Grazia e verità




«Non mi resta che il rimpianto…»   

Il principe di Bismarck fu uno dei principi artefici della potenza tedesca del secolo scorso. Eppure, arrivato alla fine dei suoi giorni, facendo il riepilogo della sua esistenza disse queste parole: «Nessuno mi ama per tutto quello che ho fatto. Non ho reso felice nessuno, né me stesso, né i miei famigliari, né i miei amici; nessuno. Senza di me non ci sarebbe state tre guerre. Non sarebbe morti decine di migliaia di giovani; non avrei fatto scendere il lutto e il dolore in decine di migliaia di famigli. Non mi resta che il rimpianto della gioia che ho perso e del male che ho fatto. La poca gioia che i miei successi mi hanno procurato l'ho pagato con una vita di preoccupazioni, di contrarietà e di pena…».

Questa confessione è sorprendente in bocca al «cancelliere di ferro», un uomo che godette di un prestigio mondiale. Nei suoi trentasei anni di vita politica si era dato anima e corpo per uno scopo che riteneva nobile e grandioso: una Germania unita e forte; e l'aveva ottenuto. Ma alla fine si era reso conto che, se era riuscito ad esaltare l'orgoglio dei suoi concittadini, non era però riuscito ad accrescere la loro felicità. Riassumendo il giudizio che egli stesso portò sul proprio operato, potremmo dire: Non amò, non fu amato, seminò l'infelicità.

I grandi di questo mondo! Il movente di tante loro imprese, che spesso sono definite gloriose, non è che la sete di potere, l'ambizione, la gloria, il denaro. Più o meno mascherata, la «superbia della vita», come la Bibbia la chiama, è alla radice di tanti successi umani. Che differenza col più grande Uomo che sia mai esistito, Gesù Cristo! Egli, che è Dio, amò la sua creatura come solo Dio poteva amarla. Pur essendo il creatore dei mondi, Colui che ha fatto con tanta perfezione e bellezza la natura che ci circonda e che ne ha stabilito le leggi, ha accettato di prendere un corpo di uomo per potere liberare noi dalle conseguenze inevitabili ed eterne del nostro peccato e della nostra disubbidienza. Gesù Cristo non ha cercato la propria gloria, pur avendone tutti i diritti; anzi ha accettato il disprezzo e il rifiuto della sua creatura. Non ha fatto guerre, ma ha soccorso gli infelici, guarito i malati, sostenuto i deboli, difeso gli oppressi. Nelle sue parole e nei suoi atti ci ha fatto capire che «Dio è amore». Alla fine, come prova suprema, ha accettato di morire sulla croce, prendendo su di sé il peso dei nostri peccati. La sua sofferenza è stata per amore per noi; il castigo di Dio che Lui ha ricevuto sulla croce era quello che noi meritato.

Bismark era consapevole di non aver dato la felicità a nessuno; l'unità e l'orgoglio nazionale erano stati raggiunti al caro prezzo di innumerevoli sofferenze, non tanto sue ma specialmente degli altri. Il Signore Gesù aveva come unico movente l'amore infinito per la sua creatura decadute, per quest'umanità corrotta e peccatrice. Il suo scopo era non di stimolarne l'orgoglio, ma di produrre nei cuori e nelle coscienze la consapevolezza del peccato e quindi il pentimento, l'umiliazione, la rinuncia al male. Per ottenere questo, si è umiliato Lui, scendendo dal cielo alla terra e facendosi uomo; si è abbassato fino al punto di accettare l'obbrobrio da parte degli uomini; e poiché il risultato della sua opera implicava la più grande sofferenza, Egli l'ha accettata; ha sofferto Lui la morte della croce per liberare noi dalla sofferenza eterna, conseguenza del giusto castigo di Dio.

«Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Giovanni 14:1).

«chiunque crede anche in Lui riceve il perdono dei peccati (Atti 10:43).

Chi non onora il Figlio non onora il Padre che l'ha mandato. Chi ascolta mia parola e crede in Colui che mi ha mandato ha vita eterna; e non viene in giudizio ma è passato dalla morta alla vita» (Giovanni 5:24).

Era un falso!

"L'uomo guarda all'apparenza, ma il Signore guarda al cuore" (1 Samuele 16:7).

Da molti anni una tela era appesa in sala da pranzo. Era attribuita al famoso pittore fiammingo Rubens, quindi il suo valore era enorme.

