno quelle porte. “Questi
se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna” Matteo
25:46.
Molto
perisce all'inferno. La speranza perisce. La felicità perisce. Il riposo perisce.
Ma il corpo e l'anima di chi nega Dio continuerà ad esistere in quel luogo. Un
luogo fuori dalla benevolenza, dalla speranza, dall'amore di Dio.
Nessun
uomo ha mai visto un luogo talmente privo di benedizioni. Persino gli ambienti
più degradati di questo mondo conoscono la grazia di Dio. Persone che non
vogliono sapere nulla di Dio ne godono i benefici della sua pazienza. Rinnegano
Dio; eppure, beneficiano della sua benevolenza, ma non lì, non più.
Ai
cancelli dell'inferno tutti questi privilegi, questa pazienza da parte di un
Dio propizio verso tutti gli uomini cesserà.
“Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del
Signore e dalla gloria della sua potenza” 2 Tessalonicesi 1:9.
Ma adesso è una scelta,
non più una fine irrimediabile per l'umanità, ma una scelta. Dio l'ha resa
possibile alla croce. È Lui, Dio fatto uomo che ha fatto tremare le porte
dell'inferno pronunciando queste parole: "Affinché
chiunque crede in lui non perisca". L'inferno perderà ogni
diritto su di te. Accettale e riceverai in dono la vita eterna.
ALESSIO PANCANI·DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020·
«Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i
cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra
e le opere che sono in essa saranno bruciate.» (2 Pietro 3:10)
Il
“giorno del Signore” comprende tutto il periodo che intercorre dal momento
della sua venuta per rapire la Chiesa sino alla distruzione dei cieli e della
terra. Esso ha inizio col giudizio dei viventi e termina con la distruzione
dell’attuale creazione, alla fine del regno millenario di giustizia e di pace,
e dopo il giudizio “dei morti” al grande trono bianco.
Anche
Paolo accenna sovente al giorno di Cristo (o di Gesù Cristo): è il giorno nel
quale Cristo sarà manifestato e pienamente riconosciuto da tutti nel mondo
intero. Nell’attesa di quel giorno spetta a noi riconoscere tutti i diritti del
Signore su noi stessi e su ogni cosa. È estremamente prezioso, quando pensiamo
a Cristo, sapere che un giorno Egli sarà universalmente riconosciuto e visto
nella sua gloria, dopo essere stato per così tanto tempo misconosciuto e
disprezzato.
Si
può ancora osservare che, benché il regno millenario vi sia compreso, il
“giorno del Signore” indica l’epoca dei giudizi. Pietro parla dell'insediamento
di quel regno già nel primo capitolo, ma in questo (v.10) menziona
soltanto i giudizi; quel giorno viene come un ladro, inaspettato dal mondo e
portatore di terribili guai per l’umanità incredula.
È
il Nuovo Testamento che ci rivela in modo esplicito la distruzione dei cieli e
della terra. La prima allusione nell’Antico Testamento la troviamo in Genesi 8:22:
“Finché la terra durerà...”, il che indica che non durerà per sempre. Vi sono
molte allusioni di questo genere anche in Isaia, il quale, pur parlando
soprattutto del millennio, estende il suo pensiero sino all’eternità (51:6;
66:16); e in Aggeo 2:6, citato in Ebrei 12:26, dove le
cose destinate a perire sono “scrollate” e sostituite da quelle eterne, stabili
e immutabili. In (Apocalisse 20:11) è detto semplicemente: “La terra e
il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro”; e nel
cap. (21:1): “Il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare
non c'era più”.
Il
versetto citato all’inizio è il solo a descrivere chiaramente la distruzione
dei cieli e della terra. Gli “elementi” sono le materie con cui è formato
l’universo. Si sa che la parte preponderante della massa della terra è allo
stato d’incandescenza; tutto sarà infiammato e dissolto, e la terra e le opere
che sono in essa saranno arse. È una dissoluzione totale, un annientamento
completo.
Nel
(v.6) di questo capitolo leggiamo che il mondo di allora fu “distrutto”
per mezzo dell’acqua, ma la “distruzione” di una cosa non significa il suo
annientamento, nel senso della sua scomparsa. La prima creazione era stata
ridotta allo stato caotico di cui parla (Genesi 1:2), ma gli elementi
esistevano ancora, non si erano dissolti. Il mondo antidiluviano fu distrutto,
ma la materia era sussistita. Così fu per tante nazioni e città dell'antichità.
Ma come Dio per mezzo della sua parola trasse la creazione dal nulla, così alla
fine la farà rientrare nel nulla, per mezzo della medesima parola.
ALESSIO PANCANI·DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020·
Il dramma più grande
"Per mezzo di un solo uomo (Adamo) il peccato è entrato nel
mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli
uomini, perché tutti hanno peccato… Infatti, come per la disubbidienza di un
solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno
solo (Gesù Cristo), i molti saranno costituiti giusti" (lettera di Paolo
ai Romani 5:12-19).
Prima di tutto è necessario precisare che l'umanità non è colpevole
del peccato di Adamo ed Eva, ma è stato coinvolto in quel peccato in quanto ha
ereditato, suo malgrado, una natura corrotta e contaminata dal male.
Non si tratta, pertanto, di essere responsabile di una colpa
commessa anticamente dai nostri progenitori, ma di aver ricevuto per via
generazionale gli effetti, le conseguenze del loro errore. Infatti, in ogni
essere umano c'è una tendenza innata a disubbidire a Dio, a trasgredire le sue
leggi, a non tener conto della Sua volontà. C'è una ribellione profondo, una
voglia radicata di fare a meno del Creatore e dei Suoi pensieri.
