In una calda giornata d'estate camminavo sui pendii di una collina
in una strada piena di sole quando vidi una vecchia fontana con una rustica panca.
Sulla panca c'era scritto:
se hai sete fermati qui;
ti troverai bene tu… e anche la tua borsa!
Molti passanti affaticati e assetati hanno gustato gli effetti
salutari e benefici di una sosta presso quella fontana prima di riprendere il
cammino. Anche per noi è un po' così. La vita è un faticoso viaggio durante il
quale, stanchi e spesso avviliti dalle difficoltà, gemiamo come oppressi da
pesi troppo grandi. Eppure dobbiamo andare avanti. Non ci si può fermare. Ci
vuole solo un po' di forza e di gioia, un po' di coraggio per non perdersi
d'animo. Chi ce lo può dare? La nostra anima ha sete: sete di riposo nelle
fatiche d'ogni giorno, di pace nelle lotte, di gioia nei dolori; ha sete di
verità in mezzo agli inganni del mondo, di speranza nei lutti, di simpatia,
d'amore… Eppure, la felicità ci sfugge se tutto il nostro essere vi aspira con desiderio
intenso.
Lettore, tu hai sete; la tua anima ha sete. Fermati un istante;
sulla tua strada c'è una sorgente che ti può rinfrescare il cuore. Qualcuno che
ti ama ha pensato a te e ha messo sul sentiero della esistenza una fonte
d'acqua viva alla quale puoi dissetarti e attingere nuove forze. Questa
sorgente è la Parola di Dio, l'Evangelo. Essa parla di Gesù, il tuo Salvatore.
Ti fa conoscere il suo amore e quello che ha fatto per te. Anzi, attraverso
l'Evangelo è Lui stesso che ti parla, perché è vivo e presente vicino a te come
un amico; e non soltanto conosce i problemi che tu conosci che altri sanno di
te, ma conosce anche i tuoi drammi intimi, le tue aspirazioni profonde, quei
turbamenti e quei rimorsi di cui forse nemmeno tu ti rendi conto. Ascolta
l'invito del suo amore: "Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede
in me, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (Giovanni 7:37).
Devi fermarti, però. La corsa incessante della vita non lascia il
tempo per riflettere. La fonte è lì, e c'è anche una panca. Siediti, trova il
tempo per leggere questo Libro divino e bevi a lunghi sorsi. Ti troverai bene.
Molti, prima di te, stanchi persino della vita, si sono fermati e hanno bevuto
le acque pure e vivificanti della Parola di Dio, e hanno potuto riprendere il
cammino con nuove forze e con un entusiasmo nuovo. Il Signore Gesù è morto per
te, perché tu, confessando a Dio i tuoi peccati, possa ricevere il suo perdono
e avere la vita eterna; il peso più grande è così tolto; il peso del peccato
che grava come un macigno sulla coscienza di ogni uomo. Se lo lasci ai piedi
della croce ti liberi per sempre perché scopri che è Lui che lo ha portato
quando è morto al tuo posto sotto i colpi del castigo di Dio.
La scritta su quell'antica panca diceva: anche la tua borsa si
troverà bene. Per bere a una sorgente non c'è da pagare. Così è del dono
dell'amore di Dio, del suo perdono, della salvezza. Tutto è gratuito. Già un
antico profeta scriveva per bocca dell'Eterno: "O voi tutti che siete
assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro, venite, comprate,
mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte"
(Isaia 55:1). La sola
condizione richiesta perché un viaggiatore assetato possa beneficiare dei
vantaggi di una fontana è che si renda conto di aver sete e accetti di bere
finché la sete è tolta. Può sembrare fin troppo ovvio, ma è proprio quello che
Dio ti chiede, in questo momento. Riconosci di essere peccatore e di aver
bisogno di pace, e accetta il dono della salvezza che Dio ti offre avendo fede
in Cristo, nella sua morte e nella sua risurrezione. Per te è morto, e per te è
ora vivente nel cielo.