Poi arrivò la guerra con le sue privazioni, e si decise di vendere il quadro. Un esperto inviato per stimarne il valore, lo ispezionò accuratamente poi scosse la testa: "Non ne ricaverete granché; purtroppo è soltanto una copia"! Per tanti anni molti erano stati tratti in inganno, ma l'occhio dell'esperto non si era sbagliato e aveva scoperto la frode.

Molti uomini e donne, soprattutto nelle nostre società occidentali, si dicono cristiani e passano come tali agli occhi del loro simili. Se ne fanno anche vanto e sono pronti a difendere la loro appartenenza a questa religione. Ma la vera questione è sapere se portano (e se noi portiamo) questo nome, che significa "discepoli di Cristo", a giusto titolo.

Giuda era uno dei dodici discepoli, ma non era un vero discepolo. Seguiva il Signore insieme agli altri, udiva i Suoi discorsi, vedeva i miracoli che compiva, ma non credeva veramente in Lui. Inoltre, il Vangelo ci dice che era un "ladro" e che, "tenendo la borsa, ne portava via quando quello che si metteva dentro" (Giovanni 12:6). Quando è arrivato il momento opportuno, per trenta denari ha tradito Gesù!

Io posso avere una vita onesta e una buona moralità, posso frequentare la chiesa, osservarne i riti, ma se non ho riconosciuto davanti a Dio che sono un peccatore, degno del Suo giudizio, e se non ho accettato la salvezza che Egli offre mediate la fede nel Suo Figlio morto sulla croce, non sono altro che un cristiano falso.

L'apostolo Paolo era molto chiaro quando predicava il Vangelo. Un giorno, discorrendo con degli Ateniesi, disse:

"Dio ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo si ravvedano, perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia" Atti 17:30).

Possiamo ingannare gli altri e ingannare anche noi stessi, ma c'è un "esperto che non commette errori e che conosce il fondo dei cuori. Questo esperto è il Signore Gesù Cristo, Colui che dovrà giudicare il mondo e ogni singolo essere umano. Infatti, il discorso di Paolo prosegue così:

"Dio ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell'Uomo ch'Egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti risuscitando dai morti" (v.31).

Il giorno verrà in cui sarà emesso un verdetto definitivo. Allora, quelli che portano a giusto titolo il nome di Cristo saranno ammessi nella felicità della Sua presenza eterna, e gli altri non vi troveranno posto. Finché la pazienza di Dio dura, che ciascun cristiano s'interroghi sulla realtà del nome che porta! Dio vede la realtà, non apparenza. Dio legge nei nostri cuori e non si lascia ingannare. Fate attenzione!

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e fatto in nome tuo opere potenti? Allora dichiarerò loro non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori" (Matteo 7:21-23).

La tua vita ha un senso?

Abbiamo avuto occasione di leggere su un noto quotidiano francese, nella rubrica «La vita scientifica», la seguente dichiarazione:

«La scienza resta impotente davanti al mistero della vita che ossessiona l'uomo fin dai tempi antico. Da dove proviene la vita? È un processo evolutivo chimico, naturale e inevitabile, nel quale le tessere di questo straordinario mosaico della vita si sono riuniti poco per volta, oppure c'è un intervento divino? Fino ad oggi nessuno ha potuto dare una risposta scientifica».

Una tale affermazione è davvero deludente. La scienza esplora lo spazio e fa delle prodigiose scoperte in ogni campo dell'universo… ha portato l'uomo sulla luna e conosce sempre meglio il nostro sistema solare… spiega la luce che ci arriva dalle galassie più lontane; e può anche modificare il codice genetico delle cellule, a aprire gli occhi su dei mondi meravigliosi e di una complessità stupenda… Nonostante questo ci lascia senza risposte di fronte a domande semplici e logico che ogni essere umano si pone: Perché sono sulla terra? Qual è la vera origine di tutto ciò che esiste?

Non ho scelto io di nascere in questo mondo, eppure ci sono! In fin dei conti, perché sono nato? Chi sono? Qual è il senso della mia vita? Ho una missione da compiere? Queste domande, che soltanto esseri ragionevoli possono porsi, sono molto serie. Abbiamo una sola vita da vivere e dopo possiamo tornare indietro!

