I profeti e le loro profezie Geremia
I profeti e le loro profezie
Geremia (2)
DANIELE
CALAMAI·LUNEDÌ 18 GENNAIO 2021·
“Poi la parola del SIGNORE mi fu
rivolta in questi termini: “Geremia, che cosa vedi?”. Io risposi: “Vedo un ramo
di mandorlo”. E il SIGNORE mi disse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla
mia parola per mandarla ad effetto”. La parola del SIGNORE mi fu rivolta per la
seconda volta: “Che cosa vedi?” Io risposi: “Vedo una gran pentola che bolle e
ha la bocca rivolta dal settentrione in qua”. E il SIGNORE mi disse: “Dal
settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese” (Geremia 1:11-14)
L’Eterno aveva rassicurato
Geremia, il giovane profeta, al quale aveva messo le Sue parole nella bocca ma,
prima di iniziare a servirsi di lui come Suo profeta, Dio lo esamina. Anche
oggi ha ugualmente i mezzi per mettere noi alla prova.
Dio veglia sulla Sua parola per
eseguirla e questa è la prima cosa che Geremia doveva imparare. Tutti i
messaggi di Dio devono essere convincenti. Il nostro Dio è un Dio che non può
mentire. È questo che la Scrittura afferma: “Dio non è un uomo, da poter
mentire” (Numeri 23:19), “…la vita eterna promessa prima di tutti
i secoli da Dio, che non può mentire” (Tito 1:2), “due cose
immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito” (Ebrei 6:18).
Le parole che il profeta annuncia da parte di Dio non sono dei semplici
vocaboli. Se la Parola di Dio ha spesso prodotto subito il suo effetto, sono
occorsi dei secoli perché queste cose si compissero. Certe cose che Dio ci ha
dette non vedranno la loro realizzazione che nel futuro, ma non c’è “neppure
un iota o un apice” (Matteo 5:18) sul quale non possiamo contare con
piena certezza. Dio si fa garante della Sua Parola ed eseguirà tutto quello che
ha detto o promesso.
Dall’inizio del suo ministero
profetico, Geremia ha saputo perché il giudizio di Dio si sarebbe abbattuto sul
suo popolo ed ha appreso da dove sarebbe arrivato. Giosia, il re di Giuda, è
morto cercando di impedire a Neco, il Faraone d’Egitto, di perseguire i suoi
scopi politici, ma Dio ha mostrato, in modo evidente, che il pericolo non
veniva da sud (l’Egitto lo è per Israele) ma dal nord dove si trovano l’Assiria
e Babilonia. Il re Giosia stesso ha cercato l’Eterno ed ha fatto quello che è
giusto ai Suoi occhi: ha voluto riportare Giuda all’Eterno. Malauguratamente il
cuore del popolo non era con il re in questo ritorno verso Dio. Gli uomini di
Giuda avevano abbandonato l’Eterno e si erano rivolti verso gli idoli.
(Segue)
I profeti e le loro profezie Geremia (1)
“La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni”. Io risposi: “Ahimè, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo”. Ma il SIGNORE mi disse: “Non dire: "Sono un ragazzo", perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò. Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE” (Geremia 1:4-8)
All’inizio del suo libro, noi
leggiamo che la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia durante gli ultimi
quaranta anni del regno di Giuda. Nei capitoli 43 e 44, Dio si serve ancora di
lui quando è in Egitto dove è stato costretto a fuggire con qualcuno dei Giudei
che continuavano a disobbedire a Dio. La sua vita è stata una vita di servizio
fedele verso l’Eterno, ma è stata, allo stesso tempo, una successione di tristi
esperienze in mezzo ad un popolo che rifiutava costantemente di fare attenzione
ai messaggi che Dio dava per mezzo del Suo profeta. Non c’è niente di eclatante
nel fatto che Geremia sia stato chiamato: il profeta che piange.
Geremia era anche sacerdote oltre
che profeta e, per questo, la sua vita è stata minacciata più volte dai suoi
compatrioti disobbedienti. Sotto l’aspetto umano aveva tutte le ragioni di
temere per la sua vita e la sua sicurezza ma, dalla sua chiamata, quando non era
ancora che un giovane uomo, Dio gli ha dato l’assicurazione che sarebbe stato
sempre con lui. “Essi ti faranno la
guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti”, leggiamo al (v.19) del
primo capitolo. Che incoraggiamento dato da Dio al Suo giovane servitore!
Noi, praticamente, viviamo alla
fine del periodo della grazia di Dio. Il giudizio si avvicina rapidamente. La
cristianità si ribella sempre più contro la Parola. Che vi siano dei giovani
uomini e delle giovani donne che resistano a questa marea di male e si tengano
fermi per Dio.
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