Le discussioni religiose e i ragionamenti umani non calmano la sete
dell'anima; anzi, la inardiscono sempre più. L'acqua che Dio offre è sempre
fresca e limpida, pura e salutare oggi come migliaia di anni fa, da quando Dio parlò
all'uomo e gli rivelò i suoi pensieri. Se hai sete, lettore, fermati qui; ti
troverai bene, in questa vita e per l'eternità.
In una notte tempestosa e fredda di
febbraio, un giovane di diciotto anni s'attardava in riva al fiume le cui acque
impetuose, ingrossate dalle recenti piogge, scorrevano tumultuosamente. Nemmeno
in una stagione più mite, il migliore dei nuotatori si sarebbe arrischiato ad avventurarsi
in una corrente d'una tale violenza, dai risucchi pericolosi.
Scoraggiato, disgustato della vita
e disgustato di sé stesso, Carlo aveva deciso di finirla con la vita e di
gettarsi nei flutti sperando trovarvi, con la morte, il riposo della sua anima
angosciata e oppressa.
Un duro combattimento avveniva
nella sua mente davanti a quel fiume infuriato. Egli ripassava tutta la sua
vita infelice, piena di pene e di dolori, con pochi momenti di gioia e poche
soddisfazioni. Carlo era ancora piccolo e già aveva perso il padre; dopo
qualche anno morirono anche il fratello e poi la sorella. Non gli rimaneva che
la madre, una madre, meravigliosa che aveva accettato tutto da parte di Dio, sopportato
tutto con sottomissione, senza un mormorio, senza un lamento.
A un certo punto udì la voce del
suo migliore amico:
"Andiamo, Carlo, vieni con me,
tu non hai nulla da fare qui, a quest'ora tarda".
"Lasciami", fu la
risposta. "La mia strada è chiara, e sé vuoi rendermi un servizio,
spingimi nell'acqua".
Ma dopo alcuni istanti d'esitazione,
Carlo lo segui. I due amici giunsero a casa dopo la mezzanotte, e l'amico non
gli fece il minimo rimprovero; soltanto lo guardò con amore e comprensione. Allora
Carlo scoppiò in lacrime e raccontò tutto ciò che motivava la terribile lotta
della sua anima ferita, stanca, scoraggiata.
L'amico allora apri la sua Bibbia e
gli parlò della grazia di Dio della colpevolezza dell'uomo del perdono dei
peccati, della lotta fra lo Spirito e la natura dell'uomo, ma soprattutto della
vittoria di Cristo alla croce, della Sua risurrezione, della Sua chiamata:
"Venite a me voi tutti che siete stanchi ed aggravati, e io vi darò riposo"
(Matteo 11:28). Poi,
inginocchiandosi, pregò per Carlo, implorando per lui la grazia di Dio.
All'alba, Carlo era un altro uomo,
felice e sereno: aveva risposto alla chiamata del Salvatore e aveva rimesso a Lui
il peso dei suoi problemi e delle sue sofferenze!
Gesù Cristo salva e libera. Salva dal Giudizio di Dio che
grava su ogni uomo a motivo del peccato, e libera l'anima oppressa dai sensi di
colpa, della paura, delle delusioni e dalle sofferenze morali. Credendo in Lui si
ha la certezza della vita eterna e una guida sicura nelle traversie della vita.
"Gesù Cristo ha dato Sé stesso
per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la
volontà del nostro Dio e Padre" (Galati 1:3-4).
"Egli è il vero Dio e la vita eterna"
(1 Giovanni 5:20).
"Il Padre ama il Figlio, e gli
ha dato ogni cosa in mano. Chi crede nel Figlio ha vita eterna" (Giovanni 3:35-36).
"Non angustiatevi di nulla, ma
in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio, in preghiere e suppliche…
e la pace di Dio… custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo
Gesù" (Filippesi 4:6-7).
L’uomo
è vissuto in una specie di simbiosi con il peccato e sembra non poterne fare a
meno è perciò che è così restio a essere libero. Preferisce ubbidire a delle
norme a delle prescrizioni possibilmente “elastiche” e poi le regole sono così
“pratiche” ed è probabile che questo sentimento gli provenga dalla sua
insicurezza.