Dove scoprire il senso della vita?

Benché scritta nel corso di 1600 anni e da una quarantina di autori diversi, LA BIBBIA ci mostra un'unità di pensiero straordinaria. Le sue diverse parti si completano armoniosamente per rivelarci un piano grandioso, che nessun essere umano poteva concepire. La Bibbia è parola di Dio, è la rivelazione di Dio a noi uomini, come una lettera che ci ha inviato, come un manuale di «istruzioni d'uso» per la nostra vita. Tutti coloro che hanno accettato il suo messaggio rimpiangono di non averlo conosciuto prima; quanto tempo sciupato altrove ciò che hanno trovato nella Bibbia!

Essa incomincia con questa semplice frase: «Nel principio Dio creo i cieli e la terra». Se la scienza esplora il cosmo, la Bibbia ci rivela il Creatore del cosmo. Ci rivela pure le nostre origini e il nostro destino e la donna furono creati ad immagine di Dio e con uno scopo preciso. Leggendola scopriamo il piano fantastico che il Dio Creatore ha per noi. Lettore, tu sei un essere unico; non c'è nessuno sulla terra esattamente come te; Dio si interessa di te personalmente, ti ama, vorrebbe riempire la tua vita d'una gioia completamente nuova, darle il suo vero senso.

Un massaggio unico

Milioni d'uomini e di donne hanno fatto questo «incontro» con il loro Creatore e sono diventati dei cristiani autentici. A tutti quelli che cercano un senso per la loro vita, che cercano «la verità», Gesù Cristo risponde oggi come ieri: «Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Evangelo di Giovanni cap. 14 v.6). chi potrebbe restare indifferente di fronte all'insegnamento di questo Uomo che era nientemeno che il Figlio di Dio venuto sulla terra? Chi non si sentirebbe a disagio leggendo nel Vangelo il racconto della sua vita risplendente di devozione? Dopo avere dato un insegnamento del più alto valore morale, dopo essere passato di luogo in luogo facendo del bene, Egli ha dato volontariamente la Sua vita sulla croce.

Questo dono era indispensabile perché noi potessimo essere slavati; è la suprema manifestazione dell'amore divino. Infatti, ciò che ci separa da Dio, questa barriera innalzata delle nostre colpe delle nostre disubbidienze, deve essere abbattute. Gesù Cristo, il solo giusto, ha accettato di subire la punizione che noi meritavamo! È stato colpito Lui, il solo giusto per noi ingiusti, affinché Dio potesse ora giustamente riceverci. Dio ha accettato il sacrificio del suo Figlio, dandone una prova certa risuscitando dai morti.

In base all'opera compiuta da Gesù Cristo tu puoi avere una relazione con Dio, e scoprire così il senso della tua vita. Oggi Dio ti tende la mano, vorrebbe guidarti e renderti felice. Con certezza Gesù Cristo ha affermato a quelli che lo ascoltano:

«Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morta alla vita» (Evangelo di Giovanni cap. 5 v.24).

Sì, vivere con Gesù è vivere davvero!

La ricevuta dell'esattore

Mi trovavo all'ufficio dell'Esattoria per pagare l'ultima rata di un'imposta, e mentre l'impiegato mi porgeva la ricevuta quietanzato gli disse:

- È un sollievo non dovere niente a nessuno.

- Giusto, commentò l'impiegato, ma sono pochi quelli che possono dire così!

- Io posso dirlo. Non devo una lira a nessuno. Ma soprattutto, non ho più nessun debito con Dio per quanto riguarda le mie colpe. Gli devo un'eternità di lode e di ringraziamento perché mi ha perdonato tutto! Prima avevo un grande debito verso la giustizia divina a causa dei miei peccati, ma mi è stato condonato. È così anche per lei?

- Credo di poter dire di sì.

- E in cosa consiste la sua quietanza?

- Ho la speranza che Dio, buono com'è, vorrà un giorno perdonare tutti gli uomini, e quindi anche me.