Qualcuno ha giustamente affermato che "noi non siamo peccatori
perché pecchiamo, ma pecchiamo perché siamo peccatori". Il peccato del
principio viene così ad essere "contrato", e caratterizza une stato
in cui ogni essere umano si trova.
In altre parole, la nostra natura, inquinata dal male, ci spinge
inevitabilmente a peccare, cioè a pensare, parlare e agire in modo contrario
alla volontà di Dio; ed è così che il peccato diventa una colpa personale,
consapevole e voluto, di cui ciascuno dovrà rendere conto di fronte alla
giustizia di Dio.
Ma non è ancora questo "il dramma" più grande dell'uomo.
Il dramma più grande è quando l'uomo, che è per natura un
peccatore, aggiunge al suo stato di colpevolezza; il rifiuto dell'invito di Dio
a ravvedersi e a credere a Gesù Cristo per ottenere il perdono e la vita.
Dio ci parla tramite la nostra coscienza che ci accusa mettendo a
nudo il nostro stato di peccatori. Ma ci parla anche tramite la creazione. Infatti
è scritto: "L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia
degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; poiché quel che si può
conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro"
(Romani 1:18-19).
Come ci viene ricordato in questo passo, Dio ha dato prova della
Sua "eterna potenza e divinità" tramite il creato: perciò, ogni
essere umano che non crede in Lui e non si sottomette a Lui come Creatore, non
ha nessuna scusa.
Ma poi c'è la rivelazione più chiara e illuminante: la Sua Parola,
la Bibbia, che ci parla della Sua perfetta giustizia e del Suo infinito amore. Essa
ci rivela Gesù Cristo, il Figlio di Dio, venuto in terra come uomo per
liberarci dal peso del peccato e dalla giusta condanna di Dio.
Non prestare ascolto alla Sua parola, voltare le spalle
all'Evangelo, è il dramma più grande per l'uomo. Non credere alla Sua Parola è
fare Dio bugiardo. Non credere al Vangelo è rifiutare il dono più grande che
Dio ci fa, è respingere l'offerta di grazia e di perdono che Dio fa all'umanità
perduta e colpevole.
Ma attenzione, quest'offerta non durerà per sempre, e nemmeno noi
viviamo per sempre su questa terra. È oggi che dobbiamo prendere una decisione,
finché siamo in vita e finché Dio ci fa udire la Sua chiamata. Rimandare a
domani può essere fatale e avere delle conseguenze eterne!
ALESSIO PANCANI·MERCOLEDÌ 5 AGOSTO 2020·
“La luce è ancora per poco tempo tra di voi. Camminate mentre
avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre” (Giovanni 12:35).
Questo
diceva Gesù ai Giudei poco prima di morire e poi di tornare al Padre. Ma non fu
ascoltato. Questo avvertimento che doveva portare la pace e la salvezza fu preso
alla leggera e le tenebre caddero su quel popolo. Poco tempo dopo la morte di
Gesù, Gerusalemme fu distrutta e i Giudei si dispersero in tutti i paesi del
mondo.
Da
alcuni decenni una parte di loro è rientrata in Palestina e ha ricostituito la
nazione d’Israele; ma non hanno pace. Le parole di Gesù erano state
considerate, dai Giudei del suo tempo, parole vuote, senza importanza; non
credevano che fosse il loro Messia e non gli hanno creduto quando diceva “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”
(Matteo 24:35).
Caro
lettore, oggi il Signore avverte anche te, ti cerca, ti chiama, ti dice che non
c’è nessun vantaggio per l’uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde
poi la l’anima sua (Matteo 16:26). Ti dice che è morto per te sulla croce
caricandosi delle tue colpe, degli sbagli della tua vita, dei peccati che hanno
offeso Dio. Vuole che tu sappia che non c’è Salvatore
all’infuori di Lui, che “non vi è sotto il cielo
nessun altro nome che sia dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo
essere salvati” (Atti 4:12); e questo nome è il Suo.
I
Giudei del Suo tempo hanno disprezzato i Suoi avvertimenti e tuttora la
maggioranza di quel popolo li disprezza; ma li disprezzano anche milioni di
persone in tutto il mondo, compresi molti che si dicono cristiani. Non è il Suo
amore che ha fatto difetto, perché non c’è amore più grande del Suo che è
arrivato a dare la propria vita per dei nemici quali noi tutti eravamo.
Gesù
ha fatto un lamento su Gerusalemme che lo rifiutava; ha detto, piangendo: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli
che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la
chioccia raccoglie i pulcini sotto le sue ali; e voi non avete voluto!” (Luca
13:34).
Non
avete voluto! La meravigliosa occasione di riscatto e di pace che Gesù offriva
loro l’hanno lasciata cadere nel vuoto. Lascerai cadere anche tu la promessa di
salvezza e di vita eterna che Dio ti rinnova mentre leggi quest’opuscolo?
Certamente il Signore ti ha già chiamato altre volte, forse per mezzo di
qualche circostanza della tua vita, e tu non ci hai fatto caso perché eri
distratto da altre cose, o forse preoccupato per qualche triste situazione.
Oggi la Sua chiamata si rinnova e potrebbe essere l’ultima. Approfittane. “Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui” (Giovanni 3:17).
Cosa
non facciamo noi per vivere al meglio questa breve vita terrena! Tanto più,
allora, pensiamo all’eternità che, in base alla nostra decisione di oggi di
accettare Cristo o di rifiutarlo, potrebbe essere di felicità o di tormento
senza fine!
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