Ti
ci ritrovi? Tu non hai nulla da offrire a Dio esattamente come uno schiavo non
ha nulla da offrire al suo liberatore. Chi è vissuto così a lungo nelle tenebre
morali non ha niente da offrire al Dio di luce. Se ti identifichi in tale
descrizione leggi la storia di quella donna che consapevole della sua malattia
che perdurava da anni fece una cosa straordinaria: “avendo
udito parlare di Gesù, venne dietro tra la folla e gli toccò la veste, perché
diceva: Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva. In quell'istante
la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da
quella malattia” Marco 5:27-29.
Non
è forse questo il senso della fede? Una convinzione che Dio può e una speranza
che lo farà. Non è complicato vero? La fede è credere che Dio è reale. Che
vuole intervenire nella tua vita e liberarti. La fede non è un'esperienza
mistica, una visione notturna o una voce nella foresta è la scelta di credere
che Colui che ha fatto tutto non vuole lasciare senza speranza la sua creatura,
così gli passa vicino portando salvezza, guarigione e aspetta solo che tu
allunghi la mano verso di Lui. Non lasciarti ingannare da tante dichiarazioni,
la fede non è credere che Dio farà quello che vuoi. La fede è credere che Dio
farà ciò che è giusto.
E
una volta liberati? Allora è necessario stare attenti. “Cristo
ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate
porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” Galati 5:1.
Questa
affermazione è forte: Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. È come se
avesse dato un taglio con il passato, con tutte le nostre insicurezze,
incertezze, paure e avesse gettato un fondamento unico straordinario fatto di
sicurezze e di verità.
Ora
siamo chiamati a vivere questa liberazione. Non è più il tempo dei dubbi delle
insicurezze, del camminare incerto. Non è positivo lo spettacolo dei credenti
che continuano a vivere la loro vita come “bambini
sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina” Efesi 4:14, oppure si accontentano soltanto di conoscere i
primi elementi Ebrei 5:12.
La
grazia è dunque questa disposizione del cuore di Dio che ha voluto fare tutto
per salvare l’uomo della situazione nella quale lo ha posto il peccato e la sua
disubbidienza, “Dio ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata una santa
chiamata, non ha motivo delle nostre opere, ma secondo il Suo proponimento e la
grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità” (2 Timoteo 1:9).
Dio non può essere preso alla sprovvista, per cui è “fin dall’eternità” che la
Sua grazia ci è stata fatta in Cristo Gesù prima ancora che noi fossimo creati
e cadessimo nel peccato.
La
manifestazione evidente di questa grazia di Dio è avvenuta il giorno della
morte di Cristo sulla croce del Calvario, e ogni volta che l’Evangelo è
annunciato questa grazia è offerta a chiunque crede.
Basata
sull’opera di Cristo che ha portato i nostri peccati nel Suo corpo sulla croce,
la grazia di Dio non contraddice per nulla né la Sua giustizia né la Sua
santità; anzi, essa testimonia della piena sufficienza di quest’opera e della
perfetta giustizia del Dio santo che ha fatto cadere il castigo contro il
peccato sul Suo stesso Figlio, quando si è caricato delle nostre colpe.
Molto
prima della venuta di Gesù, lo Spirito di Dio lasciava intuire agli uomini di
fede che la grazia un giorno sarebbe stata offerta all’umanità colpevole.
Elihu, nel racconto del libro di Giobbe, può dire al suo amico scoraggiato e
sofferente:
“Se,
presso di lui (l’uomo), c’è un angelo, un interprete… che mostri all’uomo il
suo dovere, Dio ha pietà di lui e dice: “Risparmialo, che non scenda nella
fossa! Ho trovato il suo riscatto” (Giobbe 33:23-24). Questo interprete, questo
“angelo”, è una figura del Signore Gesù. Persino nel momento in cui ha dato la
legge, l’Eterno ha proclamato davanti a Mosè: “Il Signore! Il Signore! Il Dio
misericordioso e pietoso, lento all’ira, e ricco in benignità e fedeltà… che perdona
l’iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non terrà il colpevole per
innocente” (Esodo 34:6).
La
grazia è dunque uno dei carattere di Dio stesso, carattere che ha trovato nel peccato
dell’uomo l’occasione per manifestarsi.
“E’
per grazie che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, è
il dono di Dio” (Efesini 2:8
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