- Questo non basta, gli risposi. Avete una speranza non vale niente come ricevuta, e nemmeno avere delle convinzioni personali. Io ad esempio, ho la convinzione di aver pagato; Ma sé non prendessi la ricevuta e un altro impiegato mi chiedesse di pagare, io non potrei dimostrare niente. In tribunale non servirebbe a nulla che io dicessi: Ho la convinzione di avere pagato. Devo poterlo dimostrare. Vede la differenza che c'è fra la somma che ho versato e la ricevuta che lei mi ha rilasciato? La somma versata soddisfa lei, ma la ricevuta soddisfa me. Io posso uscire da questo ufficio con anima tranquillo perché ho la prova incontestabile che ho pagato il dovuto, e la sicurezza che nessuno potrà pretendere un nuovo pagamento.

L'impiegato era incuriosito delle mie argomentazioni e intuiva che volevo parlare del sacrificio di Cristo e della fede in Lui.

- Penso quindi, disse con l'aria di chi ha trovato la soluzione al problema, che la morte di Cristo sia la ricevuta.

- Non esattamente, aggiunsi. Il sangue di Cristo versato sulla croce ha, è vero, pagato il nostro debito. Di tutti i nostri peccati, delle nostre colpe, delle offese che abbiamo arrecato alla gloria di Dio, degli insulti alla sua santità, delle trasgressioni ai suoi ordini, si è fatto Lui responsabile davanti a Dio e ne ha subito volontariamente il terribile castigo. Cristo ha preso il nostro posto sotto il giudizio di Dio. È morto per amore per noi. È stato fatto peccato per noi, ha accettato di essere condannato Lui perché noi fossimo giusti davanti a Dio, degni della Sua santa presenza.

Ma ora, in cosa consiste la nostra ricevuta? Essa sta nel Cristo risuscitato e glorificato nel cielo, alla destra di Dio! Questa è la garanzia che i nostri peccati sono veramente cancellati. Dio è stato soddisfatto della morte del suo Figlio. Il suo sangue versato, la sua vita offerta, è stato sufficiente a saldare il nostro debito. Se abbiamo fede in Lui, nel suo sacrificio d'amore e nella sua risurrezione dai morti, i nostri peccati sono perdonati per sempre.

Gesù Cristo «è stato dato a causa delle nostre offese ed è risuscitato per la nostra giustificazione (Romani 4:25). Ecco la ricevuta! Nessuna accusa può esserci mossa da parte di nessuno.

«Non v'è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Romani 8:1). «Chi accuserà il eletti di Dio? Dio è quello che li giustifica. Chi sarà che li condanni? Cristo Gesù è quel che è morto, e più che questo è risuscitato; ed è alla destra di Dio ed anche intercede per noi… Io sono persuaso che né vita, né morte né angeli, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separaci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore»! (Romani 8:33-39).

Lettore, è questo il fondamento della tua fede?

L'Evangelo all'epoca del digitale

Non è soltanto adesso che il mondo è agitato. In ogni tempo vi sono state migrazioni, rivoluzioni, ma anche scoperte e grandi correnti d'idee che hanno avuto le loro ripercussioni sulla mentalità e sul genere di vita dei nostri padri. Ma attualmente non si tratta più di una trasformazione lenta e progressiva: il ritmo del "progresso" si è enormemente accelerato. Il termine evoluzione non basta più per definirlo; si sarebbe piuttosto tentati di parlare di sconvolgimenti, di convulsioni, di metamorfosi totale…

Non pretendiamo certo di spiegare il mistero che sottende a questo grande e rapido progresso, ma piuttosto di riflettere su cosa è diventato l'uomo in questa nostra civiltà.

Viene da chiedersi se davvero il progresso è fatto per l'uomo, questo essere sempre più disorientato e sperduto in un mondo in così veloce trasformazione.

Consideriamo il corpo umano. Il progresso ha imposto condizioni di vita sempre più contro natura: si cammina sempre meno perché si è trasportati; chi vuole avere un impiego deve assomigliare quanto più possibile ad un macchinario, un macchinario sempre più preciso e sofisticato…

E l'animo umano si è forse evoluto? No. Il progresso opprime l'anima ancora più del corpo. La nutre di opinioni fatte, di esempi depravati, di letture e spettacoli malsani. Lo avvilisce indebolendo le nozioni di pudore, rispetto, famiglia, lavoro, onore. Le impone la moda, la tratta da incapace, la deride con gli slogans, e finisce per farla scivolare ai bassi livelli morali.

Ma l'anima, in sé stessa, è esattamente come quella dei nostri antenati, un'anima che in fondo ha paura di questo mondo, ed ha anche paura di Dio che sa di dover un giorno incontrarlo e al quale dovrà rendere conto di ogni azione, parole, pensiero.

Perché, allora, cercare di modernizzare il messaggio cristiano? L'Evangelo non passa di moda. È il messaggio più attuale che ci sia, poiché annunzia notizie angosciose per il mondo, ma meravigliose per il vero cristiano. Perché travisare la santa ed eterna Parola di Dio? Perché dire delle falsità come: "Basta essere sinceri, poco importa quel che si crede"?

È la fede nel sacrificio di Cristo che ci dà la vita eterna; è l'ubbidienza a Lui che bisogna praticare. Perché cercare di far concorrenza al mondo organizzando spettacoli e radunando le persone per intrattenerle su argomenti profani?

Nulla vi è in queste cose che risponde ai bisogni di un'anima ancora nelle tenebre e che cerca la pace. Lasciamo che il mondo segua il suo andazzo. Condotto dallo spirito del male il mondo si affretta verso il giudizio di Dio e la distruzione.

Dio ci ama, ma non potendoci introdurre nel cielo in quanto peccatori, ha dato il proprio Figlio, Gesù, e lo ha sottoposto al Suo castigo al nostro posto. Ora noi vogliamo dire all'uomo perduto che vi è per lui un Salvatore, e uno solo: Gesù Cristo. Lui solo ha il diritto e il potere di salvare quelli che si pentono dei loro peccati e credono in Lui, e di dare loro un posto nel cielo per l'eternità. Li lascia nel mondo, ma il mondo non ha più influenza su di loro, perché "chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?" (1 Giovanni 5:5).

Se hai sete fermati qui

In una calda giornata d'estate camminavo sui pendii di una collina in una strada piena di sole quando vidi una vecchia fontana con una rustica panca. Sulla panca c'era scritto:
se hai sete fermati qui;
ti troverai bene tu… e anche la tua borsa!
Molti passanti affaticati e assetati hanno gustato gli effetti salutari e benefici di una sosta presso quella fontana prima di riprendere il cammino. Anche per noi è un po' così. La vita è un faticoso viaggio durante il quale, stanchi e spesso avviliti dalle difficoltà, gemiamo come oppressi da pesi troppo grandi. Eppure dobbiamo andare avanti. Non ci si può fermare. Ci vuole solo un po' di forza e di gioia, un po' di coraggio per non perdersi d'animo. Chi ce lo può dare? La nostra anima ha sete: sete di riposo nelle fatiche d'ogni giorno, di pace nelle lotte, di gioia nei dolori; ha sete di verità in mezzo agli inganni del mondo, di speranza nei lutti, di simpatia, d'amore… Eppure, la felicità ci sfugge se tutto il nostro essere vi aspira con desiderio intenso.
Lettore, tu hai sete; la tua anima ha sete. Fermati un istante; sulla tua strada c'è una sorgente che ti può rinfrescare il cuore. Qualcuno che ti ama ha pensato a te e ha messo sul sentiero della esistenza una fonte d'acqua viva alla quale puoi dissetarti e attingere nuove forze. Questa sorgente è la Parola di Dio, l'Evangelo. Essa parla di Gesù, il tuo Salvatore. Ti fa conoscere il suo amore e quello che ha fatto per te. Anzi, attraverso l'Evangelo è Lui stesso che ti parla, perché è vivo e presente vicino a te come un amico; e non soltanto conosce i problemi che tu conosci che altri sanno di te, ma conosce anche i tuoi drammi intimi, le tue aspirazioni profonde, quei turbamenti e quei rimorsi di cui forse nemmeno tu ti rendi conto. Ascolta l'invito del suo amore: "Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (Giovanni 7:37).
Devi fermarti, però. La corsa incessante della vita non lascia il tempo per riflettere. La fonte è lì, e c'è anche una panca. Siediti, trova il tempo per leggere questo Libro divino e bevi a lunghi sorsi. Ti troverai bene. Molti, prima di te, stanchi persino della vita, si sono fermati e hanno bevuto le acque pure e vivificanti della Parola di Dio, e hanno potuto riprendere il cammino con nuove forze e con un entusiasmo nuovo. Il Signore Gesù è morto per te, perché tu, confessando a Dio i tuoi peccati, possa ricevere il suo perdono e avere la vita eterna; il peso più grande è così tolto; il peso del peccato che grava come un macigno sulla coscienza di ogni uomo. Se lo lasci ai piedi della croce ti liberi per sempre perché scopri che è Lui che lo ha portato quando è morto al tuo posto sotto i colpi del castigo di Dio.
La scritta su quell'antica panca diceva: anche la tua borsa si troverà bene. Per bere a una sorgente non c'è da pagare. Così è del dono dell'amore di Dio, del suo perdono, della salvezza. Tutto è gratuito. Già un antico profeta scriveva per bocca dell'Eterno: "O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro, venite, comprate, mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte" (Isaia 55:1). La sola condizione richiesta perché un viaggiatore assetato possa beneficiare dei vantaggi di una fontana è che si renda conto di aver sete e accetti di bere finché la sete è tolta. Può sembrare fin troppo ovvio, ma è proprio quello che Dio ti chiede, in questo momento. Riconosci di essere peccatore e di aver bisogno di pace, e accetta il dono della salvezza che Dio ti offre avendo fede in Cristo, nella sua morte e nella sua risurrezione. Per te è morto, e per te è ora vivente nel cielo.

Le discussioni religiose e i ragionamenti umani non calmano la sete dell'anima; anzi, la inardiscono sempre più. L'acqua che Dio offre è sempre fresca e limpida, pura e salutare oggi come migliaia di anni fa, da quando Dio parlò all'uomo e gli rivelò i suoi pensieri. Se hai sete, lettore, fermati qui; ti troverai bene, in questa vita e per l'eternità.

Preferiva morire

In una notte tempestosa e fredda di febbraio, un giovane di diciotto anni s'attardava in riva al fiume le cui acque impetuose, ingrossate dalle recenti piogge, scorrevano tumultuosamente. Nemmeno in una stagione più mite, il migliore dei nuotatori si sarebbe arrischiato ad avventurarsi in una corrente d'una tale violenza, dai risucchi pericolosi.
Scoraggiato, disgustato della vita e disgustato di sé stesso, Carlo aveva deciso di finirla con la vita e di gettarsi nei flutti sperando trovarvi, con la morte, il riposo della sua anima angosciata e oppressa.
Un duro combattimento avveniva nella sua mente davanti a quel fiume infuriato. Egli ripassava tutta la sua vita infelice, piena di pene e di dolori, con pochi momenti di gioia e poche soddisfazioni. Carlo era ancora piccolo e già aveva perso il padre; dopo qualche anno morirono anche il fratello e poi la sorella. Non gli rimaneva che la madre, una madre, meravigliosa che aveva accettato tutto da parte di Dio, sopportato tutto con sottomissione, senza un mormorio, senza un lamento.
A un certo punto udì la voce del suo migliore amico:
"Andiamo, Carlo, vieni con me, tu non hai nulla da fare qui, a quest'ora tarda".
"Lasciami", fu la risposta. "La mia strada è chiara, e sé vuoi rendermi un servizio, spingimi nell'acqua".
Ma dopo alcuni istanti d'esitazione, Carlo lo segui. I due amici giunsero a casa dopo la mezzanotte, e l'amico non gli fece il minimo rimprovero; soltanto lo guardò con amore e comprensione. Allora Carlo scoppiò in lacrime e raccontò tutto ciò che motivava la terribile lotta della sua anima ferita, stanca, scoraggiata.
L'amico allora apri la sua Bibbia e gli parlò della grazia di Dio della colpevolezza dell'uomo del perdono dei peccati, della lotta fra lo Spirito e la natura dell'uomo, ma soprattutto della vittoria di Cristo alla croce, della Sua risurrezione, della Sua chiamata: "Venite a me voi tutti che siete stanchi ed aggravati, e io vi darò riposo" (Matteo 11:28). Poi, inginocchiandosi, pregò per Carlo, implorando per lui la grazia di Dio.
All'alba, Carlo era un altro uomo, felice e sereno: aveva risposto alla chiamata del Salvatore e aveva rimesso a Lui il peso dei suoi problemi e delle sue sofferenze!
Gesù Cristo salva e libera. Salva dal Giudizio di Dio che grava su ogni uomo a motivo del peccato, e libera l'anima oppressa dai sensi di colpa, della paura, delle delusioni e dalle sofferenze morali. Credendo in Lui si ha la certezza della vita eterna e una guida sicura nelle traversie della vita.
"Gesù Cristo ha dato Sé stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre" (Galati 1:3-4).
"Egli è il vero Dio e la vita eterna" (1 Giovanni 5:20).
"Il Padre ama il Figlio, e gli ha dato ogni cosa in mano. Chi crede nel Figlio ha vita eterna" (Giovanni 3:35-36).
"Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio, in preghiere e suppliche… e la pace di Dio… custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Filippesi 4:6-7).


Liberati

Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” Giovanni 8:36.
L’uomo è vissuto in una specie di simbiosi con il peccato e sembra non poterne fare a meno è perciò che è così restio a essere libero. Preferisce ubbidire a delle norme a delle prescrizioni possibilmente “elastiche” e poi le regole sono così “pratiche” ed è probabile che questo sentimento gli provenga dalla sua insicurezza.
Ti ci ritrovi? Tu non hai nulla da offrire a Dio esattamente come uno schiavo non ha nulla da offrire al suo liberatore. Chi è vissuto così a lungo nelle tenebre morali non ha niente da offrire al Dio di luce. Se ti identifichi in tale descrizione leggi la storia di quella donna che consapevole della sua malattia che perdurava da anni fece una cosa straordinaria: “avendo udito parlare di Gesù, venne dietro tra la folla e gli toccò la veste, perché diceva: Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva. In quell'istante la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia” Marco 5:27-29.
Non è forse questo il senso della fede? Una convinzione che Dio può e una speranza che lo farà. Non è complicato vero? La fede è credere che Dio è reale. Che vuole intervenire nella tua vita e liberarti. La fede non è un'esperienza mistica, una visione notturna o una voce nella foresta è la scelta di credere che Colui che ha fatto tutto non vuole lasciare senza speranza la sua creatura, così gli passa vicino portando salvezza, guarigione e aspetta solo che tu allunghi la mano verso di Lui. Non lasciarti ingannare da tante dichiarazioni, la fede non è credere che Dio farà quello che vuoi. La fede è credere che Dio farà ciò che è giusto.
E una volta liberati? Allora è necessario stare attenti. “Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” Galati 5:1.
Questa affermazione è forte: Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. È come se avesse dato un taglio con il passato, con tutte le nostre insicurezze, incertezze, paure e avesse gettato un fondamento unico straordinario fatto di sicurezze e di verità.

Ora siamo chiamati a vivere questa liberazione. Non è più il tempo dei dubbi delle insicurezze, del camminare incerto. Non è positivo lo spettacolo dei credenti che continuano a vivere la loro vita come “bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina” Efesi 4:14, oppure si accontentano soltanto di conoscere i primi elementi Ebrei 5:12.

La grazia di Dio fin dall’eternità




La manifestazione evidente di questa grazia di Dio è avvenuta il giorno della morte di Cristo sulla croce del Calvario, e ogni volta che l’Evangelo è annunciato questa grazia è offerta a chiunque crede.
Basata sull’opera di Cristo che ha portato i nostri peccati nel Suo corpo sulla croce, la grazia di Dio non contraddice per nulla né la Sua giustizia né la Sua santità; anzi, essa testimonia della piena sufficienza di quest’opera e della perfetta giustizia del Dio santo che ha fatto cadere il castigo contro il peccato sul Suo stesso Figlio, quando si è caricato delle nostre colpe.
Molto prima della venuta di Gesù, lo Spirito di Dio lasciava intuire agli uomini di fede che la grazia un giorno sarebbe stata offerta all’umanità colpevole. Elihu, nel racconto del libro di Giobbe, può dire al suo amico scoraggiato e sofferente:
“Se, presso di lui (l’uomo), c’è un angelo, un interprete… che mostri all’uomo il suo dovere, Dio ha pietà di lui e dice: “Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto” (Giobbe 33:23-24). Questo interprete, questo “angelo”, è una figura del Signore Gesù. Persino nel momento in cui ha dato la legge, l’Eterno ha proclamato davanti a Mosè: “Il Signore! Il Signore! Il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, e ricco in benignità e fedeltà… che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non terrà il colpevole per innocente” (Esodo 34:6).
La grazia è dunque uno dei carattere di Dio stesso, carattere che ha trovato nel peccato dell’uomo l’occasione per manifestarsi.
“E’ per grazie che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (Efesini 2:8

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